TuttoTrading.it

SITO

  • Home
  • Mappa
  • Contatti
  • G.Temi
  • Dividendi
  • Div.19
  • Shopping
  • Informaz.
  • Sicur.Inf.
  • Trading
  • Collezioni




    VAI ALLA MAPPA DEL SITO

    Google analytics


    eXTReMe Tracker


  • 11/02/2007 Aborto: il Portogallo decide con un referendum (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)

    Ricerca personalizzata

    Per la seconda volta in meno di dieci anni, portoghesi alle urne oggi per decidere se depenalizzare l’interruzione della gravidanza entro le prime dieci settimane. Per i sondaggi “si” in vantaggio, ma il paese appare distratto…

    “È d'accordo con la depenalizzazione dell'interruzione volontaria della gravidanza, se realizzata per scelta della donna nelle prime dieci settimane e in un centro sanitario legalmente autorizzato?”: è questo il quesito al quale quasi nove milioni di portoghesi sono chiamati oggi a rispondere per la seconda volta nel giro di un decennio. Un referendum che mira alla modifica della legge datata 1997 e che contempla la possibilità di un aborto nei casi in cui vi sia un pericolo di vita o di grave rischio psico-fisico per la donna (aborto consentito entro le 12 settimane di gravidanza), di violenza carnale (entro le 16 settimane) o di rischio di malformazione del feto (entro le 24 settimane). Una legislazione che stabilisce l’obbligatorietà dell’assenso dei genitori per le minorenni e che – unica in Europa – stabilisce anche delle norme penali per chi abortisce illegalmente (tre anni di carcere per la donna, sette per i medici). La consultazione popolare mira al rovesciamento radicale della situazione: di fatto, è la liberalizzazione della pratica abortiva nelle prime dieci settimane di gravidanza. Un doppio salto mortale, da una legge fra le più rigorose a quella più permissiva, perché nessuna condizione verrebbe richiesta, se non “la scelta” della donna e la realizzazione dell’intervento in un “centro sanitario legalmente autorizzato”.  Se dovesse vincere il “si” – anche in assenza del quorum - il governo presenterà in parlamento una proposta per riformare la legge nel senso indicato; se invece prevarranno i “no”, tutto resterà immutato, anche se è plausibile che ugualmente sarà presentato un progetto di legge per giungere almeno ad una sospensione delle pene. E neppure è possibile escludere l’ipotesi di un eventuale terzo referendum nel giro di qualche tempo.

    La consultazione popolare è stato indetta dal governo socialista del premier José Socrates, che spera così in un pronunciamento popolare differente da quello del 1998, quando un referendum identico non raggiunse il quorum del 50% dei votanti, risultando dunque non valido. Ma il messaggio fu ugualmente chiarissimo, perché di quel 32% di portoghesi che si recò alle urne la maggioranza si espresse per il “no”, attestato al 50,8%. Una sorpresa, perché tutti i sondaggi della vigilia prevedevano una vittoria dei si.  E’ quello che succede anche stavolta, con le ultime rilevazioni a descrivere un “si” alla depenalizzazione attestato fra il 53% e il 58.7%, contro un “no” ampiamente sotto al 40% e una quota di indecisi del 12,5%. Si prevede alta l’astensione, ma non capace di invalidare il risultato finale: è stimata fra il 40% e il 45% degli aventi diritto al voto. Per il “si” si sono schierati il Partito socialista, gli eco-comunisti e gli estremisti del Bloque de Esquerda. Il maggior partito d’opposizione, il centrodestra del Psd, lascia libertà di coscienza, mentre parere contrario è stato dato dal Partito popolare.

    “Una scelta per la modernità”, è lo slogan del movimento per il si, che sottolinea da un lato l’eccezione portoghese nella legislazione europea (uno dei pochi paesi a indicarlo come atto illecito), e dall’altro la necessità di porre fine alla “vergogna nazionale dell’aborto clandestino”, che porterebbe nella vicina Spagna 20mila donne ogni anno. Condizionale d’obbligo, perché i dati non sono verificabili e la tentazione di esagerare è troppo ghiotta per rinunciarvi. La verità è che – in fondo – la legge portoghese non si discosta poi di tanto da quella spagnola, con la sola fondamentale differenza però che viene applicata dai medici (per la gran parte peraltro obiettori di coscienza) in modo restrittivo (e serio), esprimendo il consenso all’interruzione di gravidanza solo in presenza di un “rischio psico-fisico” per la donna effettivamente dimostrato e dimostrabile.

    Giornali e televisione affrontano diffusamente l’argomento, esaminando anche l’aspetto penale. In verità, anche se la legge considera l’aborto come un crimine, nella realtà dei fatti la donna che abortisce non finisce in carcere: la magistratura portoghese infatti si è dimostrata tanto inflessibile sui principi quanto clemente nella pratica concreta, in questo interpretando i sentimenti di una popolazione che in gran parte considera l’aborto come un atto illecito ma al tempo stesso non desidera che chi lo compie finisca in galera. E’ anche per questo che – nel 1998 come stavolta – l’astensione al referendum è stata e sarà alta: un tema simile non si presta ad essere risolto con un “si” o un “no”.

    Sul fronte contrario al referendum è schierata naturalmente la Chiesa Cattolica, ma il dibattito è ben lontano dai toni di scontro fra le opposte fazioni di “laici” e “cattolici” che si osservano alle nostre italiche latitudini. L’atteggiamento della Conferenza Episcopale portoghese è stato netto e discreto al tempo stesso: i vescovi si sono limitati a ribadire – nella nota pastorale “Ragioni per scegliere la vita” – i motivi per i quali un cristiano debba dire no, e hanno lasciato ai laici il compito, l’onere e l’onore di intraprendere le conseguenti iniziative concrete.

    Un appoggio e un sostegno ai pro-life portoghesi è giunto anche dal Movimento per la vita italiano, che con il suo presidente Carlo Casini ha ricordato la traduzione in lingua portoghese della pubblicazione “La vita umana prima meraviglia”, con un video che illustra lo sviluppo di una vita a partire dal concepimento: un modo per sostenere concretamente il difficile compito degli amici lusitani. “Abbiamo ora lanciato in Italia una mobilitazione di tutti i nostri centri e gruppi per una grande preghiera per la vita, nella speranza che le nostre suppliche possano contrastare la campagna che vuole legalizzare l’aborto”. Casini, che è anche parlamentare europeo, ha firmato con altri 55 europarlamentari un documento che esprime contrarietà al quesito referendario: “Dobbiamo smetterla di pensare alle singoli nazioni europee come monadi chiuse in se stesse”, ha sostenuto: “Quando si decide su materie importanti come la difesa della vita, ci sono immediati effetti su tutti i paesi. Se il Portogallo respingerà il referendum sull’aborto sarà un vantaggio per l’Europa”.

  • Archivio pacs - DICO
  • Ricerca personalizzata

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti



    VAI ALLA MAPPA DEL SITO