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  • 09/02/2007  Diritti per i conviventi. Il governo inventa i ''Dico'' (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

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    Presentato ieri sera il disegno di legge Bindi-Pollastrini sulle unioni di fatto. Diritti, ma senza dichiarazione congiunta delle coppie di fronte all'ufficiale dell'anagrafe. Politica divisa, mentre i vescovi esprimono la loro perplessità.

    Quattordici articoli in quattro pagine per disciplinare i "diritti e i doveri delle persone stabilmente conviventi". Dopo mesi di dibattito acceso, il governo ha partorito ieri sera il disegno di legge sulle coppie di fatto: una proposta da discutere in Parlamento che introduce nell’ordinamento i cosiddetti “Dico”, ovvero i diritti dei conviventi e la prima possibilità per le coppie omosessuali di vedersi riconosciuti diritti, in virtù del loro legame affettivo. Nessun ricorso ai Pacs o all’ufficializzazione vera e propria delle coppie (almeno secondo le intenzioni dei promotori): soluzione che accende il dibattito e riceve il giudizio negativo dei vescovi, pur con la massima cautela in attesa di conoscere meglio i dettagli. Ma entriamo nel dettaglio della proposta, a cominciare dai soggetti coinvolti. I Dico - si legge nel testo approvato dal Cdm - possono essere stipulati solo da "due persone maggiorenni e capaci, anche dello stesso sesso, unite da reciproci vincoli affettivi, che convivono stabilmente e si prestano assistenza e solidarietà materiale e morale, non legate da vincoli di matrimonio, parentela in linea retta entro il secondo grado, affinità in linea retta entro il secondo grado, adozione, affiliazione, tutela, curatela o amministrazione di sostegno, sono titolari dei diritti, dei doveri e delle facoltà stabiliti dalla presente legge".

    Il provvedimento riconosce alle coppie di conviventi, anche omosessuali, alcuni diritti oggi riservati esclusivamente agli sposati: assistenza sanitaria, pensione di reversibilità, alimenti. Non ci sarà, però, la dichiarazione congiunta delle coppie di fronte all'ufficiale dell'anagrafe: una scelta compiuta per evitare di dare l'idea di un rito para-matrimoniale. In concreto, il Dico riconosce la possibilità di assistere il convivente, ma anche il diritto ad avere voce sulle decisioni in caso di malattia e di morte, come la donazione degli organi. Previsti, inoltre, il “permesso di soggiorno per convivenza”, se uno dei due conviventi è straniero; la successione nel contratto di locazione, “purché la convivenza perduri da almeno tre anni o vi siano figli comuni”; tutele lavorative in materia di trasferimenti e assegnazioni di sede; diritto alla successione in campo ereditario e agli alimenti (in caso di annullamento del Dico), i quali saranno versati per un periodo proporzionalmente alla durata della convivenza.

    - Il testo integrale del ddl

    LE REAZIONI POLITICHE. Via libera dall'Ulivo, totale contrarietà da parte dell’Udeur, bocciatura netta dell’opposizione. Sono queste le posizioni in campo, sebbene non manchino sfumature diverse anche all’interno degli stessi schieramenti. Ecco così che Rifondazione Comunista, con Vladimir Luxuria, spiega che il disegno di legge, privo della dichiarazione congiunta, rappresenta ''un compromesso al ribasso'', mentre il ministro Paolo Ferrero chiede di diminuire gli anni di convivenza necessari per accedere ai diritti previsti dalla legge. Moderatamente soddisfatto Franco Grillini, deputato dei Ds e presidente onorario di Arcigay: ''Si poteva fare meglio, ma è un primo passo rilevante”. E se Rutelli parla di intesa equilibrata, il centrodestra non sembra intenzionato a spostarsi dalla linea del no. I colonnelli di Fi, An e Udc preannunciano che in Parlamento ci sarà battaglia, anche se qualcuno spera che Berlusconi lasci davvero libertà di coscienza.

    I VESCOVI: UNA SCELTA SBAGLIATA. In attesa di approfondire il ddl del governo e di esprimere una posizione comune come Conferenza episcopale, non si sono fatti attendere i commenti di alcuni vescovi, a cominciare da monsignor Giuseppe Anfossi, presidente della Commissione Famiglia della Cei, timoroso per i contraccolpi che potrebbe avere in futuro questa legge sulle nuove generazioni. "La legge è da non farsi – ha detto - perché in gioco c'é una gioventù che va verso una famiglia non più così attraente dal punto di vista della convenienza, dell'ideale, e della protezione da dare ai figli". Chiarissimo anche monsignor Alessandro Maggiolini: “Sapevo che prima o poi l'avrebbero approvato, non c'erano dubbi. Spero che al Senato, si possa assistere ad una prova di discernimento. Mi auguro che lì ragionino un po’ di più, discutano un po’ di meno, e vedano le cose per quello che sono e cioè che la famiglia è importante, che un padre deve fare il padre e una madre la madre, che il matrimonio e una cosa seria da preservare”. “Siamo in discesa libera”, rincara mons. Filippo Strofaldi, vescovo di Ischia, mentre mons. Tommaso Ghirelli, vescovo di Imola, si appella alle nuove generazioni e spiega che i giovani devono avere ''il coraggio di sposarsi''.

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