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  • 21/02/2006 Carburante rinnovabile (www.verdi.it)

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    La Norvegia lo produce ricavandolo dagli scarti ittici dell'industria del salmone. Ogni anno otto milioni di litri d'olio vengono trasformati in biocombustibile

     

    La società norvegese Scanbio Asa ha sviluppato una tecnologia che permette di estrarre biodiesel da circa 110mila tonnellate di scarto ittico prodotto ogni anno dalla lavorazione industriale dei salmoni e di altre specie.

     

    Dalla lavorazione degli scarti è possibile ricavare anche concentrati di proteine, mangimi per acquacoltura, ingredienti base per i lubrificanti, detersivi, sgrassanti, solventi e vernici a minore impatto ambientale.

     

    La società è da tempo già al lavoro per ricavare olio, da trasformare successivamente in biocombustibile, anche dagli scarti di altri pesci, come saraghi, merluzzi, aringhe e sgombri. 

     

    Il salmone, però, ed è questa la novità, risulta essere la specie con la migliore resa per i motori: quasi 8 milioni di litri d’olio all’anno vengono trasformati in biodiesel, pari a circa lo 0.5% del consumo totale di carburante in Norvegia.

     

    Una strada percorribile anche in Italia? Massimo Coccia, presidente di Federcoopesca, spiega: “Nel nostro paese l’estrazione di olio di pesce finalizzata all'uso energetico potrebbe essere applicata solo in alcuni limitati campi”.

     

    Questo perché, prosegue Coccia, “la maggior parte della produzione nazionale è destinata a un mercato in cui il pesce viene venduto integro e fresco”.

     

    Coccia non esclude che la ricerca possa battere questa strada anche nel nostro Paese, ma ritiene più avanzata ed efficace quella che punta a ricavare biocarburanti dalla colza, dal girasole e dalla palma: con lo sviluppo e la diffusione di questi carburanti anche tra i pescherecci i pescatori potranno registare "un risparmio del 14-15% pari a circa 16mila euro l’anno per un'imbarcazione media”.


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