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09/05/2007 Il Family Day e il lato oscuro della modernità (Carlo Gambescia, http://www.canisciolti.info)

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Crediamo che il problema posto dal “Family Day” cattolico di sabato, non sia tanto quello di decidere se andare, non andare, oppure di contestarlo, quanto di capire perché si sia giunti a questo punto. Come al solito, la prendiamo da lontano. Una premessa. Chi scrive non ritiene che i processi sociali e culturali abbiano una direzione (temporale) di tipo lineare, nei due sensi, dal male al bene e viceversa. Perché quel “male” e quel “bene” sono sempre esito di connotazioni di tipo morale. Da evitare assolutamente quando si studiano i fenomeni sociali. Ma veniamo al punto.

Che intendiamo dire? In primo luogo, che distinzione tra vita pubblica e vita privata, ha implicato la trasformazione della scelta religiosa in una scelta privata, riguardante la coscienza individuale. In secondo luogo, che la proceduralizzazione delle differenze identitarie, ha determinato la trasformazione giuridica e sociale delle passioni collettive in interessi socialmente organizzati. Interessi regolati, con la progressiva introduzione di norme di comportamento pubblico, formali e informali, valide per tutti. Si è trattato di un progresso o di un regresso? Difficile dire.

In Occidente la distinzione pubblico-privato e la proceduralizzazione hanno richiesto la nascita e lo sviluppo di un’entità “al di sopra delle parti”: lo “stato-moderno”, nonché di ferrei meccanismi procedurali, che hanno contribuito a rendere più sicura, ma anche più rigida e complicata, sotto l'aspetto degli adempimenti sociali la vita dei singoli. In questo quadro, la Chiesa Cattolica, è stata gradualmente messa ai margini. Ma di riflesso, ha imparato a trarre profitto dai processi di proceduralizzazione. Senza però mai accettare la distinzione pubblico-privato. Ora la manifestazione di sabato, per un verso è giustificata, dalla proceduralizzazione: non si può negare alla Chiesa Cattolica, come gruppo di pressione, il diritto di manifestare, per influire sul dibattito pubblico.

Per un altro verso però, la tematica della famiglia, travalica la divisione pubblico-privato. Di qui le polemiche e i conflitti che sono sotto gli occhi di tutti. E che, a nostro avviso, non sono destinati a spegnersi. Per quale ragione? Perché le due dinamiche (separazione pubblico-privato e proceduralizzazione), per funzionare a pieno regime richiederebbero la totale trasformazione dell’uomo, se ci passa l’espressione, in un animale a sangue freddo. Insomma, in essere privo di passioni. Una specie di automa, capace di decidere freddamente, di volta in volta e da solo, quel che è pubblico o privato. Il che è piuttosto difficile. E soprattutto pericoloso, perché implica la “disumanizzazione”. E un mondo privo di passioni collettive, sarebbe un mondo privo di alimento socioculturale. Condannato a ripiegarsi su se stesso e a morire lentamente.

Questo, purtroppo, è il lato oscuro della modernità. Perciò in termini oggettivi, fanno bene i cattolici a manifestare. Ma fanno altrettanto bene, i laici e i credenti in disaccordo con la Chiesa Cattolica, a contro-manifestare. Certo, resta il problema, del quando e come fermarsi. Perché, come tutti sanno, storicamente, la separazione pubblico-privato e la proceduralizzazione, hanno giustamente messo fine a un lungo periodo di guerre religiose. Il che però non ha poi determinato la fine della guerra in quanto tale. Altra dimostrazione, questa, di quanto le passioni (certo non da sole) determino l’agire sociale e culturale dell’uomo.

Ovviamente, non riteniamo che la “guerra sia la madre di tutte le cose". Come però non può esserlo neppure la pace. E’ un problema di equilibrio storico e sociologico, che ogni società affronta in modo diverso, unendo insieme, spesso confusamente, caso e necessità. Difficile rispondere. Ecco perché dobbiamo rispettare tutti i manifestanti di sabato. E, soprattutto, sperare che si rispettino fra di loro.

Carlo Gambescia

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