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  • 21/03/2005 Il Mistero dei Templari (Tratto da “I misteri di Torino: un viaggio nei segreti più magici di Torino”, www.disinformazione.it)

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    Il nostro libro di storia chiude un capitolo, per aprirne un altro, inquieto e denso di fatti misteriosi, legati agli antichi Custodi del Tempio, i Templari appunto, che avrebbero posseduto i segreti del mondo orientale, traslati nelle loro realizzazioni architettoniche, che costellarono le vie dei grandi pellegrinaggi. Ogni castello prendeva corpo da un edificio centrale, per enfatizzare l'idea del centro, che si rifletteva in edifici sacri riproducenti il Santo Sepolcro, il simbolo assiale che poteva collegare la vita terrena con il suo ordine soprannaturale.
    In Piemonte, le tracce di questo Ordine sono numerose.
    A Susa, l'eco dei Templari vibra nella chiesa di Santa Maria, mentre a Villastellone si celebra la loro epopea a San Martino della Gorra e, in zona San Bartolomeo, c'è ancora una loro casa-fortezza ed una chiesa; a Moncalieri, si afferma che appartenne ai Templari il Castello della Rotta e, il loro genio costruttore, sembra essersi concentrato nell'erigere un ponte di pietra sul Po, poi affidato all'Ordine dei Gerosolimitani e, ora, sparito nella distruzione. Altre sedi furono a Chieri, Ivrea e San Giorgio Canavese. La notevole presenza in Piemonte di Templari trasformò Torino in uno dei punti fondamentali per lo studio di questo misterioso Ordine.
    In città, le principali sedi templari furono le chiese di Santa Margherita del Tempio, la magione di San Severo, e l'abbazia di San Giacomo di Stura.
    La loro presenza appare attestata già dal 1156, anche se il primo documento ufficiale risulta datato 9 giugno 1219.

    Con questo atto, la badessa del monastero torinese di San Pietro, Benlivenga, accese un'ipoteca su alcuni beni di proprietà di Arcimbaldo, tra cui un campo confinante con l'ecclesia di Santa Margherita del Tempio. Questa chiesa faceva parte di un più ampio complesso, costituito da un ospedale e da una domus vera e propria, ricordata in un atto di vendita del 6 maggio 1234.
    I documenti tramandano il nome di un dignitario, frate Ogerio, precettore di Santa Margherita del Tempio, nel 1273. Vengono fatti anche i nomi di due Templari, ovvero Pagano Canaverio, presente nella mansione torinese, nel 1267, e Guglielmo de Templo. Entrambi fecero parte della comunità rossocrociata di Santa Margherita, nel 1296.
    Nella seconda metà del XIII secolo, i Templari, a Torino, ebbero anche la domusecclesia di San Severo, il cui precettore, nel 1274, fu Isnardo, dopo una precedente reggenza a Chieri, nel 1245. Egli partecipò anche ad alcuni importanti capitoli che si tennero presso la domus di Santa Maria, a Piacenza, nel 1244. Secondo un documento del 1418, la fondazione gerosolimitana torinese si trovava oltre porta «Phibellionis».
    La congregazione rappresentò la sintesi suprema di uno dei movimenti iniziatici più significativi di un'epoca, che anche dopo il suo scioglimento continuò a influenzare tutta una serie di correnti sotterranee.

    L'ordine di distruggere il Santo Sepolcro a Gerusalemme, da parte dei pagani, fu la scintilla che provocò anni prima, nel 1095, la prima crociata, indetta da Urbano II.
    Da questo momento, l'uomo devoto diventò il crociato, un pellegrino armato, che acquisiva meriti e privilegi, partecipando in prima persona alla guerra o finanziando le spedizioni.
    Questo fatto provocò un inaridimento della dimensione spirituale dei pellegrinaggi, in quanto essi divennero elementi stimolatori di energie belliche, all'interno dei quali la funzione dell'uomo era relegata ai meriti ottenuti in battaglia, che producevano indulgenze troppo indulgenti, sviluppando il concetto, fino ad allora sconosciuto, di Purgatorio.
    A seguito di questi avvenimenti, a Gerusalemme, venne istituito il primo ordine religioso/militare: l'Ordine dei Poveri Cavalieri di Cristo e del Tempio di Re Salomone, in una parola i Templari.
    I Templari, all'inizio della loro storia, intorno al 1118, avevano lo scopo di proteggere i pellegrini in viaggio verso la Terra Santa. I guardiani del Sepolcro, così come vennero anche definiti, divennero i paladini non solo di questi luoghi sacri, ma soprattutto dei simboli sotterranei, che questi siti rappresentavano.
    Il sepolcro era considerato il centro assiale, ovvero il punto irradiante di un'energia profonda e misteriosa, che doveva essere protetta e non divulgata ai profani. In tutte le culture esoteriche, il centro rappresentava il punto di partenza di ogni cosa, ma anche il perno attorno al quale ruotava l'energia primaria della vita stessa.
    Lo scopo dei Templari era quello di mantenere intatta questa fonte di comunicazione, che non doveva espandersi verso l'esterno, ma rimanere collegata ai soli adepti. Per questo motivo, all'inizio del loro percorso, i cavalieri rimasero in numero di nove, per circa dieci anni.
    Questi vennero accolti da Baldovino II di Gerusalemme, in un'ala del suo palazzo, costruito sulle rovine del tempio del leggendario re Salomone, personaggio legato a profonde conoscenze magiche. Nei primi tempi essi condussero una vita di povertà, infatti, vennero spesso ritratti in due su un solo cavallo, mangiavano in orari prestabiliti e portavano tuniche bianche tutte uguali.
    Dal 1128, il gruppo cominciò a crescere e con ciò anche il loro patrimonio e le loro ricchezze, che andarono sempre più ad aumentare, fino al punto da cominciare a interessare potenti governanti.
    Fu proprio uno di loro, Filippo il Bello, che, utilizzando come pretesto le usanze misteriose che facevano parte dell'Ordine, diede il via ad una delle più cruente persecuzioni che la storia abbia mai ricordato. In effetti, le abitudini dei Templari, come quelle di altri gruppi iniziatici, potevano destare sospetti.
    L'eresia di cui furono accusati riguardava tra l'altro la blasfemia, l'apostasia, la sodomia, e l'infanticidio. Tutti reati che prevedevano l'intervento della Santa Inquisizione e della tortura, che portarono spesso alla confessioni di: rinnegamento di Cristo, e lo sputo sulla Croce “di bocca e non di cuore"; l'assoluzione dei peccati impartita dal commendatario, che non è un sacerdote; il consiglio di sfogare con l'omosessualità l'eventuale eccitazione dei sensi; lo scambio di baci osceni al momento di entrare nell'Ordine.
    Si riteneva che essi adorassero un idolo demoniaco, il Baphomet, raccontato come una testa barbuta d'uomo che era in grado di conferire a chi l'adorava poteri occulti enormi, tra cui il modo per ottenere la ricchezza, fare fiorire e germogliare le piante, dare fertilità.

    Tutti questi attributi erano legati al Graal, sulla cui letteratura si innestarono molti temi derivati dai Templari. Su questa idolatria, si sono fornite molte versioni, anche per via delle troppe confessioni che ne parlano, per cui è presumibile che questa immagine non fosse solo un'invenzione dell'Inquisizione per accusarli.
    Secondo alcune fonti, il Baphomet sarebbe associato a una scultura simbolica demoniaca, che si trovava nelle loro sedi. Altri parlano di un'associazione o deformazione della parola araba Mohamet in lingua provenzale, Baphomet-Bafometto-Maometto, che ribadirebbe i contatti con la fede islamica, o ancora, una derivazione della parola araba abufihamet, nella Spagna moresca bufihimat, in altre parole, Padre della Conoscenza o della Sapienza, indicando forse un principio divino.
    Eliphas Lévi utilizzò la sua sapienza cabalistica per leggere il nome dell'idolo in senso inverso, ottenendo Tem Oph Ab, abbreviazione di TEMpli Omnium Pacis Hominum ABbas, col significato di Padre del Tempio della pace universale.
    Nel processo alchemico, vi è un'operazione che è chiamata Caput Mortum, in altre parole, testa di morto, essa è la Nigredo o Putrefatio; in questo caso, l'estrema bruttezza della testa richiamerebbe il momento della distacco della parte materiale, da quella spirituale, ravvisata in un'immagine di mostruosità volgare e nauseante.
    Si può continuare con il lungo elenco di attribuzioni che vedono in esso la venerazione per la testa di Hugues de Payen, fondatore dei Templari; il collegamento con la sacra Sindone di Torino, che sembra essere stata realmente in possesso dell'Ordine fra il 1204 e 1307, e poteva essere custodita ripiegata su sé stessa, per cui mettere in evidenza solo la testa; la connessione con Giovanni il Battista, affermando, in questa direzione, il legame tra i Templari e l'eresia giovannita o mandea, cosa che spiegherebbe il rinnegamento di Cristo.

    Per il celebre alchimista Fulcanelli - un uomo che Torino conosce bene! - la figura rappresenta la fusione mistica degli elementi dell'Opera, simboleggiati dalle corna, che evocano la falce lunare poste sulla testa solare.
    Probabilmente, all'inizio della sua rappresentazione, era costituito da un triangolo isoscele dal vertice orientato verso il basso, geroglifico dell'acqua che, secondo Talete di Mileto, fu il primo elemento ad essere creato.
    Un secondo triangolo simile, ma contrario rispetto al primo e più piccolo, si inscriveva al centro e occupava lo spazio in relazione al naso nella faccia umana. Questo triangolo rappresentava il Fuoco e più precisamente il fuoco contenuto nell'acqua, la scintilla divina che penetra nella materia. Sulla base capovolta del grande triangolo era posta la lettera latina H, però più larga, con la barra centrale tagliata da un cerchio mediano. Questo segno ermetico rappresenta lo Spirito universale e cioè Dio stesso. Sempre all'interno del triangolo grande era segnato a sinistra il cerchio lunare a spicchio e a destra il cerchio solare con al centro il punto apparente. Questi due ultimi segni erano posti come se fossero gli occhi del volto umano.
    Infine, alla base del piccolo triangolo interno, la croce messa sul globo rappresentava il duplice segno dello zolfo, principio attivo associato al Mercurio, principio passivo e solvente di tutti i metalli. Spesso, un segmento più o meno lungo, posto al vertice del triangolo si divideva in linee verticali, che simulavano una sorta di barbetta.
    Ciò spiegherebbe le diversità delle descrizioni che sono state fatte del Baphomet, che lo vedono come testa di morto con l'aureola, come bucranio, talvolta con la testa dell'egizio Api, o di un capro o addirittura come Satana e da ciò si collegarono anche le innumerevoli accuse di stregoneria che dovettero subire gli adoratori di questa strana creatura.

    Nella pura espressione ermetica, la parola Baphomet deriva dalle radici greche tintore e luna. La parola luna è in relazione con il termine greco che significa genitivo, madre o matrice. Da ciò si evince che la Luna è la vera madre e matrice mercuriale che riceve la tintura o sperma dello zolfo, che rappresenta il maschio, il tintore, nella generazione metallica. Ciò si collega al battesimo simbolico di Meti in quanto la parola latina Bapheus significa tintore e il verbo meto, raccogliere e mietere.
    Nel loro insieme, indicherebbero, quindi, la capacità del Mercurio o Luna dei Saggi di cogliere e captare la tintura prodotta durante il processo alchemico: una sorta di Graal.
    L'accademico tedesco Nicolai dà un'interpretazione leggermente diversa: Baphomet che potrebbe essere tradotto in Battesimo di Meti è in relazione a un rito realmente esistito tra gli Ofiti. Infatti Meti era una divinità androgina che rappresentava la Natura naturante. Proclus dice testualmente che Metis, chiamata anche Natura germinans era il dio ermafrodita degli adoratori del Serpente. Sappiamo che anche gli Elleni indicavano col nome Metis, la Prudenza, venerata come sposa di Giove. Questa discussione filologica dimostra in modo incontestabile che il Baphomet era l'espressione pagana del dio Pan. Ora, come i Templari, gli Ofiti avevano due battesimi: uno, quello dell'acqua, o essoterico; l'altro esoterico, quello dello spirito e del fuoco.

    Quest'ultimo si chiamava Battesimo di Meti, che divenne poi il battesimo della luce dei Frammassoni.

    L'elemento che però fece agire Filippo il Bello, probabilmente, fu soprattutto legato ai possedimenti che questi avevano guadagnato, anche perché dopo un'accusa per eresia, una delle prime condanne era appunto la confisca dei beni. Per questo, fu ordinato un arresto in massa, praticate torture ed effettuate giustizie per lo più sommarie.
    Dopo la soppressione dell'Ordine, morì quasi subito Filippo il Bello, che la tradizione racconta come conseguenza della maledizione templare.
    Gli appartenenti a questo Ordine furono i grandi ricercatori della leggendaria Arca perduta, che tanto fece fantasticare artisti, scrittori e pensatori.
    Il loro pensiero si rifaceva alle antiche culture arabe, permeate di valori simbolici ed esoterici. La tipologia costruttiva ad essi legata aveva come base il numero otto, in collegamento alla rinascita e al potere di portare le proprie ideologie all'infinito.
    L'ottagono richiama il significato simbolico del numero otto, collegato alla resurrezione, che ricorre spesso negli impianti occulti dei Templari. Esso corrisponde al ritmo perfetto dell'armonia e della felicità che derivano dalla riconquista del Paradiso. L'iniziato, dopo avere solcato i sette cieli corrispondenti ai sette pianeti, arriva alla meta, all'ambita rigenerazione, che è il sintomo di un nuovo inizio su di un piano di coscienza superiore.
    Da un punto di vista dinamico, l'ottagono è, inoltre, considerato la figura geometrica intermedia al cerchio ed al quadrato. Se il quadrato rappresenta lo stato terreno ed il cerchio la coscienza divina, l'ottagono è il termine simbolico di passaggio tra la Terra ed il Cielo, una porta verso l'unione tra il maschile - visualizzato nel Cielo - ed il femminile - la Terra - ed in questo significato ravvisa il compimento della Grande Opera alchemica.

    Come termine di coesione, nella somma 7 + 1 evoca il superamento della dimensione temporale del numero sette e l'accesso nell'assoluto, simboleggiato dal numero uno. Secondo il punto di vista di Réné Guénon, le costruzioni basate sull'ottagono hanno una valenza cosmica.
    Questa figura di mediazione tra terra e cielo (quadrato e cerchio), si avvicina però maggiormente al cerchio che al quadrato. Si può osservare che nella serie di poligoni ottenuta partendo dal quattro e raddoppiando ogni volta il numero dei lati, l'ottagono è il primo termine, ed è dunque il più semplice tra questi poligoni, e nello stesso tempo rappresenta tutta la serie intermedia.
    Per ottenere la forma ottagonale bisogna considerare i quattro punti intermedi che sono presenti tra i quattro elementi, che formano con essi le otto direzioni, altrimenti dette gli otto venti. D'altronde anche la Torre dei Venti ateniese era ottagonale, così pure la rosa dei venti.
    Nelle loro sedi adottavano modelli costruttivi che tenevano presente la pianta di templi più antichi, ove la visione di una struttura materiale doveva rispecchiare quella celeste e superiore.
    Infatti, il linguaggio simbolico dell'antica Libera Muratoria, già presente dal IV all'VIII secolo ed ulteriormente confermato nei secoli XI-XII-XIII, utilizzato per trasmettere le antiche conoscenze esoteriche, divenne anche il tesoro dei Templari e delle culture orientali. Per questo, molte di queste corporazioni di Liberi Artigiani si andò radunando attorno all'Ordine dei Templari.
    Si sono voluti rintracciare i primi Muratori tra i membri dei Collegia Artificum o Fabrorum nell'antica Roma, che hanno lasciato una traccia del loro sapere iniziatico nei simboli che decoravano le loro opere, come ad esempio la squadra e la livella; i Maestri Comacini, presenti in età longobarda, che definirono maggiormente il carattere di operatività di tale Arte; poi gli Stenmetzcn tedeschi; i Compagnons francesi e i Free-Masons inglesi e scozzesi.

    Alcuni li videro, in seguito, in collegamento con la confraternita dei Rosa+Croce, con lo scopo di compenetrare i misteri dell'alchimia, della magia naturale, della cabala e dell'astrologia sacra.
    Nel 1314, con la soppressione del loro Ordine, venne a mancare il filo conduttore tra tutte le correnti iniziatiche dell'epoca e il suo simbolismo fu ripreso da altri gruppi iniziatici, come quello della Fede Santa a cui fece parte anche Dante Alighieri.
    Per concludere, riportiamo di seguito una serie di documenti relativi a donazioni, che attestano una parte importante della storia dei Templari a Torino. Infatti, ricordiamo che, all'epoca, era d'uso lasciare beneficiari testamentari i Templari, in quanto questi godevano di posizioni talmente prestigiose, tanto da divenire un tramite importante tra potere temporale e spirituale.
    Tra gennaio e luglio 1196, Pietro, cardinale di Santa Cecilia e legato apostolico in Lombardia, donò ad Alberto, magistro Militie Templi, l'ospedale del ponte di testona, il ponte stesso e la cappella di Sant'Egidio.
    Il 21 ottobre 1203, apparve up atto di consenso relativo ad alcuni terreni confinanti con il «monte domus Templi» di Torino.
    L'11 giugno 1208, Giacomo, vescovo di Torino, prese decisioni relative a questioni tra gli Ospitalieri di Chaumont, in diocesi di Torino, ed Ugone, prepositus Ulciensis, del quale furono testimoni due Templari, ovvero frate Uberto de Acquis e frate Ogerio.

    Il 7 maggio 1273, il già nominato frate Ogerio, precettore di Santa Margherita del Tempio di Torino, apparve quale teste in un atto di quietanza.
    Il 27 luglio 13 10, vi fu un atto inquisitoriale, a proposito del quale, avvenne un interrogatorio presso il palazzo della Rocca di Palombara Sabina. Gli inquisitori interrogarono frate Gualtiero Giovanni di Napoli, servente. Dalla sua deposizione risultava che egli entrò nell'Ordine, nell'aprile o maggio del 1300, insieme con altri personaggi, tra cui spiccava il nome di Rolando Lombardo di Torino.
    Sempre in tema inquisitoriale, il 21 maggio 1310, a Cipro fu interrogato frate Nicola de Moncucco miles della diocesi di Torino, il quale dichiarò di essere stato ricevuto nell'Ordine, il Venerdì Santo di sette anni prima ad Asti.
    Egli presiedette alla cerimonia iniziatica di frate Giacomo de Montecucco, precettore in Lombardia. Inoltre, dichiarò agli inquisitori di aver visto fare elemosine nelle domus di Acri e di Cipro.


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