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  • 10/02/2006 Gas, una Crisi annunciata (Alberto Cavaliere, www.lavoce.info)

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    I fondati timori del Governo sull’eventualità di un blackout del gas e il ricorso a provvedimenti di emergenza hanno posto sotto nuova luce i problemi di inadeguatezza delle infrastrutture di importazione e di stoccaggio segnalati ripetutamente dall’Autorità antitrust e dall’Autorità per l’energia. Eni ha contrabbandato a lungo la tesi di una "bolla di gas" per giustificare il suo rifiuto di potenziare i gasdotti che ancora controlla all’estero, proprio come Enel difese l’adeguatezza della capacità di riserva del sistema elettrico fino a quando alcuni eventi sfortunati determinarono il blackout elettrico.
    Gli abusi di posizione dominante di Eni nel mercato delle importazioni di gas si sono gradualmente tradotti non soltanto in un ostacolo alla liberalizzazione, ma anche in una carenza strutturale di offerta che richiede il razionamento delle forniture. Siamo ormai di fronte a un caso da manuale in cui il benessere sociale si riduce sia perché i prezzi sono troppo alti sia perché l’offerta è scarsa rispetto alla domanda. Senza contare il peggioramento di benessere dovuto ai costi ambientali dell’impiego di olio combustibile inquinante nella generazione elettrica.

    Il freddo e le scorte

    Certo, le forniture russe si sono ridotte e il freddo persistente mantiene elevati i consumi. Tuttavia, riduzioni occasionali delle forniture si sono probabilmente verificate anche in passato ed esistono scorte strategiche per farvi fronte. Le temperature in Italia sono costantemente basse, ma un sistema del gas è normalmente in grado di far fronte a una domanda con un profilo come quello attuale. Se la capacità delle infrastrutture è adeguata, la somma di produzione, importazione e stoccaggi può generare un flusso costante di gas per soddisfare la forte domanda invernale. Se poi disponessimo anche di una Borsa del gas sufficientemente liquida, la scarsità sarebbe segnalata da picchi temporanei dei prezzi all’ingrosso che richiamerebbero immediatamente flussi di gas aggiuntivi. Di solito, sono le punte impreviste di freddo a mettere alla prova anche sistemi caratterizzati da maggiori margini di sicurezza rispetto a quello italiano. Proprio questo timore giustifica gli interventi urgenti poiché l’arrivo di punte di freddo a fine stagione si scontrerebbe con la riduzione della pressione del gas dovuta al progressivo svaso dei giacimenti di stoccaggio. In realtà, un fenomeno insolito si è verificato di recente: la richiesta di metano per produrre energia elettrica destinata all’esportazione. L’imprevisto eccesso di domanda per la produzione elettrica potrebbe anche essersi tradotto in prelievi dallo stoccaggio, un bene condiviso da tutti i fornitori di gas per far fronte soprattutto alle richieste del mercato civile per il riscaldamento, che consente di integrare il flusso delle importazioni e della produzione nazionale con le scorte costituite nel periodo estivo.

    I problemi dello stoccaggio

    Le carenze infrastrutturali del sistema italiano hanno natura duplice: riguardano non solo la capacità di importazione, ma anche la capacità di stoccaggio per la modulazione stagionale.
    Il dibattito di questi ultimi giorni ha reso di dominio pubblico la necessità di potenziare i gasdotti di importazione, ancora controllati dall’Eni, e di costruire i rigassificatori in programma sulle coste italiane. Minore attenzione è stata data alla necessità di potenziare gli stoccaggi e di utilizzare in maniera più efficiente quelli già disponibili. Gli stoccaggi sono infatti un ingrediente fondamentale sia per soddisfare in maniera continuativa la forte domanda invernale, sia per far fronte a punte improvvise di freddo di breve durata.
    La capacità di stoccaggio esistente è quasi del tutto controllata da Eni attraverso la società Stogit che da diversi anni investe poco in potenziamenti o nuovi giacimenti. Altri giacimenti esauriti da adibire a stoccaggio dovevano essere messi a disposizione dei concorrenti in base al decreto di liberalizzazione (164/2000). Le procedure di assegnazione da parte del ministero delle Attività produttive stanno richiedendo anni, per cui nessuno di questi nuovi impianti risulta ancora in esercizio. Nel frattempo, la capacità di stoccaggio disponibile è insufficiente a soddisfare la domanda di tutte le imprese venditrici di gas e viene razionata in base a procedure transitorie stabilite dall’Autorità per l’energia.
    Queste stesse procedure risultano inefficienti. La capacità di stoccaggio viene annualmente distribuita fra tutti i richiedenti in base alle quote di mercato civile. Tale ripartizione non tiene conto, tuttavia, della parziale sostituibilità dello stoccaggio con altri strumenti di flessibilità. Alcuni operatori potrebbero far ricorso ai contratti industriali interrompibili, alla sostituzione del metano con olio combustibile nelle centrali bi-fuel (se operano anche nel mercato elettrico) o alla flessibilità dei contratti di importazione. Poiché la tariffa di stoccaggio è regolata (visto il monopolio di fatto che Eni detiene nel settore), oggi risulta comunque conveniente procacciarsi in anticipo tutto quel che si può, salvo poi cedere parte della capacità acquisita sul mercato secondario oppure farvi ricorso per finalità diverse, come il prelievo di gas per produrre energia elettrica.
    La sostituzione della ripartizione pro-quota con un meccanismo d’asta potrebbe ridurre la convenienza economica di alcuni utilizzi dello stoccaggio. Assegnata la capacità scarsa a chi è disposto a pagare di più, perché non dispone di sostituti per soddisfare il bisogno di flessibilità, si darebbe comunque a tutti un segnale sulla necessità di procurarsi tali sostituti, vista la scarsità della risorsa. Del resto, il provvedimento adottato nell’emergenza attuale - mettere all’asta sussidi destinati alle imprese che volontariamente interrompono le loro forniture di gas - segue una logica economica molto simile. L’asta per lo stoccaggio avrebbe indotto gli stessi fornitori di gas a offrire sconti significativi per i contratti industriali interrompibili, contribuendo a ridurre la richiesta di immissione in stoccaggio.
    Nel nostro paese però sembra veramente difficile uscire dalla cultura dell’emergenza.


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