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  • 14/11/2006 Via libera ai 40 spinelli per uso personale. Don Mazzi: non si combatte così la droga (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

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    Detto, fatto. A luglio, il ministro della salute Livia Turco aveva annunciato di voler raddoppiare il quantitativo massimo di cannabis, detenibile ad uso esclusivamente personale. Ieri, è arrivato il decreto ministeriale.

    Detto, fatto. A luglio, il ministro della salute Livia Turco aveva annunciato di voler raddoppiare il quantitativo massimo di cannabis, detenibile ad uso esclusivamente personale. Ieri, si è passati ai fatti con un decreto ministeriale emanato di concerto con il ministro della solidarietà, Paolo Ferrero, che modifica le tabelle previste della legge Fini-Giovanardi. Non più una soglia di 500 milligrammi per definire il passaggio da uso personale allo spaccio, ma 1000 milligrammi, un valore equivalente a circa 40 spinelli. Chi verrà trovato con un numero simile di cartine, quindi, sarà considerato un semplice consumatore di cannabis e in quanto tale, potrà essere oggetto solo di sanzioni amministrative, senza incorrere nella presunzione di spaccio e nei provvedimenti punitivi (arresto e carcere) previsti dalla legge.

    "In attesa del provvedimento di riforma della legge Fini-Giovanardi, che resta nostro obiettivo modificare profondamente come previsto dal programma di governo, - spiega il ministro Livia Turco - ho ritenuto di intervenire per far sì che migliaia di giovani non debbano varcare le soglie del carcere o essere vittime di un procedimento penale per aver fumato uno spinello, come sta purtroppo avvenendo ora, a seguito della legge del centro destra. Con ciò - ha continuato il Ministro - non si intende liberalizzare l'uso della cannabis ma, molto più responsabilmente, far rientrare tali comportamenti nocivi per la salute tra gli atti da prevenire e non da reprimere con pene che possono arrivare fino al carcere”. E ancora: “Il problema della droga, è bene sottolinearlo ancora una volta, sta nell'illegalità diffusa attorno al traffico e al commercio e non nel consumo individuale, contro il quale non servono né il carcere nei i ricoveri coatti”.

    Le parole del ministro sono state accolte con commenti positivi da numerosi esponenti della maggioranza (tranne l’Italia dei Valori) e dalle critiche feroci del centrodestra. Dialettica politica piuttosto scontata, che tuttavia non cancella i termini del problema. Perché ragionare su ricette e soluzioni alternative è compito di una democrazia, così come è lecita la perplessità di fronte all’affermazione di un principio, secondo cui chi possiede 40 spinelli è considerato un semplice consumatore. È la stessa inquietudine di chi la droga la conosce bene e la combatte ogni giorno, come don Antonio Mazzi, fondatore di Exodus, che ha criticato il provvedimento, perché “non è così che si risolvono i problemi della tossicodipendenza”. “Mi ero illuso che le cose potessero andare diversamente; – ha detto - così facciamo solo confusione ed aumentiamo i capricci della gente. E non credo che la societa' debba favorire i capricci e non sia capace di dire no. Non sono proibizionista ma dico le cose chiaramente''. ''Mentre si fa una campagna contro il fumo - osserva ancora don Mazzi - dall'altra si delibera lo spinello che, sul piano dei capricci, è più pericoloso del fumo''. Don Mazzi non aveva appoggiato la legge Fini-Giovanardi, ma non fa sconti nemmeno al governo attuale. “Ha fatto tante parole, - continua il sacerdote - aveva promesso di metterci tutti intorno ad un tavolo e di rivedere la legge, non in chiave proibizionista né per le stanze del buco, ed invece... noi vogliamo essere ascoltati”.

    Giudizio negativo anche da parte di Andrea Muccioli, responsabile della comunità di San Patrignano. ''Mi sembra una manovra politico-ideologica che non fa che peggiorare una situazione - ha detto - che era già confusa con la legge precedente. Si dà un messaggio, dal punto di vista educativo, nefasto. Si dice che ci sono droghe che non sono droghe. Da più di 20 anni il messaggio che passa è questo. Poi ci si stupisce se il 70% degli adolescenti fanno uso di droga". Da parte sua, don Oreste Benzi, presidente della comunità Giovanni XXIII, parla di "atto di permissivismo della nostra gioventù''. ''Noi sappiamo - spiega - che i giovani hanno bisogno di linee molto severe contro l'uso di ogni droga. Sono essi che ci chiedono di rendere difficile o meglio impossibile accedere alle droghe. Non si deve permettere di toccare la droga, ci sono pene alternative al carcere per la cura del tossicodipendente, la permissione invece di assumere il doppio è un atto di vero invito a drogarsi. E il risultato è lo sfascio della nostra gioventù, la rovina della famiglia e la disgregazione della società. Chiediamo il ritiro di questo decreto distruttivo per il bene della società''.

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