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  • 25/07/2005 Ridurre l’IRAP e il “costo del lavoro” (Anna Ruocco, Fabrizio Carotti, www.lavoce.info)

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    L‘abolizione dell’Irap è sicuramente una delle priorità di politica economica. Essa va affrontata in tempi rapidi per dare un contributo alla ripresa ed un sostegno alle imprese che operano in Italia che, complessivamente, continuano ad essere gravate da un’eccessiva fiscalità.
    Considerate le attuali difficoltà delle finanze pubbliche, nel breve periodo è auspicabile che venga avviato il processo di eliminazione graduale dell’imposta attraverso il costo del lavoro, eliminando la tassazione dei contributi sociali.

    1. La deducibilità dei contributi sociali dall’Irap

    La proposta più interessante per razionalizzare l’Irap e, contemporaneamente, diminuire il carico fiscale delle imprese, è la deducibilità dalla base imponibile dei "contributi sociali". L’ipotesi è la completa deducibilità della differenza tra il costo del lavoro e la retribuzione lorda del lavoratore, estendendo a tutti i contribuenti quanto già previsto dalla normativa per gli enti non commerciali. La deducibilità potrebbe poi essere estesa ai contributi sociali a carico dei lavoratori. La deducibilità dei contributi sociali avrebbe il pregio di ridurre il costo del lavoro e di dare un sostegno all’occupazione, mantenendo l’impianto dell’imposta compatibile con la sua natura di "imposta regionale". Si contribuirebbe in questo modo a contrastare le difficoltà dell’industria manifatturiera italiana, in settori molto esposti alla concorrenza dei mercati emergenti caratterizzati da un basso costo del lavoro.
    Dalla contabilità nazionale si ricava che per l’industria in senso stretto, la deducibilità dei contributi corrisponde approssimativamente al 30% del costo del lavoro. Se si considerano anche i contributi a carico dei lavoratori tale percentuale sale a circa il 37%. Il costo della deducibilità dei contributi nel 2004 si aggira intorno ai 4 mld di euro. Il risparmio fiscale andrebbe per circa il 79% (3,1 mld di euro) a vantaggio delle società di capitali ed enti commerciali: tra quest’ultimi l’industria risparmierebbe circa 1,5 mld mentre i servizi privati (esclusi i servizi bancari, finanziari e assicurativi) risparmierebbero circa 1 miliardo.

    2. Gli effetti redistributivi per l’industria: analisi su un campione di imprese

    Il dibattito che ha seguito l’introduzione dell’Irap si è concentrato principalmente sugli effetti redistributivi dell’imposta. Ci è parso quindi interessante analizzare i potenziali effetti redistributivi della manovra circoscrivendo l’analisi all’industria in senso stretto. L’analisi è stata condotta su un campione chiuso di 16.191 imprese costituite in forma di società di capitali che nel quinquennio 1998/2002 hanno riportato un bilancio con un utile di esercizio ante imposte non negativo. Per ciascuna impresa abbiamo elaborato un "bilancio medio" del periodo 1998-2002 e abbiamo poi aggregato tutti i dati in un "bilancio somma". Ricostruita la base imponibile Irap in base alla normativa vigente, si è calcolata l’imposta teorica dovuta (I0). In aggregato, il costo del lavoro rappresenta circa il 61,3% del base imponibile, gli utili il 25,3%. Il resto è rappresentato dalla quota degli oneri finanziari netti.
    Per le singole imprese (Tab. 1) il costo del lavoro è pari in media al 67% (mentre la mediana è a pari al 71%, ovvero per il 50% delle imprese il costo del lavoro rappresenta una quota della base imponibile superiore al 71%). La distribuzione non è troppo concentrata intorno a questi valori e vi è una presenza non trascurabile di imprese con quote di costo del lavoro molto basse. La quota degli utili è distribuita in modo asimmetrico rispetto a quella del lavoro: in media rappresenta il 26,4% della base imponibile mentre la mediana è pari al 21%. La distribuzione, compensando quella del lavoro, segnala la presenza di imprese con quote di utili molto rilevanti. Più uniforme risulta invece la distribuzione degli oneri finanziari che in media rappresentano l’8,9% della base imponibile, con la mediana pari al 6,3%. In simulazione si è ridotta la base imponibile rendendo deducibili i contributi sociali e su di essa si è calcolata nuovamente l’imposta dovuta (I1). La percentuale di risparmio del gettito Irap è definita come differenza tra l’ammontare dovuto con l’attuale regime fiscale e quello dovuto con la deducibilità dei contributi, rispetto all’Irap dovuta in base all’attuale regime: (I0 - I1)/ I0.

    3. Conclusioni

    L’analisi condotta sul campione di imprese mostra che, per il "bilancio somma" del nostro campione, il gettito Irap diminuirebbe del 19,2% (Tab.2). La distribuzione del risparmio all’interno delle imprese del campione risulta abbastanza concentrata attorno al valore medio (21%), che non si discosta di molto dal valore mediano (21,4%). L’80% circa delle imprese del campione avrebbe un risparmio compreso fra il 14 ed il 30% dell’imposta attuale.
    Per ulteriore verifica abbiamo ordinato le imprese con riferimento alla base imponibile e calcolato la percentuale di risparmio lordo cumulato rispetto alla base imponibile cumulata. L’equa distribuzione risulterebbe in una coincidenza tra le percentuali cumulate: al 10% della base imponibile del campione dovrebbe corrispondere anche il 10% del risparmio, e così via. Dalla nostra analisi risulta che la quota di risparmio tende ad essere inferiore alla quota della base imponibile per le piccolissime imprese e per quelle molto grandi, ma sostanzialmente si può dire che sia equi distribuita.

     

    Tab. 1 – Indicatori delle distribuzioni delle quote del costo del lavoro, degli oneri finanziari e degli utili rispetto alla base imponibile Irap
     

    Quote della base imponibile Irap

    Indici

    Lavoro

    Oneri finanziari

    Utili

    Media

    67,4

    8,9

    26,4

    Mediana

    70,7

    6,3

    21,0

    Fonte: elaborazioni su dati di bilancio.

     

    Tab. 2 Variazione del gettito Irap nel caso di deducibilità degli oneri sociali

    (valori in percentuale)

    Risparmio aggregato

    19,2

    Mediana

    21,4

    Media

    21,0

    Fonte: elaborazioni su dati di bilancio.

     

    (1) Si veda, tra gli altri, S. Giannini (2002), La nuova tassazione dei redditi di impresa: verso un sistema più efficiente e competitivo? in Politica economica; F. Carotti e A.Ruocco, Confindustria Working Paper n. 53, 2004.

    (2) La base imponibile degli Enti non commerciali non comprende i contributi Inps e le somme corrisposte a titolo di Tfr.

    (3) Se si rendessero deducibili i contributi a carico dei lavoratori il costo della manovra si aggirerebbe intorno ai 5 mld di euro.

    (4) Abbiamo reso deducibili dalla base imponibile Irap: contributi sociali obbligatori, accantonamenti Tfr, quote di contribuzione ai fondi pensione integrativi dei dipendenti.

    (5) I bilanci, presi dalla banca dati Aida, sono stati riclassificati in base allo schema adottato dalla Centrale dei Bilanci.

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