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  • 05/03/2007 Quant'è complicato il sistema familiare (Angela Martone, www.lavoce.info)

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    Alcune proposte di legge mirano a modificare la tassazione del reddito delle persone fisiche: si tratta di ipotesi di quoziente familiare che, seppur con diversi meccanismi di attuazione, impongono tutte un medesimo cambiamento sostanziale dell’imposizione perché varia l’unità impositiva da individuo a nucleo familiare.
    Al di là di valutazioni sugli effetti redistributivi e sull’effettivo raggiungimento di obiettivi di equità orizzontale, di fatto gli unici che progetti di questo tipo si prefiggono (link a De Vincenti e Paladini), vanno considerati con attenzione gli aspetti amministrativi e organizzativi connessi al cambiamento di unità impositiva.

    I soggetti interessati

    Assumere il nucleo familiare come unità impositiva implica, in primis, la sua precisa "definizione", ovvero stabilire i criteri di identificazione dei soggetti componenti. Per farlo, anche in virtù del recepimento dei nuovi indirizzi contenuti nel disegno di legge sui Dico, occorrerebbe una specifica soluzione normativa.
    Pur senza entrare nelle questioni legate alle unioni di fatto e alle convivenze, e rimanendo in un ambito strettamente legato al matrimonio, si presentano particolari problematiche nel caso di contribuenti separati o divorziati con figli a carico. Si avrebbero infatti situazioni nelle quali ciascun coniuge, separato e senza nuovi legami, potrebbe costituire un nucleo familiare a sé con la partecipazione dei figli per la parte a suo carico. Oppure, per sola convenienza fiscale, ricostituire un nucleo familiare che di fatto non esiste più.
    Ancora più problematica l’identificazione dei nuclei familiari derivanti da nuovi legami nei quali almeno uno dei componenti abbia figli anche da precedenti unioni.

    Gli adempimenti dei sostituti di imposta

    L’introduzione del nuovo regime di tassazione pone il problema di se, e in che misura, il cambiamento debba essere recepito dai sostituti di imposta.
    Nello specifico, per quanto concerne i redditi da lavoro dipendente e pensione, le ritenute sono attualmente operate sul reddito percepito e su base personale.
    D’altro canto, secondo l’attuale normativa, il datore di lavoro o l’ente erogante non è tenuto a conoscere i redditi del coniuge o convivente ovvero all’applicazione di un’aliquota di imposizione che tenga conto del quoziente familiare. Tanto più se è applicabile solo in fase consuntiva cioè quando si dispone delle informazioni complete dei redditi percepiti dai componenti del nucleo familiare. Inutile sottolineare gli ulteriori aggravi derivanti da un regime di tassazione familiare opzionale rispetto all’attuale regime.
    Va da sé che o si aggrava in maniera considerevole il sostituto d’imposta, obbligandolo, in sede consuntiva, a ulteriori adempimenti relativi non solo al suo lavoratore o pensionato, ma relativi al nucleo familiare cui il percettore appartiene. Oppure si obbligano oltre 14 milioni di contribuenti a presentare dichiarazione per avvalersi di un regime fiscale più favorevole. È verosimile che una gran parte di essi, seppur beneficiata dalla mutata tassazione, rinunci allo sgravio per il notevole appesantimento degli adempimenti burocratici, vanificando l’obiettivo che la proposta si prefigge.
    Altro aspetto, non secondario per l’importanza che ricopre sull’andamento del gettito di cassa, è la possibilità di generare un numero consistente, anche per importi, di rimborsi a seguito del successivo rivalersi di crediti qualora la tassazione da parte dei sostituti continui a operare su base individuale.

    Il modello di dichiarazione

    È probabile che l’introduzione della normativa del quoziente familiare comporti la presentazione di un’unica dichiarazione dei redditi da parte di tutti i componenti il nucleo familiare. Si renderebbe quindi necessaria una totale revisione degli attuali modelli di dichiarazione, Unico e 730, per crearne uno "familiare".
    Ne deriva, oltre l’obbligo di presentazione della dichiarazione da parte di soggetti attualmente esonerati, che il nuovo modello di dichiarazione sarà inevitabilmente più complesso degli attuali con conseguente aggravio dei compiti da parte dei contribuenti o dei loro sostituti di dichiarazione. E anche dei costi sostenuti per la sua compilazione.
    Tutto ciò risulta in netto contrasto con le attuali disposizioni, perseguite con sempre maggior convinzione nel corso del tempo, che tendono a limitare il numero di dichiarazioni e a semplificarne il più possibile la compilazione.

    Le procedure di gestione e di controllo

    La modifica dell’unità impositiva inciderà notevolmente nella organizzazione di tutti gli uffici finanziari coinvolti nella gestione e nel controllo delle dichiarazioni. Anche i flussi di trasmissione delle dichiarazioni, organizzati ormai esclusivamente in maniera telematica, subiranno profonde modifiche e aggravi.
    Val la pena di sottolineare che in tutti i paesi nei quali vige una tassazione di tipo familiare è previsto il diretto coinvolgimento degli uffici finanziari a supporto dei contribuenti. Qualora si volesse perseguire il medesimo modus operandi occorrerebbe riconventire completamente il processo dichiarativo, attualmente esternalizzato e con autotassazione, e professionalizzare diversamente gli uffici.
    Merita però una particolare attenzione l’aspetto giuridico derivante dall’applicazione del quoziente familiare. Occorre infatti identificare all’interno del nucleo il soggetto responsabile del rapporto tributario, sia ai fini della presentazione della dichiarazione che della notifica degli esiti della liquidazione, dell’accertamento nonché del pagamento delle imposte.
    Si verrebbe a creare in tal modo una nuova figura di soggetto responsabile dei vari obblighi. Non può essere il nucleo familiare che, seppur identificato, può essere costituito da più componenti. E se anche fosse conferita al nucleo familiare una connotazione "giuridica", andrebbe comunque identificato il suo responsabile amministrativo.
    Tali considerazioni risultano in contrasto con la normativa vigente che stabilisce, invece, l’autonomia della posizione tributaria di ciascun contribuente e che, pertanto, andrebbe profondamente modificata.
    Non sembrerebbe neanche opportuno stabilire automaticamente un responsabile (ad esempio il capofamiglia, il contribuente con redditi più elevati, eccetera) imponendo agli altri membri del nucleo una scelta d’ufficio e non libera.
    Naturalmente, tutto quanto sopra esposto non è esaustivo delle complicanze gestionali possibili, ma si spera abbia catturato l’attenzione sui cosiddetti "compliance costs" sia a livello assoluto che in rapporto all’effettivo raggiungimento dell’obiettivo di equità prefissato, che potrebbe essere ugualmente perseguito, con maggiore efficacia e minori costi, da un più adeguato sistema di trasferimenti e da un innalzamento delle agevolazioni fiscali per la famiglia

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