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  • 02/09/2010 Giustizia: la beffa breve (Rodolfo Roselli*, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    L'enunciazione dell'argomento sotto il titolo di processo breve è il classico esempio di un significato ambiguo fatto apposta per non far capire nulla. Un processo, sia civile che penale, può diventare breve o perchè si è in grado di giungere rapidamente alla sentenza, o perchè viene interrotto a causa dell'esaurimento di un certo tempo prefissato.

    Una prima osservazione nasce dal domandarsi il motivo di un processo, cioè è una procedura per individuare chi ha torto e chi ha ragione, oppure è un rito da esaurire col tempo. E' evidente che le finalità sono completamente diverse. La prima tende a tutelare l'emissione del giudizio finale, alla seconda poco interessa il giudizio finale purché finisca. La verità non si ottiene correndo, ma è l'efficacia del giudizio che è funzione del tempo, un giudizio tardivo è un giudizio inefficace, e un giudizio inefficace è una truffa. La soluzione di giungere rapidamente alla sentenza, proprio per salvaguardare la sua efficacia, è quella seguita da tutte le nazioni, nelle quali è prioritario il rispetto della legge, è dunque preminente l'individuazione di chi ha ragione o torto e la conseguente pena da assegnare e da far scontare, e termina con una assoluzione o con una condanna.

    La seconda alternativa del processo interrotto non è lecito chiamarla processo, perchè la sua definizione esiste già e si chiama, a seconda dei casi , prescrizione dei termini, amnistia, grazia, indulto, e non termina con una assoluzione o una condanna, oppure la condanna viene sconfessata, ridotta, annullata, cioè viene reso vano o bloccato l'esame del problema giuridico, con una legge o un atto d'imperio, che non ha nulla a che fare con il rispetto delle norme. Dunque sarebbe più appropriato chiamarla beffa che processo.

    Quando il governo parla di riforma della giustizia, qualche ingenuo potrebbe pensare che s'intenda ristrutturare il sistema giustizia, semplificando le norme, le procedure e gli organici, evitando formalismi inutili, cioè facendo scomparire tutti i tempi morti intermedi che, sommati gli uni agli altri, fanno diventare secolare e inutile il giudizio finale. E invece la riforma della giustizia proposta è cosa completamente diversa, perchè contiene proposte di riforme costituzionali, come la separazione delle carriere e la composizione del CSM, Consiglio Superiore della Magistratura, che non solo hanno ben poco a che fare con la durata dei processi, ma che di per sé, essendo variazioni costituzionali, richiederebbero per l'approvazione definitiva tempi lunghissimi e maggioranze difficilmente realizzabili. Anche questa definibile beffa.

    Per contro la novità, se di novità si può parlare, è la volontà di ripescare un disegno di legge, varato dal Senato e che da metà gennaio attenderebbe di essere votato alla Camera, ma che contiene tante di quelle incongruenze basate sul doppio significato, sopra indicato, tra soluzione a tutela delle ragioni del cittadino e soluzione alla quale poco interessa il giudizio finale. Incongruenze non solo segnalate da esperti, ma fonte di perplessità anche del Quirinale.

    Quest'ultima soluzione non solo non partorirebbe alcun giudizio, ma fisserebbe una durata temporale non giustificata dalla avvenuta rimozione degli ostacoli già esistenti, e neppure stabilita da un accurato esame statistico che definisca almeno un tempo medio ragionevole. Cioè in sostanza una durata equivalente ad un numero estratto da una tombola virtuale. A questo punto sarebbe più ragionevole, rapido ed economico, risolvere ogni processo con il lancio di una moneta con il sistema testa o croce. Pertanto non solo non è lecito parlare di riforma della giustizia, ma tanto meno di accorciamento dei termini di svolgimento dei processi da concludere sempre con una sentenza, ma un modo per provocare la semplice cancellazione del processo, il che eufemisticamente assicurerebbe tempi certi. Con lo stesso sistema si potrebbero ridurre i posti letto in ospedale, uccidendo i pazienti. E la cancellazione non sarebbe un fatto eccezionale, ma sarebbe normale, perchè non avendo fatto nulla per semplificare le procedure, ed eliminare gli ostacoli esistenti oggi, qualsiasi abile avvocato sarebbe in grado di far durare ogni processo quanto basta per farlo cancellare.

    Ma vi sarebbe un ulteriore pericolo: un processo beffa di questo tipo farebbe sorgere la domanda perchè mai si dovrebbe avviare qualche cosa certamente inutile, e di conseguenza in taluni casi qualcuno potrebbe prendere in considerazione l'opzione di farsi giustizia da solo, anche perchè poi l'eventuale processo relativo al colpevole sarebbe, anche quello, cancellato tranquillamente.

    Quindi del processo breve, cominciamo a cancellare la parola processo, e vediamo che resta la parola breve. La parola breve è molto importante, perchè questa beffa deve concludersi in tempi brevi, perchè chi l'ha proposta, ha fretta di cancellare i suoi processi, sia quelli in corso, sia quelli che certamente avrà in futuro, tanto da inserire il tutto nei punti programmatici del governo e da richiederne l'approvazione a scatola chiusa, con la democratica frase "prendere o lasciare". E per confermare l'obiettivo, affinché nessuno abbia dubbi in proposito, è stata introdotta, nella versione passata al Senato, una clausola transitoria e retroattiva che cancellerebbe ben determinate categorie di processi già in corso, in rapporto ai quali i termini di durata risultassero già scaduti e quindi certamente cancellabili, a favore di chi propone questa riforma beffa.

    I processi in questione dovrebbero essere quelli in corso per reati con pene sotto i dieci anni, commessi prima del 2 maggio 2006, corrispondente alla data dell'ultimo indulto. In questa categoria, per pura combinazione, rientrano i processi Mills e Mediaset, che riguardano Silvio Berlusconi. Sempre per pura combinazione, molti processi a carico del capo del governo si sono conclusi per il sopravvenire della prescrizione, oppure per nuove norme, approvate definitivamente in Parlamento dalla maggioranza di centro-destra, che hanno modificato le pene e la struttura di taluni reati a lui contestati, come nel caso del reato di falso in bilancio.

    Ma la cosa ridicola è che se si tratta di agire su processi in corso, per i quali non può essere definita a priori l'entità della pena, la quale deriva dalle conclusioni finali e da fatti aggiuntivi che emergono e che potrebbero cambiare completamente l'entità della pena in più o in meno, anche perché se l'entità della pena finale fosse già stabilita, non si capisce a cosa servirebbe il processo.

    Sarebbe ovvio anche rilevare che, non solo la retroattività delle leggi è palesemente anticostituzionale, ma che la discriminazione tra tipi di processi sui quali agire sarebbe ancora più incomprensibile e illegale. Quest'ultima trovata, non solo farebbe sorgere sospetti sulla buona fede del proponente, ma avendo queste procedure già imboccato le tradizionali procedure defatiganti, non avrebbero alcuna possibilità essere accelerate per arrivare a sentenza, rispettando in nuovi limiti.

    Dunque tante critiche che rischiano d'impedire l'approvazione del disegno di legge alla Camera, e d'impedire l'affannosa corsa per cancellare quei processi in corso, tanto temuti. E allora il ministro Alfano improvvisamente dichiara che saranno disponibili fondi straordinari per ristrutturare le procedure, di concerto con il parere dei magistrati. Ma quali e quanti fondi sarebbero disponibili? Sarebbero disponibili quelle decine di milioni di euro che ogni anno l'Italia deve pagare, secondo la legge Pinto, obbligata dalla Corte di Strasburgo, a titolo di risarcimento per la lentezza cronica dei processi. Dunque soldi che oggi non esistono, che potrebbero essere recuperati solo quando cessasse la lentezza cronica, cioè dopo e non prima, e la cui entità nessuno sa se sarebbe sufficiente. Vendere la pelle dell'orso prima di averlo trovato.

    Non intendo perdere tempo per dare un giudizio su quanto sopra: offenderei i lettori. Ma anche ammesso che l'uso della bacchetta magica facesse reperire i fondi, il processo di revisione, ammodernamento e semplificazione del sistema giudiziario potrebbe essere efficace se con gradualità si sciogliessero tutti i nodi esistenti da decenni, e tutto questo non può essere fatto in pochi mesi, anzi tanto meno con una affannosa corsa in poche settimane.

    Non sempre tuttavia la magistratura è responsabile di questa situazione, ma è responsabile anche il numero di leggi esistenti a confronto di quelle degli altri paesi e, di conseguenza, il numero delle controversie civili in Italia, anche per questo, aumenta costantemente, nel 2006 vi erano 2,83 milioni di cause civili, nel 2007 3,52, nel 2008 3,69 e nel 2010 probabilmente arriveranno a 5,63 processi civili; per contro in Germania sono circa 1,1 milioni e in Francia 1,69 milioni.

    Ma il sistema giudiziario italiano soffre anche di motivazioni create dall'ampia autonomia introdotta dopo la seconda guerra mondiale, per reazione al regime fascista, che aveva pesantemente interferito con la normale magistratura, introducendo speciali tribunali militari per difendere la sicurezza nazionale, in effetti sotto il controllo del partito. La nuova Costituzione garantì non solo l'indipendenza dei giudici, ma anche quella dei procuratori da condizionamenti esterni, e questi ultimi non furono più dipendenti dal ministro della Giustizia e furono anche dotati di organi di polizia autonomi.

    Un ultimo aspetto che condiziona grandemente la riduzione della durata dei processi è l'attuale numero enorme di avvocati che beneficiano di questa situazione, basti pensare che per ogni giudice in Italia vi sono 26,4 avvocati, mentre ve ne sono solo sette in Germania o in Francia e in Inghilterra addirittura quattro. Quanti avvocati disoccupati nascerebbero con la riduzione della durata dei processi?

    Solo chi non sa quel che dice o che non conosce questa situazione di base, può fare proposte del tipo di quelle sopra riportate, sperando che qualcuno le consideri idee serie. Dunque la cosa importante non è pensare di risolvere tutto in poche settimane, ma avere l'onestà d'impegnarsi ed impegnare le persone adatte e competenti, per iniziare un processo di revisione che almeno migliori la situazione che attualmente è peggiore di quella del Gabon.

    * inegnere ed esperto di managemente, intervento su Radio Gamma 5 del 01.09.2010 e su Challenger TV satellitare Sky 922 ogni giorno dal lunedì al venerdì

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