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  • 14/05/2007 Family Day: la coesione e la desolazione (Redazione, http://www.korazym.org)

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    Fondamentale il ruolo di movimenti e associazioni cattoliche per il successo della festa di sabato: un mondo vario, non un monolite, che riesce però a trovare una sintesi comune tutt’altro che scontata. Peccato che sull'altra piazza…

    La cronaca del Family Day su Korazym.org


    E’ stato un grande successo, il Family Day di sabato pomeriggio. Un successo sperato e atteso dagli organizzatori, un successo costruito con la fatica e la volontà di mobilitare tutte le associazioni e i movimenti del mondo cattolico, alcune fasce del mondo cristiano evangelico, e anche una fetta di quel mondo laico che guarda con simpatia alle istanze portate avanti dalla Chiesa italiana. Portare in piazza centinaia di migliaia di persone non era affatto scontato: un popolo che non frequenta le piazze e che solitamente è troppo impegnato a portare avanti la baracca per permettersi una giornata di festa e di mobilitazione, magari pure un viaggio per/da Roma sulle spalle. Eppure, con passeggini e pannolini, con figli da cullare o semplicemente da far divertire, la scommessa è riuscita.

    Il merito va ascritto anzitutto alla capacità di mobilitazione dei movimenti e delle associazioni: il cattolicesimo italiano è sempre più caratterizzato dalla varietà di esperienze e di iniziative, una specificità che finora ha saputo trovare motivo di coesione anche laddove le tensioni politiche (due anni fa e oggi) avrebbero potuto esser fatali. L’unità non ha affatto cancellato le differenze, che ci sono e sono evidenti, e affondano le loro motivazioni nella storia e nel carisma di ogni movimento: non è un caso se la presenza massiccia del Cammino Neocatecumenale ha fatto il paio con l’atteggiamento timido della Comunità di Sant’Egidio, o se lo stupore per la presenza a dir poco striminzita delle associazioni scout supera la positiva impressione che hanno lasciato le Acli, la cui visibilità è stata per lo meno pari a quella di altre associazioni o movimenti capaci di grandi numeri (Azione Cattolica e Comunione e Liberazione su tutti). Quello che appare chiaro è comunque, in definitiva, la capacità di mediazione raggiunta da queste realtà, che nel loro insieme non costituiscono affatto un blocco monolitico e che però hanno e mantengono viva la capacità di coesione nei momenti che contano. Un tessuto che vive nelle parrocchie del centro e della periferia del paese, che non è affatto vecchio e anziano, ma straordinariamente giovane e vitale, e che si è manifestato con una forza che in molti non si aspettavano: una positiva sorpresa anche per le gerarchie ecclesiastiche, che sapevano di poter contare su un certo grado di consenso ma che inevitabilmente non potevano essere certe del risultato finale in termini di esposizione mediatica e impressione verso il grande pubblico.

    Non essendo un blocco monolitico, la gente che ha partecipato e avrebbe voluto partecipare al Family Day non è classificabile con etichette preconfezionate, e non è affatto appiattibile in scelte unidirezionali dal punto di vista politico-partitico. Ha però vivo il senso della chiarezza, e attenderà al varco la classe politica anche e soprattutto sui sostegni concreti alla famiglia, ad iniziare da quella normativa organica che il paese attende dal momento della nascita della Repubblica.

    In tutto questo, c’è una consolazione e una desolazione. Consola che rispetto e attenzione al popolo di San Giovanni e alle loro richieste sia stato manifestato – pur con alcuni distinguo - dai due partiti che si andranno presto a fondere in quello che dovrebbe diventare uno degli assi portanti della politica italiana, il futuro Partito Democratico. Deprime una volta di più invece l’assoluta incapacità degli organizzatori dell’appuntamento intitolato al “coraggio laico” – la contro-manifestazione andata in scena in piazza Navona - di cogliere il tempo che avanza, la rottura di meccanismi vetusti, la pachidermica preistoria di discorsi che affondano in categorie logorate dalla storia e dalla vita. Deprime il mediocre e desolante tentativo di chi non ha saputo fare altro che parlare di “familismo” dei cattolici per svilire la portata di un appuntamento che ha comunque segnato una svolta importante. Deprime questa incapacità di una intera parte della classe politica e di una ampissima fetta di “leader d’opinione” anche e soprattutto perché la questione dei diritti delle coppie di fatto si potrebbe e dovrebbe affrontare con sagacia e attenzione, senza reciproche accuse e controproducenti diktat. Ma il tono delle parole pronunciate a piazza Navona non fa ben sperare per il prossimo futuro. Purtroppo.

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