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  • 21/03/2006 Professionalità dei Magistrati tra Riforma Castelli e Proposte dell' Unione (Carlo Guarnieri, www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Le elezioni si avvicinano e le polemiche sulla giustizia non si placano, così come non si placa l’insoddisfazione per l’eccessiva durata dei processi e per la qualità stessa delle decisioni giudiziarie. Anche se le deficienze della giustizia italiana hanno molti padri, la qualità dei giudici è un fattore fondamentale. Peraltro, la legislatura si è chiusa con il varo di un’ambiziosa riforma dell’ordinamento giudiziario. Che impatto avrà? Che ci possiamo aspettare se al Governo resterà l’attuale maggioranza o se invece vi andrà l’opposizione?

    Un confronto con l’Europa

    Per analizzare, in modo necessariamente sommario, la situazione abbiamo comparato l’assetto italiano, prima e dopo la riforma del ministro Castelli, con alcuni paesi dell’Europa continentale: Danimarca, il cui sistema giudiziario gode sistematicamente del livello di fiducia più elevato in Europa, Germania e Paesi Bassi, entrambi con livelli di fiducia elevati, Francia e Spagna, sistemi molto simili a quello italiano e caratterizzati da un livello di fiducia piuttosto basso, anche se superiore al nostro. (vedi tabella 1)

    Dal confronto emergono alcuni dati interessanti. (vedi tabella 2)
    Innanzitutto, l’investimento italiano nella formazione iniziale è stato, fino ad oggi, piuttosto limitato: come si può notare, i paesi con i più elevati livelli di fiducia sono anche i paesi che vi dedicano maggior tempo. Nel caso dei Paesi Bassi si arriva a ben sei anni. L’Italia è poi l’unico paese dove non si ricorre in alcun modo al reclutamento laterale, cioè al reclutamento di giuristi dotati di qualche esperienza professionale. Questo fatto, insieme alla scarsa durata della formazione iniziale fa sì che le capacità professionali dei magistrati italiani al momento dell’entrata nel corpo siano probabilmente inferiori a quelle dei colleghi degli altri paesi europei. Quanto poi alle verifiche successive, i dati ci segnalano i limiti dell’Italia. Solo da noi, infatti, la carriera – le eventuali promozioni a posizioni “superiori” o gli avanzamenti economici – è regolata esclusivamente dall’anzianità di servizio. Negli altri paesi gli strumenti di verifica sono vari, ma tutti presentano alcune caratteristiche. Sono selettivi: le promozioni sono almeno in parte a numero chiuso. Si basano anche su una valutazione della concreta attività lavorativa e vedono coinvolti più attori: i capi degli uffici, le rappresentanze dei magistrati e gli stessi ministri della Giustizia. Molto meno frequente è il ricorso ai concorsi o agli esami interni.

    La riforma Castelli

    La riforma Castelli si propone di correggere questa situazione. La parte migliore è probabilmente quella sul reclutamento iniziale. Anche se saranno necessari alcuni aggiustamenti, è positivo il progetto di allungare la fase di formazione, sia con un periodo presso la nuova scuola della magistratura sia richiedendo per il concorso iniziale titoli ulteriori rispetto alla laurea in giurisprudenza. Diverso è il discorso per il resto. Nulla si dice sul reclutamento laterale che rimane nel nostro ordinamento off limits. Le verifiche di professionalità sono invece affidate a un sistema di concorsi interni che è stato oggetto di molte, e giustificate, critiche. I concorsi previsti sono troppi – una ventina - e troppo complesse sono le modalità di svolgimento, con la probabile conseguenza che la loro attuazione solleverà non pochi problemi. Inoltre, si tratta di concorsi basati per lo più su esami. Anche se la legge prevede che le prove dovranno essere pratiche e che le commissioni di concorso dovranno tenere conto dell’attività del magistrato, vi è il forte rischio che, alla fine, non siano valutate le effettive capacità professionali, ma solo le conoscenze più o meno astratte del diritto, come purtroppo avveniva in passato.

    E dopo il 9 aprile?

    Se la Casa delle libertà verrà riconfermata, assisteremo probabilmente al tentativo, alquanto arduo, di mettere in pratica la riforma Castelli. Del resto, nel programma del centrodestra l’unica chiara riforma indicata è la separazione delle carriere, un obiettivo per certi versi condivisibile, ma che poco c’entra con la valutazione della professionalità o con il miglioramento dell’organizzazione giudiziaria.

    Quanto all’Unione, il suo programma dedica ampio spazio – trenta pagine – alla giustizia. Si sottolinea ripetutamente la necessità di intervenire sull’organizzazione della giustizia per ridurre i tempi dei processi. Anzi, lo sviluppo di una “cultura dell’organizzazione” è indicato come uno degli obiettivi principali dell’azione di governo. È un obiettivo di grande rilievo, per troppo tempo trascurato. Peccato, che si resti a un livello molto generale. Ad esempio, nulla si dice sul reclutamento laterale né sulla selezione iniziale, a parte l’abolizione del test psico-attitudinale. Quanto alle verifiche di professionalità, i riferimenti sono alquanto generici e non sembrano discostarsi granché dalla situazione esistente. È probabile che la necessità di mediare fra posizioni differenti abbia facilitato una certa genericità. Perciò, per avere indicazioni più concrete, dovremo vedere un eventuale governo dell’Unione all’opera.

     

    Tabella 1 Percentuale di intervistati in Stati della Unione Europea che dichiara di avere fiducia nel proprio sistema giudiziario

     

     

    2003 primavera

    2003 autunno

    2004 primavera

    2004 autunno

    2005 primavera

    Media

    Danimarca

    80

    79

    76

    79

    83

    79,4

    Germania

    60

    55

    56

    58

    58

    57,4

    Paesi Bassi

    62

    50

    49

    57

    65

    56,6

    Spagna

    43

    41

    47

    45

    47

    44,6

    Francia

    43

    39

    42

    39

    53

    43,2

    Italia

    44

    41

    46

    35

    43

    41,8

    UE-15

    51

    47

    48

    48

    53

    49,4

    Fonte: Eurobarometro nn. 59,60,61,62,63 (http://europa.eu.int/comm/public_opinion/index_en.htm)

     

     

    Tabella 2 Formazione e professionalità dei magistrati in alcuni paesi dell’Unione Europea

     

    Durata complessiva

    della formazione iniziale (mesi)

    Reclutamento laterale

    Valutazione della professionalità

    Danimarca

    36

    Si

    Capi + commissione nazionale + ministro

    Paesi Bassi

    72

    Si

    Capi + consigli giudiziari + consiglio giudiziario

    nazionale + ministro

    Germania

    60 (24+36)

    Si

    Capi + consigli giudiziari + ministro

    Francia

    31

    Si

    Capi + commissione di avanzamento +

    ministro + Csm

    Spagna

    16

    Si

    Per anzianità o esami + Cgpj

    Italia 2005

    18

    No

    Per anzianità + Csm

    Italia con la riforma Castelli

    48 (24+24)

    No

    Concorsi per titoli e/o esami + Csm

    Fonte: M. Fabri, P.M. Langbroek, H. Puliat (eds.), The Administration of Justice in Europe: Towards the Development of Quality Standards, Bologna, Irsig-Cnr, 2003; G. Di Federico (ed.), Recruitment, Professional Evaluation and Career of Judges and Prosecutors in Europe, Bologna, Irsig-Cnr, 2005. (http://www.irsig.cnr.it/libri.htm)

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