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  • 11/09/2006 Bonus Bebč e Immigrati. Manuale per la Difesa nel Processo Penale (www.aduc.it)

    Ricerca personalizzata

    La vicenda risale all'inizio del 2006, quando nella legge finanziaria il Governo stanzio' 1000 euro per i neonati italiani e comunitari. La lettera di "invito" del Presidente del Consiglio a ritirare il bonus fu spedita per errore a migliaia di famiglie di cittadini stranieri, che si presentarono alle Poste per ritirare questo bonus, che per errore fu pagato. Nei mesi successivi, scoppiato il caso, il ministero dell'Economia inizio' a richiedere indietro le somme percepite senza averne diritto, ma poi ha stabilito che chi ancora non ha restituito il bonus puo' tenerlo. Ma nulla e' stato detto sulle conseguenze penali che gli stranieri potrebbero subire e le procure stanno inviando a migliaia gli avvisi di reato. In merito abbiamo fatto presentare anche un'interpellanza parlamentare. Qui tutte le informazioni del caso:

  • 23/08/2006 Bonus Bebč Interpellanza dell'on Donatella Poretti
    Interpellanza dell'on Donatella Poretti al Presidente del Consiglio dei ministri, al Ministro dell'Economia ed al Ministro di Giustizia...
  • 26/07/2006 Bonus Bebč. Gli Stranieri che ne hanno fruito rischiano un Procedimento Penale.
    Urge un Intervento del Ministro di Grazia e Giustizia

    In attesa di un provvedimento del Governo, abbiamo preparatoa cura di Emmanuela Bertucci, legale e responsabile dell'Ufficio Immigrazione dell'associazione- un vademecum rivolto alle migliaia di persone che si ritrovano, o si ritroveranno, indagate:

  • 09/09/2006 Immigrati e Bonus Bebe'. Vademecum per difendersi
    Per chi effettivamente e' iscritto nel registro degli indagati e'molto importante contattare il proprio avvocato...

    Qui i titoli dei vari paragrafi:
    COME FARE A SAPERE SE SI E' INDAGATI
    NON SOTTOVALUTARE LA VICENDA
    RESTITUIRE LE SOMME RISCOSSE
    COSA ACCADE ALLA CARTA DI SOGGIORNO DURANTE IL PROCESSO
    SI APPLICA L'INDULTO A QUESTI REATI?
    LA SOLUZIONE LEGISLATIVA

    SE IL GOVERNO NON PRENDESSE PROVVEDIMENTI: LE CONSIDERAZIONI DELL'ADUC
    PERCHE' NON E' UNA TRUFFA
    Il reato di truffa presuppone che chi lo commette utilizzi artifici e raggiri per ottenere un ingiusto profitto. Chi ha riscosso il bonus ha firmato un modulo (in cui veniva richiesto di compilare i campi attinenti ai dati anagrafici dei genitori e i codici fiscali del nucleo familiare) su cui era prestampata una autocertificazione di cittadinanza dell'Unione europea e si e' successivamente recato alle Poste con la propria carta d'identita', come richiesto, sulla quale c'e' chiaramente scritta la cittadinanza della persona. Non e' stato messo in atto alcun raggiro, poiche' qualsiasi operatore di sportello postale poteva verificare la difformita' fra quanto scritto nella autocertificazione e i dati contenuti sulla carta di identita'.
    L'INDUZIONE IN ERRORE
    Dobbiamo tener presente che gran parte delle famiglie straniere che vivono in Italia parla correntemente l'italiano, ma lo legge poco o male, e non conosce la burocrazia italiana (fatta eccezione per le code alla questura che comunque sono una buona palestra!), nonche' il valore di una autocertificazione. Molto semplicemente queste persone hanno ricevuto una lettera indirizzata al proprio figlio appena nato, con un dono di benvenuto nel mondo del valore di mille euro, da far ritirare a mamma e papa'. L'induzione in errore e' poi proseguita negli sportelli postali, dove gli operatori, che in quella sede erano tenuti a controllare i documenti di identita' non hanno eccepito nulla, e hanno pagato le somme richieste.
    LA DERUBRICAZIONE DEL REATO
    Nel caso in cui il Governo non intervenisse nella vicenda, le persone che hanno riscosso il bonus dovranno difendersi nel processo penale mirando, chiaramente, ad ottenere una assoluzione e, in caso di condanna, alla derubricazione del reato. Riteniamo che comunque l'accaduto non possa esser qualificato come truffa, ma al massimo come indebita percezione di erogazioni a danno dello Stato. I due reati sono infatti identici nel fine ma diversi nei mezzi. Cambiano le modalita' di esecuzione, che per la truffa consistono in artifici e raggiri, mentre per il reato previsto dall'art. 316 ter del codice penale (Indebita percezione) consiste nell'uso di dichiarazioni false.

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