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  • 05/01/2007 Quando il vento dell'est aiuta le lavoratrici (Chiara Saraceno, www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Italia e Germania hanno due norme costituzionali molto simili per quanto riguarda la famiglia: la sua protezione come "società naturale fondata sul matrimonio". E l’organizzazione pratica ancora in larga misura fondata su una netta divisione del lavoro tra uomini e donne, in Germania incentivata anche dal sistema fiscale. In entrambi i paesi le istituzioni religiose hanno un ruolo importante nelle politiche sociali pubbliche. Entrambi hanno visto la presenza di un grande partito di ispirazione cristiana e cattolica.

    Molte somiglianze

    A lungo i due paesi sono stati simili anche nello scarso sviluppo dei servizi sociali, per le persone non autosufficienti e per i bambini molto piccoli.(1) Anche se in Germania la questione della non autosufficienza è stata affrontata dal 1993 con una forma di assicurazione obbligatoria. Mentre l’Italia fino a ieri poteva vantare una diffusione delle scuole materne più capillare e, dal 2000, una legge sui congedi genitoriali che apre timidamente ai padri. Condividono anche l’essere tra i paesi europei a più bassa fecondità, anche se per vie diverse: in Italia prevale il figlio unico, in Germania vi è una consistente percentuale di donne, specie tra le più istruite, che non hanno neppure un figlio, ma chi ne ha, ne ha almeno due.

    Come cambia la Germania

    Eppure, nonostante queste somiglianze, in Germania negli ultimi anni la cultura e il discorso pubblico sulla famiglia sono mutate profondamente, portando a cambiamenti che molti ritenevano impensabili, sia sul piano normativo che su quello delle politiche.
    Sul piano normativo, la questione delle coppie di fatto etero e omosessuali che desiderano avere riconoscimento pubblico è stata risolta nel 2000, appunto con un istituto delle unioni civili simile a quello che era già in vigore in molti paesi nordici. Certo, ci sono state le proteste della Chiesa cattolica, ma la norma è passata e il dibattito si è progressivamente sopito senza produrre grandi lacerazioni.
    Sul piano delle politiche, anche sulla base dell’eredità lasciata dal ministro della Famiglia Renate Schmidt del governo Schröder, la Grande coalizione ha segnato una forte svolta. Dal primo gennaio il congedo genitoriale, fin qui pagato nulla o in misura irrisoria, sarà compensato per il 67 per cento, con un tetto massimo di 1.800 euro mensili per dodici mesi, che possono salire a quattordici se il padre ne prende almeno due. Contemporaneamente, è stato avviato un piano per la creazione di asili nido, che sono il punto dolente delle politiche di conciliazione in Germania come in Italia. E si è aperto un dibattito pubblico, che ha coinvolto anche il mondo imprenditoriale, sulla necessità di un maggiore coinvolgimento dei padri nella cura dei bambini oltre che sulla opportunità di sostenere la partecipazione delle giovani donne al mercato del lavoro, senza costringerle a difficili scelte tra maternità e lavoro.
    Da fanalino di coda delle politiche famigliari, la Germania si avvia così a diventare più simile alla Francia e ai paesi scandinavi (vedi le tabelle 1 e 2). Mentre l’Italia, dopo l’innovazione della legge sui congedi, sembra essersi fermata: attardata in discussioni ideologiche su che cosa sia la famiglia e in guerre di confine tra ministeri senza portafoglio. È difficile, ad esempio, individuare una idea di politica della famiglia nella attuale Finanziaria.

    L’onda lunga dell’unificazione

    Perché in Germania è stato possibile fare delle politiche della famiglia una priorità bipartisan nella agenda politica e nel discorso pubblico e in Italia no? Conta, certo, il pluralismo religioso, con il suo effetto di contenimento di pretese monopolistiche, di più chiari rapporti tra Stato e chiese che lasciano spazio a un approccio pragmatico.
    Ma parte della spiegazione sta nell’onda lunga dell’unificazione. Essa ha messo a confronto due modelli di famiglia e di donna. E il confronto non è stato tutto a favore della Germania occidentale. Non a caso, proprio sulle norme che toccavano da vicino la vita delle donne l’unificazione non ha potuto semplicemente trasferire a Est le norme dello Stato occidentale. Ha dovuto arrivare a una mediazione sull’aborto, sulle coppie di fatto, e anche sui servizi, specie per la prima infanzia, e sul sostegno alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
    In Italia una cultura politica, ma anche imprenditoriale, vecchia, unita alla pretesa monopolistica sui valori della Chiesa cattolica e dei suoi autonominati difensori, non riesce a produrre altro che paralizzanti scontri ideologici e frattaglie di politiche (oltre che di ministeri).


    (1)
    Vedi anche Erler, D. (2005) Public work-family reconciliation policies in Germany and Italy, PhD thesis, Università di Siena.

    Tabella 1 Congedi di maternità e genitoriali in alcuni paesi europei

      Congedi di maternità (pagati) Congedi genitoriali
    Danimarca 18 settimane al 100% dello stipendio fino a un tetto massimo, equivalente di fatto a circa il 60% dello stipendio. Ma in base ad accordi sindacali l’80% riceve l’80% 10 settimane alle stesse condizioni del congedo di maternità. Se il padre ne prende almeno 2 sono portate a 12. Dopo di che ogni genitore ha diritto fino a 26 settimane di congedo di cura, fruibili fino al compimento dei 9 anni di età del bambino, pagate al 60% del congedo genitoriale.
    Svezia I genitori possono dividersi 65 settimane di congedo entro gli otto anni del bambino. Le prime 53 sono compensate all’80% dello stipendio, le restanti con un contributo flat rate. Il padre deve prendere almeno un mese, altrimenti viene perso. Il congedo può essere fruito part time
    Francia 16 settimane ciascuno per i primi due figli, 26 dal terzo in su, al 100% dello stipendio con un tetto massimo 156 settimane divisibili tra i genitori entro i tre anni di vita del bambino, senza compenso per il primo figlio, con compenso flat rate per il secondo figlio e successivi. Il congedo è utilizzabile part time
    Germania 14 settimane, al 100% dello stipendio a) fino a dicembre 2006: 156 settimane divisibili tra i genitori , con una indennità flat rate e subordinata a un test dei mezzi solo per i primi due anni, per cui molti ne sono esclusi. Se sono soddisfatte le condizioni di reddito. L’indennità può essere fruita anche se si lavora part time.

    b) da gennaio 2007: 12 mesi, aumentabili a 14 se il padre ne prende almeno due, con una indennità pari al 67% dello stipendio fino a un massimo di 1800 euro

    Italia 15 settimane all’80% dello stipendio 10 mesi divisibili tra entrambi i genitori, aumentabili ad 11 se il padre ne prende almeno tre e fruibili entro gli otto anni di vita del bambino. L’indennità è del 30% dello stipendio ed è pagata solo per i primi sei mesi fruiti entro i primi tre anni del bambino. Per i periodi successivi vi è un test dei mezzi. Il congedo è fruibile in part time verticale ma non orizzontale.

    Fonte: J.C. Gornick e M.M: Meyers, Families that work, Russel Sage Foundation, New York, N.Y., 2003. Per l’Italia: Inps; per la Germania dal 2007 Bundesministerium für Familie, Senioren, Frauen und Jugend, http://www.bmfsfj.de/Elterngeldrechner/

    Tabella 2 Livelli di copertura dei bambini 0-3 in servizi pubblici o convenzionati in alcuni paesi europei

      Posti disponibili sul totale dei bambini 0-3 Bambini iscritti sul totale dei bambini 0-3
    Germania 2003/2005 11,7 10,4
    Francia 2003 47 40,3
    Italia 2000 7,4 n.d.
    Svezia 2004 45.2 45,2

    Fonte: A. Blome e W. Keck, The role of the family in supporting women’s employment, paper presented at the WZB, Berlin, 6 dicembre 2006

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