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  • 19/12/2007 Famiglia in crisi : la mediazione familiare (Maria Grazia Zecca*, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    E' giunto il momento che l'Italia, come nazione facente parte degli Stati Europei, utilizzi, con molto coraggio, le nuove forme di gestione del contenzioso esistenti, dirette ad affrontare la conflittualità da un punto di vista di "meno schieramento" e di "più comprensione" delle esigenze dei singoli, oltre che quelle della comunità.

    Negli ultimi anni una vasta legislazione intorno ai temi della famiglia e più specificatamente della genitorialità, ha portato tutti gli operatori ad interrogarsi su un diverso approccio ai bisogni delle differenti realtà familiari, al fine di evitare che situazioni, normalmente critiche, possano divenire distruttive. Al riguardo, la mediazione familiare è una concreta opportunità, al servizio delle coppie in crisi, uno strumento al passo con la necessità, per la famiglia in trasformazione, di rifondarsi attorno all'autoregolamentazione e alle responsabilità di cura.

    Si tratta di una procedura transattiva, così come chiarito dall'art. 1965 c.c., quando nel definire il contratto che ne discende (accordi di separazione, divorzio e cessazione unioni di fatto), lo definisce come quel "contratto con il quale le parti, facendosi reciproche concessioni, pongono fine ad una lite già cominciata, o prevengono una lite che potrebbe sorgere tra loro". Una relazione di aiuto, dunque, la cui modalità procedurale, di tipo comunicativo-relazionale, è finalizzata alla stipula di un vero e proprio negozio giuridico o contratto (atipico), implicante accordi di consenso reciproco, nel rispetto di ogni diritto e bisogno personale.

    Un percorso che si distingue dagli altri istituti. Infatti la mediazione familiare non è un arbitrato, un compromesso, un negoziato, ma il mediatore interviene, come figura neutrale e competente, per creare uno spazio protetto di ascolto, al di fuori del circuito giudiziario. Il suo compito è quello di gestire il c.d. setting emotivo della coppia, accogliendo le molteplici emozioni che coinvolgono ogni componente della famiglia (risentimento, senso di colpa, calo di autostima per aver fallito), rielaborando, in modo veloce (con un massimo di 12 incontri), ciò che è utile per raggiungere una soluzione del contenzioso, evitando il rischio di essere travolti dalle suddette, numerose, emozioni.

    Un percorso dove la rabbia, la voglia di rivalsa devono essere liberamente espresse, al fine di tornare, gradualmente, a dare valore ai propri bisogni e a quelli dell'ex patner, mediante, soprattutto un ascolto di sé, utile per capire cosa realmente si vuole.

    Un concreto aiuto alle coppie in crisi, alternativo al percorso giudiziario, (Alternative Dispute Resolution) che non esclude, comunque, tutti gli altri operatori del diritto, ma che richiama, al contrario, una "necessaria" e "non competitiva" collaborazione, al fine di aiutare, il giudice competente in materia, ad emanare, in sede di comparizione personale delle parti, quei "giusti ed idonei" provvedimenti che necessitano, in via prioritaria, di una conoscenza chiara e completa della situazione familiare in crisi, non essendo sufficienti, data la complessità della materia, solo pochi minuti di ascolto degli ex patner.

    Ed invero, è solo innanzi al mediatore familiare, lontani dai classici luoghi del giudizio (tribunale, ambulatori, etc.), che i genitori hanno l'opportunità di sentirsi liberi ed insieme chiamati al massimo impegno e alla massima assunzione di responsabilità, per poter arrivare ad un accordo finale utile per entrambi.

    Una offerta che, per garantire, primariamente, il reiterato "interesse del minore", cerca di promuovere, prima di tutto, un dialogo responsabile tra i genitori, affinché, unitamente, al mediatore, ognuno, nel rispetto delle proprie esigenze, risorse e competenze, concretizzi una autoregolamentazione di tipo pattizio. Autoregolamentazione, che non implica un esercizio 'congiunto' di responsabilità, come veniva richiesto, in passato, con riferimento all'affidamento congiunto, ma una 'condivisione' nelle scelte che governi il conflitto, senza pretendere "in assoluto" di risolverlo.

    Una grande responsabilità, dunque, che obbliga a riflettere sulla cultura della mediazione familiare, espressione di una idea dinamica ed evolutiva del conflitto, che non deve essere criticato, soffocato, disdegnato, ma accolto, accettato e, a volte, anche assecondato, per poter poi essere "domato" nei suoi aspetti più scoraggianti e deteriorativi.

    E' è proprio in tale prospettiva di condivisione delle responsabilità genitoriale che il legislatore, mediante la legge del 2006, n. 54, introducendo l'art. 155 sexies, co. 2, c.c., ha previsto la libera facoltà delle parti di avvalersi, concordemente, di servizi di mediazione familiare, per una migliore comprensione reciproca, abbattendo, in tal modo, anche quelle lungaggini giudiziarie che, molto spesso, in un clima di crisi familiare, determinano solo ulteriori sofferenze e altri onerosi costi da dover sostenere.

    Non bisogna, pertanto, avere timore di ricorrere alla mediazione familiare, al contrario è necessario sostenere e promuovere questo nuovo percorso di aiuto, unicamente finalizzato ad una negoziazione collaborativa, destinata al raggiungimento di un accordo adeguato e il più possibile stabile nel tempo.

    * Giurista, specialista in diritto di famiglia e dei minori

    http://www.osservatoriosullalegalita.org

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