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  • 28/12/2006 Elisabetta in attesa del quinto figlio: ''E' una sensazione stupenda'' (Sara Bauducco, http://www.korazym.org)

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    Elisabetta, 32 anni, torinese, insegnante di sostegno in una scuola elementare della provincia di Torino, ci racconta la sua vita e il suo matrimonio all’alba del quinto figlio. "Come gli altri è un figlio desiderato che porta gioia anche ai fratelli".

    Ormai siamo abituati a sentire le statistiche di fine anno che indicano l’Italia come uno dei Paesi più vecchi del mondo per il basso indice di natalità. Di recente, sono tornate puntuali le ultime notizie e i calcoli sull’incessante calo demografico. Pare che in testa alla lista, secondo il rapporto “Nati stranieri a Roma”, ci siano le donne romane che “fanno sempre meno figli”: non tanto per scelte di comportamento - dicono gli studiosi - quanto per cambiamenti sociali. Se da una parte, le nascite italiane calano, dall’altra l’Istat calcola che il totale delle nascite di bambini stranieri potrebbe toccare il 10 per cento del totale dei nati in Italia: un dato interessante che sembra anteporre diverse culture.

    Perché gli italiani non mettono più al mondo figli? Il professor Eugenio Sonnino, dell’università La Sapienza di Roma identifica una fascia di età come sintomatica: “Le generazioni di donne nate nel periodo del baby boom hanno raggiunto un’età non più fertile – ha affermato lo studioso - Escono di scena per fare posto alle donne nate negli anni Settanta, numericamente inferiori e meno propense a fare figli”. Puntando poi l’occhio a livello globale, la situazione non appare molto più rosea: lo studio “Living Planet Report” segnala una diminuzione delle specie viventi del 31% tra il 1970 e il 2003…

    Tuttavia, ci sono diverse esperienze che vanno controcorrente, che testimoniano la gioia di essere madre più volte, che parlano della ricchezza spirituale e morale di avere una famiglia numerosa. Elisabetta, 32 anni, torinese, insegnante di sostegno in una scuola elementare della provincia, ci racconta la sua vita e il suo matrimonio all’alba del quinto figlio.

    Cosa si prova ad aspettare il quinto figlio?
    "E’ una sensazione stupenda. Come gli altri è un figlio desiderato e la sua attesa porta gioia anche ai fratelli. Abbiamo scelto di chiamarlo Gabriele come l’Arcangelo: è un nome positivo e credo che il nome possa essere di augurio per un bambino e dia un’impronta alla sua crescita. Il primo figlio, infatti, abbiamo voluto chiamarlo Davide, cioè amato da Dio; il secondo è Andrea e il terzo è Lorenzo e per lui ci siamo rifatti a San Lorenzo Martire. Infine c’è Sara e lei è la principessa di casa".

    Come è stata la prima gravidanza? E le successive?
    "Avevo 18 anni e mezzo quando ho saputo di essere incinta del primo figlio. E’ arrivato a sorpresa mentre stavo preparando la maturità classica: io e mio marito ci amavamo e così abbiamo deciso quasi naturalmente di anticipare un po’ la data di matrimonio. Dopo due mesi dalla nascita di Davide ci siamo sposati: sono già 13 anni, ma a noi piace ricordare come inizio del matrimonio la data del giorno in cui abbiamo saputo che saremmo divenuti genitori. Con Davide è stata un’esperienza particolare perché lui ha visto crescere noi e noi abbiamo visto crescere lui. Io e mio marito non abbiamo mai avuto dubbi sul fatto di voler crescere quel bambino. Non abbiamo mai programmato un figlio. Il secondo lo volevamo e l’ho avuto nonostante i miei problemi di salute e dal quarto figlio devo ammettere che provo un po’ più di apprensione per la maternità".

    Spesso torna alla ribalta la notizia del calo delle nascite: causa sarebbe l’alto costo della vita ed un pessimismo di fondo che scoraggia le giovani coppie che si trovano a fare i conti già con la quotidianità a due. Cosa ne pensi?
    "Non bisogna avere paura di accogliere i figli che il Signore dona. Oggi si tende a mettere in risalto la parte negativa, tutte le problematiche che una famiglia numerosa deve affrontare, ma bisogna cercare di invertire la rotta e lasciar parlare la vita. Quando dico che ho già cinque figli alcuni mi guardano quasi con uno sguardo di pena e a volte mi sento in imbarazzo di fronte a loro, ma vivendo questa situazione ci rendiamo conto che le difficoltà quotidiane sono risolvibili e molto del coraggio arriva proprio dai figli. Con loro impari a convivere e superare ogni attimo. Io e mio marito ci accorgiamo della grande ricchezza che ogni figlio ci può dare proprio perché unico. Non si può negare che il costo della vita oggi sia sempre più alto, ma non deve essere una scusante per crescere dei figli, è una questione di scelte e priorità. Noi partiamo dal presupposto che la nostra ricchezza è e sarà sempre la famiglia. Io sono l’ultima di cinque figli e mio marito è l’ultimo di sei figli; già da fidanzati pensavamo che avremmo avuto tanti figli: per noi non è strano avere una famiglia numerosa. Quando guardo i miei figli non mi scoraggio, anche se sono stanca fisicamente o psicologicamente. All’interno del matrimonio ci possono essere alti e bassi, ma fin da quando ci siamo fidanzati abbiamo deciso di condividere tutto e allora avevamo appena 16 anni: i momenti bui non sono mancati in questi anni e ogni volta la nostra unione ne è uscita rafforzata".

    Come riuscire a conciliare famiglia e lavoro?
    "E’ stato faticoso, non lo nego, ma le soddisfazioni non mancano e non parlo unicamente dal punto di vista più concreto. Si tratta del sentirsi completi e del dare un senso a ciò che si vive: in questo i figli ci hanno sempre aiutato. Io e mio marito studiamo ancora. Io ho preso perfino tre diplomi: maturità classica, magistrale e dirigente di comunità; mi sembra di aver fatto più cose da sposata rispetto a quando ero fidanzata. Non ci siamo ancora laureati ma stiamo studiando: io Lettere e Filosofia e mio marito Architettura, così dobbiamo giostraci un po’ tra famiglia ed esami. I miei lavori sono spaziati tra bambini e anziani e l’ultimo gradino che ho affrontato è stata la specializzazione per l’insegnamento del sostegno a bambini segnalati: è un interesse che è nato spontaneamente perché sono nata in una famiglia ricca di diversità e inoltre ho un nipote disabile, so cosa bisogna affrontare e la scuola non può venir meno al suo ruolo. La mia vita è costellata di bambini, sono persone che danno serenità e gioia".

    C’è qualcosa a cui rinunciate e come vivete questa scelta?
    "La quotidianità è priva quasi del tutto di vita sociale: rinunciamo a ristoranti e cinema vuoi per motivi economici perché quando usciamo siamo già in sei e vuoi per scelta perché io e mio marito preferiamo trascorrere il tempo libero con i figli in ambiente famigliare dove possano esprimersi liberamente. Se finiamo di cenare presto ci scappa magari un ballo di gruppo in casa o un momento di svago accompagnati da Davide che suona il pianoforte. Per noi è strano invece guardare la televisione, la televisione ha un ruolo marginale. Spesso prendiamo anche un libro e lo leggiamo insieme. Le nostre vacanze sono sempre in ambito famigliare con nonni e nipoti…"

    Che ruolo hanno nella vostra famiglia la fede e la preghiera?
    "Di sicuro importante, infatti potrei dire che Gesù fa parte della nostra famiglia: ha un ruolo importante e lo sentiamo vicino, è sempre stato così. Crediamo molto nel versetto “bussate e vi sarà aperto”: noi apriamo le braccia e Lui accoglie anche le nostre fragilità per risollevarci. Io e mio marito non abbiamo mai perso la fiducia in Lui. La sera ci piace leggere qualche brano della Bibbia con i figli. Sono particolarmente legata alla pagina del figliol prodigo perché ho avuto vissuti a me vicini simili; un altro passo che ricorre spesso nella mente e nella preghiera è quello del Vangelo di Matteo che parla della semplicità e della bellezza dei gigli del campo (Mt. 6,28): non si affannano per ciò che non ha importanza perché Dio provvede loro, così noi non abbiamo bisogno di molte cose materiali perché l’amore e il Signore ci danno tutto il necessario. Penso di dovere molto a mia nonna per questi insegnamenti, è stata lei a trasmettermi l’importanza della fiducia in Dio".

    Cosa volete trasmettere ai figli?
    "Mio marito, spesso con una battuta, dice di voler lasciare loro il valore della fratellanza. Il crescere uniti e con la capacità di confidarsi e fidarsi è il più grosso aiuto che possiamo dare loro per la vita: spero che riusciremo a essere sempre esempi coerenti per i figli".

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