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  • 10/02/2007 Dico, il dibattito continua. Ma solo il 6% degli italiani ritiene la legge una priorità(Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

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    I Dico non entusiasmano né convincono la Chiesa italiana. E anche gli italiani non li ritengono urgenti. Il dato emerge da un sondaggio commissionato dalle Acli alla società Codres di Roma. I particolari...

  • Le prime reazioni dei vescovi. Il papa alla Colombia: difendere la famiglia

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  • Diritti per i conviventi. Il Governo inventa i "Dico"

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  • Il testo integrale del disegno di legge

    I Dico non entusiasmano né convincono la Chiesa italiana. Per tutta la giornata di ieri, si sono susseguite dichiarazioni dello stesso segno, rafforzate anche dal monito del papa all’ambasciatore colombiano presso la Santa Sede a difendere la famiglia e la legge naturale. Tutte concordi nel ribadire – come aveva fatto nel primo pomeriggio l’agenzia Sir della Cei - che la famiglia è una e che il disegno di legge rischia di essere una minaccia. Unica voce fuori dal coro, quella del vescovo emerito di Ivrea, Luigi Bettazzi, che considera il ddl “una soluzione che va incontro a delle esigenze senza creare i pericoli che si temevano per famiglia naturale”. “Credo che se da una parte c'erano delle spinte ad un rigoroso riconoscimento assoluto, – ha proseguito il presule in un’intervista al Tg1 - dall'altra c’erano però dei timori spinti all'eccesso”.

    Mentre continua il dibattito, arriva tuttavia un dato molto significativo di un sondaggio commissionato dalle Acli alla società Codres di Roma, da cui emerge che solo il 6% degli italiani riteneva urgente un provvedimento in tema di unioni di fatto. Realizzato nei giorni scorsi, il 7 e l'8 febbraio, su un campione di circa 1000 intervistati rappresentativo della popolazione italiana maggiorenne, l’indagine fotografa ben altre priorità segnalate dai cittadini: correggere gli squilibri del sistema pensionistico (41%); fare delle leggi per risolvere i problemi della sanità (39%); dare un sostegno ai lavoratori precari (39%); ridurre gli sprechi nella pubblica amministrazione (24%); fare una politica a sostegno della famiglia (24%); completare il processo di liberalizzazione dei servizi per tutelare i consumatori (11%). Nel merito della questione, interrogati sulla disponibilità a riconoscere diritti alle convivenze, il 37% degli italiani, la maggioranza relativa, ritiene se ne debbano concedere “solo alcuni, perché queste coppie non possono essere equiparate alle coppie sposate”. Percentuali pressoché simili, invece, tra i favorevoli alla concessione di “tutti i diritti delle coppie sposate” (31%) e quelli nettamente contrari – “nessun diritto” - perché “contrari comunque ad una legge sulle coppie di fatto” (28%).

    Sull'opportunità, inoltre, di riconoscere i diritti al singolo convivente piuttosto che alla coppia, quasi la metà degli italiani (45%) si dice d'accordo sulla proposta di diritti individuali. Un'altra metà dei cittadini (49%) non condivide questa posizione o perché contraria in toto al riconoscimento giuridico delle coppie di fatto (11%) o perché favorevole a questo riconoscimento (21%) o, infine, perché non ha un'opinione chiara sull'argomento (16%). Quanto alle vere necessità delle famiglie, gli italiani sembrano avere le idee chiare: “agevolazioni fiscali” (44%) e “servizi per gli anziani” (42%), mentre a seguire trovano posto “orari di lavoro che vengano incontro alle esigenze familiari” (32%) e l’“aumento gli assegni familiari” (31%).

    “La fretta con cui è stata chiesta e quasi pretesa questa legge -afferma Andrea Olivero, presidente delle Acli - è parsa una forzatura ideologica. Nessuno ha saputo spiegare perchè questa legge andava fatta entro febbraio, prima ancora si diceva entro gennaio, o entro dicembre. Tanto più che un testo legislativo non sembrava strettamente necessario. La maggioranza dei diritti richiesti era sostanzialmente esigibile sul piano del diritto privato. Si è voluto partire dalla coda del fare a tutti i costi una legge piuttosto che dalla testa, con l'analisi delle ingiustizie da correggere o dei diritti in più eventualmente da concedere”. E ancora: “Se la famiglia è al centro dell'azione di governo, pretendiamo che contemporaneamente ad un disegno di legge in materia di evoluzione dei diritti delle persone che convivono, ne venga presentato uno di evoluzione dei diritti giuridici della famiglia. Perchè anche e soprattutto la famiglia ha bisogno di nuovi e migliori sostegni giuridici, che la promuovano oltre il campo delle esigenze economiche”. Le proposte da cui partire? L’introduzione del quoziente familiare nel regime fiscale e l’utilizzo dei soldi derivanti dalle maggiori entrate fiscali a sostegno delle politiche per la famiglia.

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