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  • 11/05/2007 Verso il Family Day. Pezzotta: “Abbiamo già riportato la famiglia al centro dell’attenzione” (Stefano Caredda, http://www.korazym.org)

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    Alla vigilia dell’appuntamento di San Giovanni il portavoce Savino Pezzotta parla a Korazym.org: “Cogliere le aspirazioni della piazza, cambiare strada per il futuro del paese”. Dal fisco ai Dico, passando per piazza Navona…

    ROMA – Ci siamo quasi: la grande mobilitazione sociale a favore della famiglia è pronta a convogliare in piazza San Giovanni dove domani alle 15 si ritroveranno migliaia e migliaia di persone, madri padri e figli, per rivendicare “più famiglia”, in una atmosfera voluta dagli organizzatori come di festa e di spinta al mondo della politica per una maggiore attenzione alle esigenze dei nuclei familiari. Del Family Day abbiamo parlato con Savino Pezzotta, uno dei due portavoce dell’appuntamento del 12 maggio: la centralità della famiglia, la costruzione di un nuovo modello di welfare e la richiesta di un fisco amico della famiglia, i dubbi sul quoziente familiare, il “no” ai Dico e la partecipazione dei politici alla manifestazione.

    Family day, ci siamo quasi: le famiglie in piazza per una festa e per chiedere maggiore attenzione e aiuto. Sotto questo punto di vista, quale è la priorità che può essere segnalata sulle altre? 
    "Bisogna ripensare l’intero Stato sociale, il welfare, e bisogna inventare un vero welfare familiare: in sostanza tutto ciò che riguarda il singolo lavoratore, la singola persona deve essere impostato tenendo presente la famiglia, e non il singolo. E’ una strada obbligata perché è l’unica strada per bloccare il declino del Paese: se non lo facciamo, l’Italia non sarà capace di reggere alla sfida mondiale e diventeremo un paese vecchio, stanco e senza neppure troppi stimoli. La battaglia per la famiglia è in questo senso una grande battaglia per il futuro del nostro paese".

    Più aiuti fiscali dunque, e fra le modalità è sempre stata segnalata la formula del quoziente familiare. Uno degli obiettivi è quello che dà attenzione dal punto di vista fiscale al quoziente familiare. Alcuni giorni fa sia il premier Prodi che il ministro Bindi hanno sottolineato le controindicazioni di un sistema di questo genere che sostanzialmente non aiuterebbe realmente le famiglie povere: pare di capire che il governo pensi ad un altro genere di interventi piuttosto che all’introduzione del quoziente familiare. Quale è la sua impressione?
    "Io non ho obiezioni al quoziente familiare, e sono aperto anche ad altre soluzioni: non sono legato, come dire, all’ideologia del quoziente familiare. Il problema è che serve un fisco e una disciplina tariffaria che sia amica delle famiglie, perchè oggi specialmente le famiglie più numerose sono quelle che pagano di più. E diciamolo: non va bene. Chiarissimo l’esempio delle tariffe, che dopo un certo consumo aumentano più che proporzionalmente: un danno rilevante per chi ha due, tre, quattro figli. Noi chiediamo un fisco che sia amico delle famiglie: dopo di che presentino pure tutte le soluzioni. A me quella del quoziente non dispiaceva, ma non mi fossilizzo su un sistema o su un altro. Alla fine conta il risultato, conta se la famiglia è tutelata, se la famiglia paga meno tasse per allevare meglio i figli e in presenza di tariffe adeguate alla consistenza numerica del nucleo familiare".

    Il giorno in cui assunse il ruolo di portavoce sottolineò un aspetto che poi è tornato in secondo piano, quello delle donne sole con figli…
    "E’ un problema grosso nel nostro paese e che nessuno solleva mai: si tratta di donne che per contingenze varie si trovano un certo numero di figli a carico. Non solo vedove, ma divorziate o donne nubili: mi è personalmente capitato di incrociare situazioni davvero difficili, da questo punto di vista. E mi pare paradossale che vi sia tanto clamore sulla condizione di altri soggetti e quasi si siano dimenticate situazioni di questo genere. Si, anche questo è un punto sul quale occorre fare molto di più".

    Potremo dire che la grande mobilitazione del 12 maggio avrà avuto successo se…
    "Io penso che la manifestazione un grande risultato lo abbia già ottenuto: se fino a un mese fa si parlava solamente di coppie di fatto oggi si parla invece della famiglia. Abbiamo cioè riportato la famiglia al centro del dibattito politico e del dibattito pubblico. Un altro, secondo risultato, sarà quello di poter dare voce alle famiglie in piazza, poter mostrare cioè quanto i ceti popolari credono nella famiglia, nel suo ruolo di sicurezza e amore: la sfida sarà quella di cogliere davvero le aspirazioni di una piazza che chiede misure e provvedimenti che siano davvero amici della famiglia".

    In tutto questo, c’è anche il “no” ai Dico…
    "Noi diciamo tanti si. Diciamo si alla centralità della famiglia come prevede la Costituzione, diciamo si a una legge organica sulla famiglia, che parta dalle esigenze dei giovani che vogliono sposarsi e avere figli, e che quindi hanno bisogno di servizi, lavoro e sostegno economico. Diciamo si a un fisco amico della famiglia e a un sistema tariffario che non penalizzi le famiglie numerose. E diciamo si anche al riconoscimento dei bisogni – attenzione, dico bisogni e non diritti - delle persone conviventi attraverso il diritto comune. Poi, è vero, diciamo un no, un no chiaro alla legge sui Dico. E’ un solo no fra tanti sì".

    Che ha in qualche modo “motivato” l’altra manifestazione, quella di piazza Navona…
    "Non ci adombriamo, né accusiamo nessuno: semplicemente ci sembrava e ci sembra inopportuno, di cattivo gusto fare una contro-manifestazione: la tradizione italiana ha sempre evitato una contro-manifestazione quando qualcuno scende in piazza… Ma la libertà di ognuno non può che essere salvaguardata. Diciamo che l’avessero fatta il giorno prima o il giorno dopo non sarebbe accaduto nulla di grave, ma comunque dal nostro punto di vista faremo tutto ciò che è possibile per evitare ogni tipo di tensione e ogni presunta divisione fra mondo laico e mondo cattolico. Il nostro è anzitutto un grande e forte si alla famiglia".

    La partecipazione dei politici al Family day?
    "A San Giovanni non dovranno esserci striscioni né bandiere di partito, ma tutti potranno ovviamente partecipare o aderire al nostro manifesto sottoscritto già da una settantina di parlamentari. La manifestazione non è contro il governo: i politici che verranno in piazza saranno lì per ascoltare ciò che dice il popolo, ciò che chiedono le famiglie. Non saranno loro i protagonisti".

    Quale differenza fra destra e sinistra? In alcune interviste è sembrato che esprimesse stupore per il fatto che la cultura cui fa riferimento la sinistra abbia in qualche modo smarrito la consapevolezza dell’importanza e della centralità della famiglia…
    "Non è del tutto esatto. Io continuo a sostenere che al di là di sinistra e destra, centrosinistra e centrodestra c’è dentro la nostra società – e nella società europea, non solo in quella italiana - un confronto culturale (che ha poi dei risvolti esistenziali importanti) fra una concezione di individualismo libertario che è tutto incentrato sui diritti dell’individuo e che molte volte si nega alla dimensione della relazione, e un personalismo sociale che invece è basato sull’intreccio fra diritti, doveri e responsabilità. Ebbene, questo è lo scontro vero che attraversa la dimensione europea e sulla quale occorre decidersi, occorre scegliere. E’ mia convinzione che queste due concezioni culturali siano trasversali, siano presenti sia nel centrodestra sia nel centrosinistra, con accentuazioni magari diverse su alcuni aspetti, ma che sono presenti in ambedue gli schieramenti. Ecco perché occorre stare attenti a collocare solo nello schema politico le questioni che abbiamo di fronte: sono questioni un po’ più profonde, che scavano dentro la dimensione societaria e la modificano. Naturalmente la politica ha un suo ruolo, ma è il punto fondamentale è che arrivato il tempo di decidersi e scegliere fra i due opposti che ho indicato. Aut aut, o questo o quello".

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