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  • 11/05/2007 Family Day: festa, pensieri, dubbi e passioni (Redazione, http://www.korazym.org)

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    Tre mesi dopo i Dico, ecco la manifestazione di piazza San Giovanni. Riflessioni intorno alle giuste esigenze delle famiglie, alla difficile dialettica fra le parti in campo, al ruolo e alle responsabilità di tutti. Noi non ci siamo appassionati.

    Tre mesi dopo, eccolo: il Family Day. Un sabato pomeriggio e un’intera piazza a chiedere “più famiglia” per il bene della società e dell’intero paese: più sostegno, più aiuti, più consapevolezza della centralità sociale della famiglia fondata sul matrimonio, e un chiaro “no” ai Dico, il disegno di legge sui diritti delle persone conviventi.

    L’onestà paga sempre, e del resto non scriviamo nulla di nascosto: in questi mesi non ci siamo affatto appassionati al Family Day. Mentre la grande macchina organizzativa allestiva l’appuntamento del 12 maggio, mentre si sottolineava come “inaccettabile” e “pericolosa” la legalizzazione delle unioni di fatto, mentre si invocavano milioni di persone a San Giovanni per mostrare i muscoli senza badar troppo ai rischi connessi, mentre montava la polemica e il clima diventava teso, con errori di valutazione ed eccessi da una parte e dall’altra, mentre tutto ciò accadeva non ci siamo appassionati a questo Family Day. Non che non ci abbiamo provato, ma in tutta onestà non ci siamo riusciti, e se due anni fa ci eravamo subito mobilitati senza tentennamenti per contribuire al fallimento del referendum volto all’abrogazione della legge 40/2004 sulla fecondazione artificiale, in questo 2007 abbiamo solamente assistito a quanto ci accadeva di fronte, cercando di coglierne il senso e dandone comunque – come ovvio, per chi ha scelto questo mestiere - adeguata copertura dal punto di vista giornalistico.

    Non essersi appassionati al Family Day e non essersi appassionati alla mobilitazione contro i Dico non significa naturalmente non guardare con interesse e simpatia a quanto avverrà dalle parti di San Giovanni in Laterano. Che fosse auspicabile e necessaria una forte mobilitazione a favore della famiglia, capace di giungere ad una reale inversione di tendenza e dunque ad una efficace politica di sostegno ai nuclei familiari, anzitutto dal punto di vista economico e fiscale, lo sottolineavamo in fondo già tre mesi orsono, poche ore dopo la presentazione del disegno di legge governativo che sancì l’invenzione dei Dico. “Ora tocca alla famiglia”, scrivevamo fra l’altro, perché “è inconcepibile che, mentre si allargano i diritti di chi sceglie di evitare un impegno ‘per sempre’, ben poco venga fatto per chi della propria esistenza e della propria vita ne fa un progetto sociale condiviso e trasparente, assumendo responsabilità che non possono essere sciolte con l’invio di una raccomandata con ricevuta di ritorno”.

    Oggi, l’aver riportato la famiglia al centro del dibattito sociale, politico e culturale del nostro paese è un merito indubbio da ascrivere a quanti hanno voluto fortemente il Family Day: riflettere e confrontarsi sui temi della famiglia, del matrimonio, dei diritti, dei doveri e delle responsabilità è occasione di crescita sociale non indifferente, che certamente migliora il paese e lo rende più consapevole della propria realtà e delle proprie caratteristiche. Il ruolo decisivo assunto dalla Chiesa in questo contesto rende evidente la capacità del cattolicesimo italiano, in tutte le sue forme, di mobilitare, fare cultura, creare opinione, presentare opzioni forti in un contesto che per il resto gioca al ribasso e si accontenta di poco. La Chiesa cattolica, per quanto bistrattata, accusata e giudicata, mantiene viva la capacità di intercettare – e forse di guidare - sensazioni e bisogni diffusi, incapaci forse di emergere in forma autonoma ma certamente presenti nel tessuto sociale italiano. Al confronto, sono molto più piccole di quanto non appaiano le avanguardie oltranziste impegnate da un lato in goffi tentativi televisivi di sbeffeggiare l’istituto familiare dall’alto di chissà quale pomposa superiorità e dall’altro schierate (stavolta a piazza Navona) a difesa di un presunto “orgoglio laico” di fronte all’avanzata delle armate del “nemico clericale” (Che amarezza...).

    Per quanto positiva, l’esperienza del Family Day resta comunque segnata dai tanti dubbi seguiti al modo e ai toni con cui si è risposto all’input governativo in tema di Dico. Il loro sostanziale accantonamento in Parlamento – almeno per ciò che concerne la versione votata dal Consiglio dei Ministri – non toglie nulla al fatto che un vero e proprio corto circuito si sia realizzato in queste settimane, alimentando una contrapposizione della quale non si sentiva il bisogno e avvelenando un clima che poteva essere conservato integro. Pur in presenza di una buona dose di malafede da parte degli interlocutori, non è possibile ignorare che alcune prese di posizione, alcuni infelici riferimenti e in generale un approccio rigido e cattedratico all’intera questione non hanno affatto contribuito a distendere gli animi e a convogliare le differenti opinioni sul solo versante della normale e comune dialettica fra differenti forze sociali. Responsabilità che non possono essere attribuite solo alla controparte, e che vanno invece divise fra i soggetti in campo. Fra tutti i soggetti in campo.

    Riguardo ai Dico, nessuno li rimpiange, né dal punto di vista culturale né da quello puramente tecnico. Eppure, resta l’impressione che non essendo stato sciolto il nodo dei diritti alle coppie di fatto (o alle singole persone conviventi) una risposta normativa – quale che sia – dovrà comunque essere data nel prossimo futuro. C’è chi non li chiama diritti ma semplicemente interessi o bisogni, ma pur sempre ad una domanda sociale fanno riferimento, e sarà cosa saggia valutarli con attenzione e senso della realtà.

    Per il momento, spazio al Family Day dunque. Spazio alla festa e all’entusiasmo delle famiglie, spazio alle loro richieste e alle loro esigenze, le richieste e le esigenze di ciascuno di noi, genitore o figlio che sia. Spazio alla famiglia, spazio alla ricerca di soluzioni nuove per renderle l’aria più respirabile e la vita più semplice. I politici non mancheranno e l’auspicio è che non manchino ancora troppo a lungo misure reali ed efficaci di sostegno a genitori e figli, dagli asili alla scuola, dal lavoro alla casa. Per chi la famiglia l’ha già costruita e per chi la sua famiglia deve ancora metterla su.

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