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  • 13/02/2007 Famiglia da difendere. La crisi del matrimonio, il fenomeno delle convivenze (Simone Baroncia, http://www.korazym.org)

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    Continua a diminuire il matrimonio tra i giovani mentre è in rapida ascesa il fenomeno delle convivenze. I dati Istat contestualizzano molto bene il dibattito sui Dico e anche le preoccupazioni della Chiesa.

    Continua a diminuire il matrimonio tra i giovani mentre è in rapida ascesa il fenomeno delle convivenze: sulla base dei dati rilevati presso gli uffici di Stato civile dei Comuni italiani, nel 2005 sono stati celebrati poco più di 250mila matrimoni. Un numero in diminuzione dal 1972, anno in cui si sono registrate poco meno di 419mila nozze, ad eccezione di un lieve recupero nei primi anni '90. Lo sottolinea l’Istat che ha diffuso i risultati delle rilevazioni sui matrimoni celebrati in Italia, aggiornati al 2004-2005. Questo fenomeno, spiega l’Istat, va interpretato nel quadro più generale delle trasformazioni dei comportamenti familiari: sono sempre più numerose le coppie, ormai oltre 500mila, che scelgono di formare una famiglia fuori dal matrimonio.

    La conferma di questo mutato atteggiamento arriva anche dalle informazioni sulle nascite rilevate dall’Istat, che consentono di monitorare quella che si può definire la ‘punta dell’iceberg’ del fenomeno delle libere unioni, ovvero la frequenza delle coppie di fatto con figli. L’incidenza di bambini nati al di fuori del matrimonio è, attualmente, intorno al 15%, cioè quasi 80 mila nati all’anno, quasi il doppio rispetto a dieci anni fa, quando questo valore era pari all’8%. Insieme alla diminuzione dei matrimoni si è rafforzata la tendenza alla posticipazione delle nozze verso età più mature. Attualmente, gli sposi alle prime nozze hanno un’età media che è intorno 32 anni e le spose quasi 30 anni, 4 anni in più dell’età che avevano in media i loro genitori al primo matrimonio. Inoltre, dallo scorso decennio la tendenza a rinviare le prime nozze si è ulteriormente accentuata. Agli inizi degli anni ‘90 la maggioranza dei trentacinquenni era sposata, solo il 17% era ancora celibe o nubile; oggi questa percentuale è salita al 30%.

    La tendenza alla diminuzione dei matrimoni e alla posticipazione delle nozze è diffusa in tutto il paese, anche se il fenomeno della nuzialità presenta delle importanti differenze territoriali. Ci si sposa più al Sud e nelle Isole (rispettivamente 4,9 e 4,6 matrimoni per 1.000 abitanti nel 2005) che al Nord (3,8 per 1.000 abitanti). Le regioni dove si registra il massimo e il minimo dei matrimoni sono rispettivamente la Campania (5,3 nozze per 1.000 abitanti) e l’Emilia-Romagna (3,5). Laddove i matrimoni sono più frequenti, inoltre, l’età media degli sposi diminuisce: le ragazze campane hanno in media 27,9 anni alle prime nozze, mentre in molte regioni del Nord l’età media delle spose al primo matrimonio supera i 30 anni. Anche il numero di separazioni e di divorzi è in costante aumento: gli ultimi dati riferiti al 2004 indicano oltre 80 mila separazioni l’anno e oltre 45 mila divorzi. Il numero medio di divorzi per 100 matrimoni è nel nostro paese pari a circa 15. A questo fenomeno è collegato l’aumento dei secondi matrimoni (o successivi) che si riscontra nell'ultimo decennio. Attualmente in quasi il 10% delle nozze almeno uno degli sposi è alla sua seconda esperienza. I secondi matrimoni sono più diffusi nelle regioni del Nord e del Centro, rispetto al Sud e alle Isole.

    Le percentuali più elevate si registrano nell’ordine in Valle d'Aosta (23,8), Liguria (21,1), Friuli-Venezia Giulia (19,5), Piemonte (17,8), Emilia-Romagna (17,5), Toscana (17,0). All’opposto si collocano la Calabria (5,2), la Campania (5,9) e la Basilicata (6,1). Gli uomini al secondo matrimonio hanno in media 47 anni se sono divorziati e 58 se sono vedovi. Le donne, invece, si risposano mediamente a 41 anni se divorziate, o a 47 anni se sono vedove. La tipologia più frequente tra i secondi matrimoni è quella in cui lo sposo è divorziato e la sposa è nubile (il 4,2% dei matrimoni celebrati nel 2004), segue il caso opposto in cui è la sposa ad essere divorziata e lo sposo è celibe (3,4%). Quasi la totalità di questi matrimoni sono celebrati con il solo rito civile, ad eccezione dei rari casi in cui oltre all’annullamento degli effetti civili del matrimonio si è avuto anche l'annullamento religioso.

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