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  • 25/09/2008 Un mondo di fame per 923 milioni (Elena Ferrara, http://altrenotizie.org)

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    Da un lato le montagne di “rifiuti alimentari” che nelle periferie delle città sono spesso l’unica forma di nutrimento per schiere di affamati; dall’altro l’assenza tragica di cibi in grado di salvare dalla morte milioni di persone. E’ in questo contesto che la Fao sbatte in prima pagina un dato allarmante: tra il 2005 e il 2007 è aumentato di 75 milioni il numero di quanti soffrono la fame. Si arriva, pertanto, a sfiorare il miliardo di persone che “vivono” sotto il livello di sussistenza. L’aumento della “fame nel mondo” raggiunge livelli impressionanti. Perchè in un biennio appena si è compiuto il maggior aumento in questo senso mai verificato. Secondo la Fao la principale causa di questa “escalation alimentare” è da attribuire all'impennata dei prezzi delle materie prime agricole. "La fame - dice il direttore generale della Fao, Jacques Diouf - aumenta mentre il mondo diventa più ricco e produce più cibo di quanto ne abbia prodotto nell'ultimo decennio”.

    "Ed ora - continua l’esperto - gli effetti devastanti dell'aumento dei prezzi sul numero delle persone che soffrono la fame vanno ad aggiungersi a quelle che erano già le preoccupanti tendenze di lungo periodo". La situazione generale si aggrava di giorno in giorno: perchè - come annuncia Hafez Ghanem, un altro esperto della Fao, che segue lo sviluppo economico e sociale - "il vertiginoso aumento dei prezzi alimentari e di quelli del petrolio e dei fertilizzanti hanno acutizzato il problema". Il processo che è in corso ormai da tempo è destinato purtroppo a ulteriori peggioramenti, dato che "i prezzi dei prodotti alimentari sono aumentati del 52 per cento tra il 2007 e il 2008 e quelli dei fertilizzanti sono quasi raddoppiati nell'ultimo anno".

    Secondo Ghanem, l'impatto dell'aumento dei prezzi che, con ogni probabilità continueranno a salire considerati gli aumenti dei prezzi dei cereali e delle oleaginose nel 2008, sarà "devastante" soprattutto nei Paesi poveri e in quelli in via di sviluppo dove si trovano 907 dei 923 milioni di persone che soffrono la fame. La stima dell'agenzia dell'Onu parla di un aumento di 24 milioni di persone nell'Africa subsahariana, di 41 milioni in Asia e nell'area del Pacifico, di 6 milioni in America latina e nei Caraibi e di 4 milioni nel vicino Oriente e nell'Africa settentrionale.

    Da parte sua, l'economista della Fao, Kostas Stamoulis, autore dell’allarmante rapporto che arriva ai governi di tutto il mondo, fa notare che ridurre il numero degli affamati di 500 milioni, entro il 2015, deve essere il primo degli otto obiettivi del millennio dichiarati nel 2000 dall'Onu. "Oggi tutto questo - dice - appare una sfida immane e richiede un enorme impegno globale" anche perché "il costo della fame si rifletterà sulla perdita di capacità produttiva dei lavoratori, sulla mortalità infantile, sull'educazione e sulla scolarizzazione, tutti fattori che alla fine causeranno sempre più una più bassa crescita economica generale".

    La Fao (che comunque registra pur sempre limiti e contraddizioni nella sua attività) prevede di rendere accessibili gli aiuti alimentari alle categorie più vulnerabili, come le popolazioni delle aree rurali e le donne, e aiutare i piccoli produttori a produrre di più. L'obiettivo consiste ora nel raddoppiare la produzione agricola mondiale per nutrire i previsti 9 miliardi di persone che popoleranno il pianeta nel 2050 e per rispondere anche all'aumento della domanda di biocarburanti che viaggerà parallelamente all'aumento della domanda alimentare.

    Ma secondo la Fao - ed è questo uno dei punti nodali - per conseguire tali obiettivi sarà necessario impiegare trenta miliardi di dollari all'anno. Tutto mentre lo scenario mondiale evidenzia che gli avvenimenti degli ultimi due o tre anni hanno suscitato nuove emergenze anche in Paesi finora relativamente risparmiati. Tra questi c'è il Kenya, tradizionalmente quello in condizioni migliori nel Corno d'Africa, che è comunque una delle aree più povere del pianeta.

    E proprio in questo ultimo periodo, il governo di Nairobi ha fatto appello ad aiuti internazionali d'urgenza per soccorrere tre milioni e mezzo di persone, un decimo della popolazione, ormai ridotte alla fame. In Kenya, più in generale - ed è questa una tragica realtà - la metà della popolazione sopravvive con un reddito individuale inferiore a un dollaro al giorno. In tal senso va rilevato l’appello del ministro per i Programmi speciali Naomi Shaban il quale annuncia che occorrono al più presto interventi per 52 milioni di euro per impedire che la gravissima penuria alimentare diventi un'irreversibile catastrofe.

    Ad aggravare la situazione sono gli strascichi delle violenze postelettorali: nei primi mesi dell'anno in Kenya ci sono stati circa 2.000 morti e 500.000 profughi, almeno 250.000 dei quali ancora alloggiati in baraccopoli. Il tutto mentre l'inflazione nel Paese ha superato lo scorso mese il 25 per cento e il costo dell'elettricità è aumentato di quasi quattro volte.

    Da parte della Fao arrivano anche valutazioni ed informazioni che si riferiscono al ruolo che può avere l’Italia in questa guerra alla fame. Perchè “è venuto il momento che la comunitа internazionale si unisca per affrontare la crisi alimentare mondiale – sostiene ancora Diouf – e l’Italia che presiederà il G8 l’anno prossimo, di conseguenza, avrà in questo contesto una responsabilità storica”. In sostanza Diouf si appella all’Italia. E nel suo intervento alle Commissioni Esteri ed Agricoltura di Camera e Senato, Diouf ringrazia il nostro paese per il suo impegno nella lotta contro la fame e la povertà.

    Contemporaneamente nella sede parlamentare è stato subito ricordato che dei 100 milioni di euro annunciati nel 2002 il governo italiano ne ha finora versati 87. Contributi questi che sono andati al Fondo Fiduciario per la sicurezza alimentare della Fao e che hanno consentito di attuare 29 progetti nazionali in 41 Paesi, oltre a diversi progetti regionali. “In virtù di questi impegni l’Italia nel 2008 è diventato uno dei Paesi che ha più contribuito ai fondi fiduciari della Fao” sottolinea Diouf.

    Diouf valuta poi positivamente l’esito della Conferenza ad alto livello sulla sicurezza mondiale organizzata dalla Fao a giugno a Roma. “Nella dichiarazione finale – fa notare – l’agricoltura e la sicurezza alimentare sono tornate ad essere una priorità dello sviluppo mondiale, al centro dell’agenda politica internazionale, dopo almeno tre decenni in cui gli aiuti allo sviluppo nel settore avevano registrato un calo costante. Siamo di fronte ad una sfida di grandi proporzioni – insiste Diouf – perchè dobbiamo mobilitare 30 miliardi di dollari l’anno per raddoppiare la produzione alimentare mondiale al fine di nutrire i 9 miliardi di persone che popoleranno il pianeta nel 2050”.

    Da qui scaturisce l’impegno a livello mondiale per capire l'insieme delle cause che hanno portato allo scatenamento di meccanismi che sconvolgono il rapporto tra risorse e popolazione. Favorendo nello stesso tempo precise differenziazioni e discriminazioni sociali e ambientali. Molto ai ricchi, meno ai ceti medi, niente ai poveri. E’ la logica di un capitalismo che è sempre più reale e selvaggio.

    http://altrenotizie.org
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