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  • 28/08/2007 Chiesa e fisco. I Radicali portano il caso in Europa  (Mattia Bianchi, http://www.korazym.org)

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    La polemica sui presunti privilegi fiscali della Chiesa italiana arriva in Europa. Su sollecitazione dei Radicali, la Commissione europea è pronta a chiedere chiarimenti al Governo italiano. Ieri, la precisazione di mons. Betori.

    Come se i problemi reali non fossero ben altri, la Commissione europea è pronta a chiedere chiarimenti al Governo italiano sui presunti privilegi fiscali della Chiesa. La notizia è stata data dal portavoce di Neeli Kroes, commissario per la concorrenza, che ha spiegato di aver chiesto alle autorità maggiori informazioni. "Non sappiamo ancora se aprire un'inchiesta o meno, - ha spiegato il portavoce Jonathan Todd - anche perché non abbiamo abbastanza informazioni e ne chiederemo delle altre, per via scritta o verbale". “A partire dal momento in cui si ha davanti un organismo che svolge delle attività economiche, - ha detto ancora Todd - occorre valutarle dal punto di vista della concorrenza, e quindi in questo caso degli aiuti di Stato".

    Rispondendo ai cronisti a Bruxelles, Todd ha anche riferito che la Commissione europea si è messa in moto dopo aver ricevuto nel 2006 diverse segnalazioni da parte di soggetti italiani di cui non ha però voluto riferire l'identità. "E' per proteggere chi presenta denunce da eventuali rappresaglie da parte dei competitori. Con questo non voglio dire che la Chiesa abbia l'abitudine di fare rappresaglie ma è la nostra regola standard", ha precisato.

    Il caso è stato sollevato dai Radicali, che hanno portato in Europa le polemiche già note a casa nostra. In particolare, è stato il deputato Maurizio Turco a contestare le esenzioni del pagamento dell'Ici per le attività commerciali della Chiesa, abolite dal decreto Bersani dello scorso anno, ma sopravvissute per quanto riguarda gli immobili commerciali. Le esenzioni ammonterebbero a circa 400 milioni di euro all'anno.

    Appena ieri, tuttavia, il segretario della Cei, mons. Giuseppe Betori, aveva chiarito nuovamente i termini della questione. ''L'esenzione dall'Ici è materia del tutto estranea agli accordi concordatari, che nulla prevedono al riguardo, - aveva detto - e si applica alle sole attività religiose e di rilevanza sociale, deriva dalla legislazione ordinaria ed è del tutto uguale a quella di cui si giovano gli altri enti non commerciali, in particolare del terzo settore''.

    E ancora: ''Chi contesta un tale atteggiamento dello Stato verso soggetti senza fine di lucro operanti per la promozione sociale in campo assistenziale, sanitario, culturale, educativo, ricreativo e sportivo, manifesta una sostanziale sfiducia nei confronti di molteplici soggetti sociali di diversa ispirazione, particolarmente attivi nel contrastare il disagio e le povertà. Sarebbe infatti incongruo che lo Stato gravasse quelle realtà, ecclesiali e non, che perseguono fini di interesse collettivo. A quanti poi mettono in discussione il Concordato tra Santa Sede e Italia, è bene far presente che esso ha prodotto pace sociale e frutti di collaborazione, di cui si avvantaggia tutto il popolo italiano''.

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