TuttoTrading.it

SITO

  • Home
  • Mappa
  • Contatti
  • G.Temi
  • Dividendi
  • Div.19
  • Shopping
  • Informaz.
  • Sicur.Inf.
  • Trading
  • Collezioni
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO


    INFO
  • Acqua
  • Aliment.
  • Ambiente
  • Automot.
  • Balneab.
  • Banche
  • Bookcr.
  • Buttol
  • Case
  • acqua
  • Colorare
  • Decoro
  • urbano
  • Decresc.
  • dividendi
  • Donne
  • Economia
  • Economia
  • circol.
  • Energia
  • En.rinnov.
  • Famiglia
  • Finanza
  • Foto
  • Giardini
  • Giornata
  • memoria
  • G.foibe
  • Inquin.
  • M'illumino
  • dimeno
  • M5S TDG
  • Ora sol.
  • legale
  • Peso
  • rifiuti
  • Pishing
  • Politica
  • Raccolta
  • bott.
  • Olio
  • esausto
  • Rassegna
  • Riciclo
  • Rifiuti
  • R.affetto
  • R.zero
  • R.verde
  • S.mare
  • Scuole
  • ricicl.
  • Social
  • street
  • Solidar.
  • Shopping
  • Spoofing
  • Storia
  • TDG
  • News
  • Tumori rif.
  • Tutto
  • droga
  • T.racc.
  • differ.
  • T.droga
  • T.scuola
  • Violenza
  • V.rendere


  • 20/02/2006 Energia alle Strette (Marcella Pavan, www.lavoce.info)

  • Pagina Energia
  • Temi Archivio
  • Tutti i Temi
  • Pagina Petrolio
  • Pagina Inquinamento
  • Ricerca personalizzata

    I problemi del sistema energetico italiano sono sostanzialmente tre, fortemente interrelati: la sicurezza degli approvvigionamenti, l’impatto ambientale e i prezzi. Lo ha ricordato anche Carlo Scarpa in un suo recente contributo.
    Un approccio equilibrato a questi problemi richiede una combinazione di politiche che agiscono sul "lato offerta" del mercato energetico (fondamentalmente generazione e trasporto) e di interventi "lato domanda" (che incidono, cioè, sui comportamenti di consumo).

    La gestione della domanda di energia

    Le politiche di gestione e controllo della domanda di energia includono interventi cosiddetti di demand-response, orientati a modificare attraverso opportuni segnali di prezzo la distribuzione temporale dei consumi, spostandoli dai periodi di "picco" ai periodi di domanda più contenuta, in tempi assai brevi e tali da contribuire ad affrontare situazioni di emergenza e di squilibrio imprevisto tra domanda e offerta, ma con effetti generalmente trascurabili o nulli sul volume complessivo di energia consumata. Ma anche interventi orientati alla riduzione dei consumi di energia attraverso il miglioramento graduale dell’efficienza nell’uso delle risorse. Ci focalizziamo qui solo sulla seconda tipologia.
    Come dimostrano chiaramente gli sforzi per trovare una soluzione all’attuale crisi di offerta nel settore del gas naturale, la promozione dell’efficienza energetica nei consumi rappresenta infatti l’unica opzione di politica energetica che sia in grado di affrontare simultaneamente tutti e tre i problemi: la sicurezza degli approvvigionamenti, grazie alla riduzione della domanda di fonti energetiche di importazione; la tutela ambientale, attraverso la riduzione dell’impatto ambientale negativo connesso alla produzione e al consumo di energia; il contenimento dei costi dei servizi energetici, con impatti positivi in termini di competitività internazionale e di equità sociale.
    È proprio in considerazione di queste caratteristiche, che la Commissione europea ha di recente dedicato un’attenzione crescente alle politiche per l’efficienza energetica negli usi finali, con la pubblicazione di un Libro Verde e una proposta di direttiva sul tema. (1)
    Al contrario delle politiche di risparmio energetico orientate a ridurre i consumi attraverso l’introduzione di vincoli assoluti alla domanda, le politiche di promozione dell’efficienza energetica garantiscono un contenimento dei consumi a parità di servizio energetico goduto dal consumatore finale: temperatura ambiente, grado di illuminazione, livelli produttivi, per esempio. Queste politiche, se efficaci, riducono infatti l’intensità energetica di tali servizi attraverso cambiamenti dello stock di capitale, con l’adozione di tecnologie e sistemi a maggiore efficienza. In misura assai minore, producono cambiamenti nei comportamenti di consumo a tecnologie date, come i classici "fate funzionare la lavatrice e la lavastoviglie solo a pieno carico" o "non posizionate il frigorifero vicino a fonti di calore".

    Costi e ostacoli sulla via dell’efficienza energetica

    Molti di questi interventi hanno costi netti aggiuntivi nulli o addirittura negativi, in quanto l'energia risparmiata ha un valore sufficiente a rimborsare il costo degli investimenti entro la durata della vita tecnica dell'intervento. (2) Ciò nonostante, non vengono spesso realizzati a causa di barriere di vario tipo, molte delle quali riconducibili ai classici "fallimenti del mercato": scarsità di informazione sui benefici e sui costi degli interventi, esternalità ambientali, difficoltà di accesso al credito, esistenza dei cosiddetti "incentivi separati" tra proprietari di immobili (che dovrebbero sostenere i costi per investimenti in isolamento termico e apparecchiature ad alta efficienza) e locatari (che sostengono invece gli alti costi energetici derivanti dall’abitare in edifici scarsamente coibentati e arredati con apparecchiature a bassa efficienza energetica).

    Vecchie e nuove politiche: i certificati bianchi

    Tradizionalmente, le politiche di promozione dell’efficienza energetica hanno utilizzato strumenti di regolamentazione diretta, come ad esempio, l’etichettatura energetica o l’imposizione di standard obbligatori di efficienza energetica per apparecchiature o edifici, oppure incentivi fiscali, contributi in conto capitale, o di altro tipo,.
    Dal gennaio 2005 in Italia è entrato in vigore un meccanismo che costituisce una novità anche a livello internazionale. Introdotto inizialmente da due decreti ministeriali dell’aprile 2001, seguiti da due successivi decreti del luglio 2004, il meccanismo è regolato e gestito dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas e integra elementi di regolazione diretta (di tipo "comando e controllo"), market-based e tariffaria. (3)
    L’elemento market-based è costituito dalla creazione di un mercato "artificiale" per il risparmio energetico, noto tra gli addetti ai lavori come "mercato dei titoli di efficienza energetica" o "certificati bianchi".
    La domanda di titoli è generata dall’imposizione ai distributori di energia elettrica e di gas naturale di obiettivi vincolanti di risparmio di energia primaria (tep, tonnellate equivalenti di petrolio) da raggiungersi attraverso interventi di efficienza energetica presso i consumatori finali. In alternativa allo sviluppo di progetti in proprio, i distributori possono acquistare "titoli di efficienza energetica" che attestano il conseguimento di risparmi energetici da parte di altri soggetti. L’offerta di titoli è generata dai distributori di minori dimensioni, per ora non soggetti agli obblighi, società controllate da distributori di energia elettrica o di gas naturale, e società operanti nel settore dei servizi energetici.
    La certificazione dei risparmi conseguiti dagli interventi viene effettuata dall’Autorità per l’energia elettrica e il gas a valle di un complesso processo di verifica sui progetti, il risparmio energetico non può infatti essere semplicemente misurato al contatore. A seguito di tale certificazione, l’Autorità autorizza il Gestore del mercato elettrico (Gme) a emettere, a favore dei soggetti che hanno realizzato gli interventi, titoli corrispondenti al volume di risparmi certificati. La compravendita dei titoli di efficienza energetica avviene su un mercato apposito gestito dal Gme, o attraverso contratti bilaterali.
    I distributori accedono a un contributo a copertura dei costi connessi al conseguimento dei loro obiettivi di risparmio energetico (attualmente pari a 100 euro per tep risparmiata). Il contributo viene finanziato attraverso un piccolo prelievo sulle tariffe di distribuzione dell’energia elettrica e del gas naturale, e contribuisce alla realizzazione degli interventi presso i consumatori finali, riducendone il costo. Il mancato conseguimento degli obiettivi da parte dei distributori viene sanzionato dall’Autorità.

    I benefici potenziali

    La ratio alla base di questo meccanismo è nota al grande pubblico attraverso altre esperienze più o meno recenti (emission trading, certificati verdi). Ciò nonostante, l’attenzione dei non addetti ai lavori è stata fino a oggi assai più limitata di quanto non fosse prevedibile in rapporto al contributo strutturale che il meccanismo può dare alla soluzione dei problemi di contenimento dei costi energetici, di sicurezza e affidabilità del sistema energetico nazionale, di riduzione dell’inquinamento ambientale sia a livello locale, in funzione della localizzazione geografica degli interventi, che globale, nel rispetto degli impegni di Kyoto in primis.
    Se tutti gli obiettivi fissati dai decreti per il periodo 2005-2009 verranno conseguiti, il meccanismo consentirà infatti una riduzione dei consumi di energia primaria pari a 2,9 milioni di tonnellate equivalenti di petrolio/anno al termine del quinquennio. La riduzione dei consumi di gas naturale nell’arco dei cinque anni potrà raggiungere i 3,3 miliardi di mc e quella dei consumi elettrici i 14 TWh. Questo contenimento dei consumi, porterà una riduzione strutturale anche dei consumi di picco. Il contributo in termini di riduzione delle emissioni inquinanti in atmosfera dipenderà dal tipo di interventi che saranno realizzati. La riduzione media delle sole emissioni di anidride carbonica è comunque stimabile tra i 7 e gli 8 milioni di tonnellate di CO2.
    A questi benefici si aggiungono quelli economici generati dal contenimento dei costi energetici a parità di servizio energetico prodotto.
    L’aspetto importante che merita di essere sottolineato ancora una volta, è che gli effetti positivi di interventi regolatori orientati al miglioramento nell’efficienza d’uso dell’energia, pur se più graduali di quelli derivanti dall’introduzione di vincoli assoluti alla domanda, o di quelli conseguibili con politiche di tipo demand-reponse, sono più duraturi, quando non addirittura permanenti. Sono infatti prodotti da cambiamenti strutturali nei comportamenti e nelle scelte di consumo, e sono sicuramente più rapidi e di gran lunga meno costosi rispetto a soluzioni lato offerta.

    L’Italia come caso-studio a livello internazionale

    L’introduzione di questo pacchetto di misure nel nostro paese ha suscitato grande attenzione.
    La Commissione europea ne segue da vicino l’evoluzione e ha inserito i titoli di efficienza energetica tra i possibili strumenti di politica energetico-ambientale da includere nel futuro pacchetto di interventi. Nel luglio 2005 la Francia, ha introdotto uno schema assai simile a quelli italiano, con l’obiettivo di avviarlo nel corso del 2006. (4) Nel Regno Unito dal 1994 è in vigore un sistema di obblighi di risparmio energetico negli usi domestici per i fornitori di elettricità e gas naturale che ha prodotto risultati estremamente positivi (5), ma ora si sta studiando il caso italiano per valutare l’opportunità di creare un mercato dei certificati bianchi. In altri paesi membri della Unione Europea e negli Stati Uniti è in corso un interessante dibattito, sia a livello tecnico che politico, sull’efficacia di un approccio di questo tipo nel promuovere l’efficienza energetica negli usi finali e il conseguimento dei benefici connessi.

    (*) Le opinioni espresse in questo contributo non sono necessariamente quelle dell’Autorità per l'energia elettrica e il gas

    (1) "Libro Verde sull’efficienza energetica: fare di più con meno", Comunità europea, 2005. E "Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio concernente l'efficienza degli usi finali dell'energia e i servizi energetici", Com (2003) 739, approvata e attualmente in fase di finalizzazione.
    (2) La Comunità europea indica un costo medio per kWh risparmiato nel settore domestico in molti paesi membri (al di fuori delle ore di punta) pari a 2,6 c€/kWh, rispetto a un prezzo medio (al di fuori delle ore di punta) dell'elettricità fornita indicato pari a 3,9 centesimi di euro. Anche per gli altri vettori energetici esistono differenze simili tra il costo dei risparmi e il prezzo dell'energia fornita.
    (3) Decreto del ministro delle Attività produttive di concerto con il ministro dell’Ambiente e della tutela del territorio, Gazzetta ufficiale della Repubblica Italiana, serie generale, n. 205.
    (4) Legge n. 2005-781 del 13 luglio 2005 «De programme fixant les orientations de la politique énergétique».
    (5) Informazioni dettagliate sono disponibili attraverso il sito del regolatore inglese (Ofgem): http://www.ofgem.gov.uk.


  • Pagina Energia
  • Temi Archivio
  • Tutti i Temi
  • Pagina Petrolio
  • Pagina Inquinamento
  • Ricerca personalizzata

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO