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  • 09/02/2007 Dico, le prime reazioni dei vescovi. Il papa alla Colombia: difendere l'identità della famiglia (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

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    Il ddl del governo continua a raccogliere critiche dai vescovi. Il Sir: giudizio negativo. Intanto, il papa incontra il nuovo ambasciatore della Colombia, dove ieri sono stati equiparati i diritti patrimoniali delle coppie gay a quelli del matrimonio. Toni accesi, ma anche ignoranza di media e politica nel collocare posizioni e dichiarazioni nel giusto contesto. Il giorno dopo l’approvazione da parte del governo del disegno di legge sui Dico, il commento più autorevole del dibattito è quello del papa che ricevendo in udienza Juan Gomez Martinez, nuovo ambasciatore colombiano presso la Santa Sede, è tornato a difendere la realtà della famiglia fondata sul matrimonio. Immediate le reazioni, con titoli urlati dei giornali telematici e gli inviti dei Capezzone di turno ad agire sul piano diplomatico contro la Santa Sede. Peccato che il papa stamani non abbia parlato dei Dico, ma, come avviene ad ogni presentazione delle lettere credenziali di un ambasciatore, abbia passato in rassegna la situazione del paese rappresentato, in questo caso la Colombia.

    Benedetto XVI ha proposto così un ragionamento articolato, senza sottrarsi ad una novità di non poco conto dell’ordinamento giuridico colombiano, che proprio ieri ha equiparato i diritti patrimoniali delle coppie gay a quelli del matrimonio. Un bel salto in avanti che non lascia indifferente la Chiesa e il pontefice che oggi esprime “preoccupazione”. ”Alla luce della ragione naturale e dei principi morali e spirituali che provengono dal Vangelo – ha detto - la Chiesa cattolica proseguirà a proclamare senza cessare la inalienabile grandezza della dignità umana”. E ancora: ''E' necessario appellarsi anche alla responsabilità dei laici presenti negli organi legislativi e nel governo e nell'amministrazione della giustizia affinché le leggi siano sempre espressione di principi e di valori conformi col diritto naturale e che promuovano l'autentico bene comune”.

    Passando dal caso colombiano a quello italiano (oggettivamente diverso), le critiche al progetto dei Dico continuano ad essere numerose, specie tra i vescovi. Mons. Edoardo Menichelli, arcivescovo di Ancona e membro della Commissione episcopale per la famiglia, parla di “ferita nei confronti del matrimonio” (anche l'Osservatore Romano usa lo stesso termine) e di progetti “che non sono nella nostra tradizione e nemmeno sono in linea con la Costituzione”. “Questa legge - ha detto - incide sul sentire della gente, anche di chi non ha la fede cristiana ma riconosce la necessità dei valori". I Dico, insomma, sono frutto di "un relativismo etico figlio del soggettivismo etico per il quale tutto è considerato relativo mentre serve una coscienza illuminata dalla ragione”.

    Sulla stessa linea, la nota settimanale dell’agenzia Sir, promossa dalla Conferenza episcopale italiana, secondo cui "il testo normativo minaccia di incidere pesantemente, per intenzioni palesi e per conseguenze prevedibili, sul futuro della nostra società nazionale sia dal punto di vista giuridico, sia a livello culturale e di costume sia, infine, nella concreta ricaduta sulla vita delle famiglie italiane”. “Per questa somma di motivi e non certo per un qualche astratto e pregiudiziale anatema, - è il ragionamento - il giudizio su tale iniziativa di legge non può che essere nettamente negativo".

    Da parte sua, il presidente dei Giuristi Cattolici, Francesco D’Agostino, spiega che "il Dico vuole istituzionalizzare le convivenze sessuate e per questo appare alternativo rispetto al matrimonio”. “Si vuole - ha spiegato D'Agostino - regolare un particolare tipo di convivenze: questa è l'idea di fondo e la percepiamo nell'articolo uno perché si parla di convivenze a base affettiva. E' un'espressione ambigua. La normale affettività familiare, ad esempio tra genitori e figli, è una cosa diversa”. Secondo il prof. D'Agostino, "porre accanto al matrimonio un altro istituto introduce fortissimi elementi di squilibrio perché le future coppie si porranno l'alternativa tra ricorrere al Dico o al Matrimonio". E questo, ha scandito, "scalfirà soprattutto il matrimonio civile, istituzione sociale che merita rispetto e tutela".

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