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  • 31/01/2005 La Politica della Famiglia nella Riforma Fiscale (Massimo Baldini e Paolo Bosi, lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Come è stato ripetutamente messo in luce da altri autori in questo sito, la Finanziaria 2005 ha profondamente modificato il trattamento fiscale della famiglia. Fra gli aspetti che vale la pena di approfondire vi è quello relativo al trattamento fiscale dei figli a carico, un punto centrale della politica di sostegno alla famiglia, e, più in generale, della politica per il rilancio della natalità. In particolare,  vogliamo qui affrontare la questione cercando di evidenziare se la nuova normativa sia  più o meno vantaggiosa della precedente per le famiglie con figli, e quali possano essere i punti più controversi del nuovo meccanismo di incentivazione fiscale attivato con la Finanziaria 2005.

    La riforma

    L’aspetto cruciale della riforma è costituito dalla sostituzione delle detrazioni fiscali per i familiari a carico, decrescenti per scaglioni di reddito, con deduzioni per oneri di famiglia decrescenti linearmente al crescere del reddito.
    La modalità con cui è stato attuato questo cambiamento (livelli delle deduzioni, cambiamento delle aliquote fiscali, meccanismo di riduzione della deduzione) ha generato due importanti mutamenti nella struttura della tassazione della famiglia con figli:
    1) una maggiore selettività degli interventi , poiché i vantaggi fiscali dovuti alla presenza di figli tendono a concentrarsi sulle famiglie con redditi medi;
    2) una maggiore indeterminatezza circa il vantaggio fiscale connesso alla presenza dei figli, che viene a dipendere da numerosissimi fattori, alcuni oggetto di scelte discrezionali della famiglia.

    I benefici si concentrano sui redditi medi

    Consideriamo innanzitutto il primo punto. Come esempio di base prendiamo a riferimento una famiglia composta da un lavoratore dipendente con coniuge a carico e un figlio di età inferiore a tre anni. Il grafico 1 riporta i benefici fiscali ottenibili dalla famiglia dovuti alla presenza del figlio sia prima che dopo la riforma fiscale, per redditi complessivi del capofamiglia fino a 100mila euro. Prima della riforma, i benefici fiscali coincidono ovviamente con le detrazioni spettanti, mentre con l’introduzione delle deduzioni dal reddito tali benefici possono essere calcolati come il differenziale d’imposta rispetto al caso della stessa famiglia senza figli. Si può osservare che per questo tipo di famiglia:
    - il beneficio fiscale è nullo in entrambi i regimi fiscali quando il reddito del contribuente è inferiore a circa 10mila euro. Per le famiglie povere, l’incapienza fiscale rende impossibile godere dei benefici di legge;
    - per redditi complessivi fra 12mila e 64mila euro, i vantaggi fiscali ottenibili con la riforma fiscale sono superiori a quelli previsti dalla vecchia legislazione. Questa differenza può essere molto elevata sia in termini assoluti che percentuali. Ad esempio, se il reddito complessivo è di 38mila euro, il nuovo beneficio fiscale è il doppio di quello previsto in regime di detrazioni fiscali (859,91 contro 427,63 euro):
    oltre i 64mila euro di reddito complessivo, il vantaggio fiscale consentito dalla nuova legislazione è inferiore a quello della precedente. In particolare, oltre gli 85mila euro, i benefici fiscali si annullano con la nuova legislazione, mentre rimanevano costanti nella situazione precedente.
    All’aumentare del numero dei figli, e quindi all’aumentare delle deduzioni spettanti, si amplia la fascia di reddito complessivo entro la quale il vantaggio fiscale conseguente alla riforma è maggiore di quello previsto in precedenza. Se la famiglia considerata ha due figli (di cui uno sempre con età inferiore a tre anni), tale fascia va dai 13mila ai 69mila euro. Aumenta inoltre il vantaggio assoluto della nuova legislazione rispetto a quella precedente. Per redditi complessivi di 43mila euro, ad esempio, tale famiglia gode di un risparmio fiscale pari a 1.548 euro, contro i 764,36 previsti in precedenza, con un differenziale di 783 euro.

    L’indeterminatezza del beneficio fiscale

    Per quanto concerne l’indeterminatezza del beneficio fiscale, vale la pena di sottolineare che il risparmio d’imposta dovuto alla presenza di uno o più figli nella famiglia non è, come nel caso della legislazione precedente, costante. Dipende invece:
    a) dalla struttura delle aliquote fiscali;
    b) dalla tipologia del nucleo familiare;
    c) dalla composizione dei redditi della famiglia.

    Il punto a risulta evidente considerando ancora il grafico 1. Come si può osservare, il beneficio fiscale dovuto alla presenza di un figlio non è linearmente decrescente, presentando bruschi aumenti quando aumenta l’aliquota fiscale. Si noti, però, che le due variazioni in aumento riscontrabili nel grafico 1, connesse ai due salti nell’aliquota Irpef, non avvengono in corrispondenza dei limiti degli scaglioni di reddito poiché il beneficio netto dovuto al figlio è misurato come differenziale rispetto alla coppia senza figli e quindi dipende anche dalla tassazione a cui è sottoposta quest’ultima.
    Il punto b è invece illustrato nel grafico 2 che considera il beneficio fiscale dovuto alla presenza di un figlio per tre differenti tipi di famiglie: coppia composta da un lavoratore dipendente e coniuge a carico; coppia composta da due lavoratori dipendenti; coppia composta da due liberi professionisti. Come si può osservare dal grafico, a parità di reddito dei genitori, il beneficio fiscale cambia in relazione al tipo di famiglia considerata. In linea di massima, il risparmio fiscale tende a ridursi, a parità di reddito, al ridursi delle deduzioni che spettano complessivamente alla famiglia. È però interessante notare come per i redditi più bassi il beneficio sia massimo per le famiglie con due lavoratori autonomi, mentre è nullo per le famiglie dei lavoratori dipendenti a causa del fenomeno dell’incapienza fiscale.
    Il punto c è quello più curioso: nasce dal fatto che le deduzioni spettanti per i figli a carico possono essere ripartite discrezionalmente fra i coniugi, che il reddito dei due coniugi è generalmente diverso e che il vantaggio fiscale connesso alla presenza dei figli dipende dal livello del reddito del contribuente. È quindi chiaro che, nelle famiglie in cui entrambi i coniugi sono percettori di reddito, il modo in cui il reddito familiare complessivo è distribuito fra i due influenza l’ammontare del vantaggio fiscale totale.
    Si consideri, ad esempio, una famiglia di due lavoratori dipendenti con due figli il cui reddito totale è pari a 80mila euro, nell’ipotesi che la deduzione sia divisa a metà tra i due genitori. Come si può osservare dal grafico 3, il valore del beneficio fiscale connesso alle deduzioni per i figli a carico varia notevolmente al variare della distribuzione del reddito fra i due coniugi, risultando massimo (1.307 euro) quando il reddito familiare è equamente distribuito fra i due, e diminuendo progressivamente all’aumentare della distanza tra i due redditi. Se il reddito di un genitore è pari a 20mila euro (il 25 per cento del totale ) e quello dell’altro è pari a 60mila euro, il risparmio fiscale della famiglia ammonta a 908 euro.
    Infine, poiché la ripartizione della deduzione spettante per i figli è discrezionale, essa diventa una variabile decisionale che consente di massimizzare il beneficio fiscale netto per la famiglia. Nel caso della famiglia appena considerata, il vantaggio fiscale è pari a 976 euro se le deduzioni spettanti vengono imputate completamente al coniuge più ricco, mentre diventa di 1.325 euro se sono imputate completamente al coniuge con il reddito minore. In generale, viste le ampie variazioni del beneficio fiscale al variare del reddito del contribuente, le famiglie dove entrambi i genitori sono percettori di reddito possono trarre alcuni vantaggi da una oculata ripartizione delle deduzioni fiscali.
    Infine, i benefici economici per la famiglia dipendono anche da altri fattori, come ad esempio la presenza di altri oneri deducibili in capo ai due coniugi.
    Questi effetti “bizzarri” e poco trasparenti della nuova normativa sono dovuti alla decisione di trasformare in deduzioni dal reddito le precedenti detrazioni dall’imposta. Appare difficile immaginare che tali effetti derivino da espliciti obiettivi di politica economica o sociale.

    Figura 1

     

    Figura 2

     


    Figura 3

     

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