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  • 01/02/2007 Famiglia e unioni di fatto : passa mozione della maggioranza (E. M., http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    L’Assemblea ha approvato con 306 voti favorevoli, 266 contrari e 10 astenuti la mozione Franceschini ed altri sui pacs e le politiche per la famiglia ed ha respinto tutte le altre mozioni.

    Anche il ministro per la famiglia Rosy Bindi ha dato il parere favorevole del governo alla sola mozione Franceschini, sebbene vi fosse un'altra mozione dell'Udeur. Il ministro ha sottolineato che il governo non ha intenzione di equiparare la famiglia tradizionale alle altre forme di convivenza ma di dare attuazione a quanto previsto dalla Costituzione sulla realizzazione delle persone nelle formazioni sociali tutelando i diritti delle singole persone conviventi, a prescindere dal sesso.

    La mozione approvata, a firma dei deputati Franceschini, Donadi e Sgobio, si rifa' direttamente all'impegno di attuazione del programma dell'Unione in materia di politiche per la famiglia, che recita: "L'Unione si impegna a sostenere il diritto di ogni persona a scegliere il proprio percorso di vita e il ruolo delle famiglie come un luogo di esercizio delle solidarietà intergenerazionali, della cura e della tutela del benessere dei figli e degli affetti. In tema di unioni di fatto la mozione impegna quindi il governo a presentare alla Camera dei deputati un disegno di legge entro il 15 febbraio 2007, sempre in attuazione del programma dell'Unione, sul tema del "riconoscimento giuridico di diritti, prerogative e facoltà alle persone che fanno parte delle unioni di fatto. Al fine di definire natura e qualità di un'unione di fatto, non è dirimente il genere dei conviventi, né il loro orientamento sessuale. Va considerato piuttosto, quale criterio qualificante, il sistema di relazioni (sentimentali, assistenziali e di solidarietà), la loro stabilità e volontarietà".

    In tema di altre politiche per la famiglia, la mozione impegna il Governo ad attuare un altro punto del programma, "innovare l'intervento pubblico in modo che le risorse messe a disposizione dal Governo centrale: facciano da volano di una più ampia mobilitazione di risorse pubbliche - provenienti dal sistema delle autonomie - e private - il terzo settore e le famiglie stesse, chiamate a compartecipare al costo dei servizi a prezzi accessibili differenziati in base alle loro condizioni economiche; realizzino la massima efficacia possibile nel sostenere i redditi personali e familiari e nel contrastare i fenomeni di povertà ed esclusione sociale e facciano ciò in forme incentivanti comportamenti attivi e non passivi dei beneficiari".

    Gli obiettivi dell'azione sono "realizzare due libertà fondamentali per i giovani, quella di rendersi autonomi dalla famiglia di origine e quella di poter costituire una propria famiglia; contrastare la povertà e l'esclusione sociale; ampliare il diritto per le donne di partecipare al mercato del lavoro senza rinunciare al diritto alla maternità; favorire la conciliazione tra vita lavorativa e vita personale e familiare; coniugare il riconoscimento delle famiglie come un'espressione della socialità con il rispetto dei diritti dei singoli componenti, compresi i minori; assicurare i diritti dei bambini e delle bambine e realizzare le condizioni per un'infanzia libera dal rischio della povertà e ricca di occasioni di socializzazione e di crescita è un dovere di cittadinanza; tutelare il benessere e la salute dell'infanzia e dell'adolescenza, garantendo un organico e integrato intervento di protezione materno-infantile, finalizzando a tale scopo un'azione di messa in rete di tutti gli interventi sociali, sanitari e educativi che si rendono necessari".

    Inoltre si prevede di "favorire una vecchiaia attiva, inserita nella rete delle relazioni affettive, familiari e sociali, assicurando al contempo l'assistenza a chi ne ha bisogno; riconoscere la cura come questione di giustizia sociale, il che comporta, fra l'altro, garantire rispetto e tutele ai lavoratori impiegati nelle mansioni di cura; perseguire questi obiettivi è parte essenziale della costruzione di un welfare dello sviluppo umano, di una società più libera e solidale. Ed è essenziale anche per riaprire una prospettiva di crescita economica stabile: basti pensare alle ricadute positive sull'economia che derivano dalla promozione del lavoro delle donne, con gli effetti positivi sui redditi familiari e sulla natalità, dallo sviluppo del capitale umano dei cittadini, a cominciare dai figli, da una rete di servizi che colmi finalmente un ritardo strutturale dell'economia italiana".

    Nel quadro delle responsabilità istituzionali stabilito dal nuovo Titolo V della Costituzione - si ricorda anche nella mozione - "spetta al governo nazionale: definire i livelli essenziali di assistenza da garantire a tutti i cittadini sul territorio nazionale; realizzare un sistema coerente di sostegno dei redditi e delle responsabilità familiari, anche sostenendo gli impegni di cura e di accudimento dei bambini e delle bambine nelle loro necessità di crescita; predisporre forme di finanziamento che premino l'iniziativa delle autonomie locali, riorganizzando il Fondo nazionale per le politiche sociali (continuamente tagliato dal Governo di centrodestra in questi anni) e finalizzandolo alla promozione della rete dei servizi".

    Le mozioni non approvate erano state presentate come primi firmatari da Volontè, Fabris, Maroni, Villetti, Del Bue , La Russa, Della Vedova e Bertolini, Turco e Villetti.

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