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  • 05/03/2007 Family day: No ai Dico e si alla famiglia fondata sul matrimonio (http://www.canisciolti.info)

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    Rimane alta l'attenzione del mondo cattolico sui Dico alla vigilia del loro approdo al Senato. Anche se domani l'iter parlamentare inizia tra molte incertezze, la voglia di "mobilitazione" non scema, anzi. In settimana - a quanto si apprende, giovedì - i movimenti aderenti al Forum delle associazioni familiari si incontrano per mettere a punto modalità e tempi del previsto 'Family day'. A quel punto dovrebbe partire un'azione capillare di ogni movimento che, nel giro di qualche settimana, o al massimo mese, porterà in piazza decine di migliaia di cattolici che dicono 'no' ai Dico e 'sì' alla famiglia fondata sul matrimonio.

    Sul progetto gli organizzatori tengono ancora il massimo riserbo, anche se ormai le principali divergenze tra le diverse sensibilità sembrano superate. I motori del 'Family day' - che tra gli altri vede coinvolti, a diverso titolo, Movimento per la vita e Acli, Azione cattolica e Rinnovamento nello spirito, Sant'Egidio e Comunione e liberazione - ormai girano bene. L'obiettivo, spiegano, non è un corteo politico o sindacale, ma "una grande festa di famiglie normali", una "mobilitazione spirituale" del "popolo cattolico". E, del resto, gli incerti destini del ddl Bindi-Pollastrini nelle pastoie del Senato ha eliminato il movente meramente politico e ha fatto cadere qualche perplessità di principio. "L'obiettivo della manifestazione di piazza - spiega l'europarlamentare Udc Carlo Casini - non è stare con Prodi o contro Prodi, con Berlusconi o contro Berlusconi. La prospettiva è legata ad un avvenire molto più lungo".

    La prospettiva è quella più volte indicata dal presidente uscente dei vescovi italiani, il cardinale Camillo Ruini. Che già a Verona, nel corso del Convegno decennale di settembre della Chiesa italiana, invitava a "tener accuratamente presente la differenza tra il discernimento rivolto direttamente all'azione politica o invece all'elaborazione culturale e alla formazione delle coscienze: di quest'ultimo infatti, piuttosto che dell'altro, la comunità cristiana come tale può essere la sede propria e più conveniente". Attori principali di questo processo, spiegò il porporato di Sassuolo, devono essere i laici cattolici. Improbabile, dunque, che la Cei voglia interferire sui tempi delle scelte dei movimenti cattolici per il 'Family day'. Così come è escluso che la linea possa cambiare se - come tutto lascia supporre - verrà nominato mercoledì monsignor Angelo Bagnasco, arcivescovo di Genova, al posto di Ruini. In un'intervista rilasciata oggi a 'Repubblica', il presule ribadisce chiaro e tondo la linea di Ruini: "Non possono aspettarsi - afferma - che la Chiesa dica sì e applauda le idee di riforma di istituti chiave come la famiglia".

    Anche nei giorni scorsi, Ruini è tornato a ribadire la validità del "progetto culturale" della Cei e la centralità della "questione antropologica" nell'attenzione della Chiesa. Le conclusioni di un convegno da lui presieduto a Roma hanno caldeggiato una diffusione "capillare" di un "cattolicesimo popolare" - alternativo ad un "cristianesimo minimale" - per rispondere a sfide "pubbliche" come quelle relative alla vita e alla famiglia.

    Il 'Family day', allora, come ha spiegato oggi Carlo Casini, potrebbe rivelarsi il segno di una "riscossa" cattolica che, iniziata con la campagna astensionistica per il referendum sulla procreazione medicalmente assistita del giugno 2005, ribalti lo spirito di "arrendevolezza, timore, pudore, sudditanza culturale" che ha caratterizzato i cattolici in altre stagioni politiche italiane. Gli ha fatto eco monsignor Elio Sgreccia, presidente della Pontificia academia pro vita, quando ha spiegato che di fronte a un sistema mediatico ideologizzato a alla timidezza di alcuni ambienti cattolici, quella di scendere in piazza è "legittima difesa".

    Una fierezza, quella che traspare dalle parole degli esponenti cattolici, che non sembra curarsi molto delle altre voci. Il ministro della Pubblica istruzione, Beppe Fioroni, annuncia di essere "pronto a scendere in piazza per difendere la famiglia", e il deputato 'prodiano' Franco Monaco risponde che "chi è interessato a un confronto civile e propositivo su 'dico' e politiche di sostegno della famiglia, specie se ha alte responsabilità politiche e istituzionali, farebbe bene a impegnare le proprie energie più nel Parlamento che nella piazza". Ma l'organizzazione dell'associazionismo cattolico non pensa ai politici, non primariamente, almeno. Così come non si sente intimorita dalla manifestazione organizzata per sabato prossimo dall'Arcigay a Roma a favore dei Dico e della laicità dello Stato. "Se le manifestazioni, da quanto apprendo sui giornali, le fanno gli omosessuali, perché non le devono fare le famiglie?", si è chiesto di recente monsignor Rino Fisichella, cappellano di Montecitorio.

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