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  • 21/03/2007 Troppa fretta sull'Ici (Gilberto Muraro, www.lavoce.info)

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    La proposta del presidente del Consiglio Romano Prodi di abbattere l’Ici sulla prima casa, con vantaggi maggiori per le famiglie numerose, tocca tre temi: la finanza comunale, i rapporti tra governo ed enti locali, la famiglia. Per valutarla correttamente, quindi, occorre esaminare ciascuno dei tre profili.

    Profilo d’imposta

    Nella finanza comunale l’imposta comunale sugli immobili è, e dovrebbe restare, l’entrata tributaria più importante.
    Come in tutto il mondo. L’immobile sta in un posto definito e quindi non crea conflitto tra comuni sull’attribuzione del gettito. È inoltre beneficiario di una buona parte della spesa locale: per viabilità, trasporti, arredo urbano, illuminazione, sicurezza, eccetera. L’Ici risponde perciò al principio tributario del beneficio, che a livello locale ha sempre e ovunque svolto un grande ruolo, anche nell’ambito di un complessivo sistema tributario ispirato, come in Italia, al principio della capacità contributiva. È l’idea suggestiva , parziale ma non del tutto falsa, della città come un grande condominio, in cui l’unità abitativa è il principale riferimento per il dare e l’avere. L’Ici è in regola anche con il principio della capacità contributiva. Un’imposta proporzionale al patrimonio risulta a livello aggregato progressiva rispetto al reddito, perché i patrimoni sono più concentrati dei redditi. A maggior ragione se c’è una detrazione per la prima casa e se le seconde case, ancora più concentrate delle prime, sono penalizzate a livello di imponibile e di aliquota.
    Naturalmente, dire che l’Ici come imposta cardine dell’autonomia comunale va bene in linea di principio, non significa che non si possano introdurre miglioramenti o che ciò giustifichi l’imposizione di qualsiasi onere. È stato dunque probabilmente opportuno, nei relativamente pochi casi in cui in realtà questo è successo (LINK ZANARDI), far fronte alle maggiori spese comunali con un aumento dell’addizionale Irpef e non dell’Ici. Ma ora la struttura della finanza comunale appare abbastanza equilibrata. Non è quindi su questo piano che la proposta di Prodi può trovare ragioni.

    Rapporti finanziari tra governo ed enti locali

    Il governo si è dichiarato disponibile a elargire ai comuni trasferimenti perfettamente compensativi del gettito perduto. Ma non va bene. Dopo tutta la fatica fatta negli ultimi quindici anni per andare verso una struttura finanziaria composta da maggiori tributi locali e minori sussidi, ossia del binomio autonomia-responsabilità, si deve invertire ora la marcia? Sarebbe un esito paradossale, visto l’annuncio del governo di uscire presto con un disegno organico di riforma della finanza pubblica nella sua articolazione territoriale: una riforma che dovrebbe finalmente realizzare il tanto invocato federalismo fiscale previsto nell’articolo 119 della Costituzione, nel testo del Titolo V riformato dall’Ulivo nel 2001. Ed è bene ricordare che i trasferimenti erariali, eccetto per quelli perequativi, non trovano spazio nella struttura finanziaria degli enti locali prevista da quell’articolo.

    Quale politica per la famiglia

    Resta dunque la politica per la famiglia. E questa sì, può fornire ampie giustificazioni a una manovra di maggiori detrazioni per la prima casa, crescenti con il numero dei componenti, ma senza arrivare all’abolizione generalizzata dell’Ici sulla prima casa, che risulterebbe contraria sia al principio del beneficio che a quello della capacità contributiva. In effetti, per la famiglia occorre spendere molto di più, pur in una complessiva politica di rigore di bilancio. Ma la politica per la famiglia è fatta di agevolazioni fiscali, di assegni familiari, di edilizia pubblica e consultori, di asili nido e altri servizi sociali, di assistenza sanitaria domiciliare, di una più adeguata azione di sostegno agli anziani che ora gravano sulla famiglia e in particolare sulla donna.
    È il caso di varare subito un provvedimento parziale, quando il governo ha promesso una strategia globale sul tema, al punto di creare una apposito ministero? Un intervento immediato e limitato è giustificato quando sia inserito in un programma complessivo già messo a punto, da attuarsi gradualmente in un quadro di garantita coerenza tra le misure presenti e future. Oppure quando non si sa se e quando si riuscirà a formulare un quadro d’insieme, sicché si fa subito almeno quel qualcosa di buono che si può già ora realizzare. Oggi, a credere agli annunci del governo, entrambe le ipotesi non sussistono. I due disegni strategici, per la famiglia e per i rapporti tra finanza centrale e finanza locale, sono infatti in itinere, ma ragionevolmente vicini.
    Buone, dunque, le ragioni dal lato della politica per la famiglia, che potrebbero forse compensare gli effetti negativi sotto il profilo della finanza comunale e dei rapporti tra centro e periferia. Ma non si comprende il perché di tanta fretta quando federalismo fiscale e una coerente politica per la famiglia sembrano alle porte

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