TuttoTrading.it

SITO

  • Home
  • Mappa
  • Contatti
  • G.Temi
  • Dividendi
  • Div.19
  • Shopping
  • Informaz.
  • Sicur.Inf.
  • Trading
  • Collezioni
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO


    INFO
  • Acqua
  • Aliment.
  • Ambiente
  • Automot.
  • Balneab.
  • Banche
  • Bookcr.
  • Buttol
  • Case
  • acqua
  • Colorare
  • Decoro
  • urbano
  • Decresc.
  • dividendi
  • Donne
  • Economia
  • Economia
  • circol.
  • Energia
  • En.rinnov.
  • Famiglia
  • Finanza
  • Foto
  • Giardini
  • Giornata
  • memoria
  • G.foibe
  • Inquin.
  • M'illumino
  • dimeno
  • M5S TDG
  • Ora sol.
  • legale
  • Peso
  • rifiuti
  • Pishing
  • Politica
  • Raccolta
  • bott.
  • Olio
  • esausto
  • Rassegna
  • Riciclo
  • Rifiuti
  • R.affetto
  • R.zero
  • R.verde
  • S.mare
  • Scuole
  • ricicl.
  • Social
  • street
  • Solidar.
  • Shopping
  • Spoofing
  • Storia
  • TDG
  • News
  • Tumori rif.
  • Tutto
  • droga
  • T.racc.
  • differ.
  • T.droga
  • T.scuola
  • Violenza
  • V.rendere


  • 23/01/2007 L'Africa di Nadine Gordimer. Lo sviluppo, la democrazia, il dopo apartheid (Lucia Sali,  http://www.korazym.org)

    Ricerca personalizzata

    Clicca qui per ingrandire|


    Incontriamo la scrittrice premio Nobel per la letteratura nel 1991, tra gli intellettuali del Sudafrica più impegnati contro l'apartheid. Un dialogo a 360 gradi, da internet al razzismo, passando per la globalizzazione e il cammino verso la democrazia.

    Anche a Torino c’è un pezzo di quell’Africa che in questi giorni a Nairobi grida che un altro mondo è possibile. Nadine Gordimer, premio Nobel per la letteratura nel 1991, oggi ha 83 anni e lo spirito battagliero di sempre. Figlia di due immigrati ebrei, un lituano e un’inglese, ma nata e vissuta in Sud Africa, ha combattuto la segregazione razziale fianco a fianco dell’African National Congress di Nelson Mandela. Sono i suoi romanzi, però, il suo più grande contributo per l’abolizione dell’apartheid: con "Il conservatore, La figlia di Burger o Luglio" (in Italia editi da Feltrinelli) dal 1949 ad oggi la Gordimer ha raccontato con precisione, dolore e passione la storia del suo paese. Nel capoluogo piemontese per ricevere il Premio Grinzane Lettura, la scrittrice, avvolta in un grande scialle a quadri neri e bianchi, dimostra come l’Africa abbia ancora il suo “leone”.

    Il nuovo Sud Africa ha tradito il sogno di Mandela: è d’accordo con questa affermazione dello scrittore suo connazionale André Brink?
    "Non capisco perché si richeda al mio paese, ad appena 12 anni dalla fine dell’apartheid e dopo secoli di colonizzazione, una democrazia perfetta, quando non lo è ancora nemmeno qui in Europa. I problemi che si trova ad affrontare il Sud Africa sono comuni al resto del mondo: non bisogna dimenticare che il potere corrompe, non solo quello assoluto. Però grazie a dio, a qualunque dio, ora anche da noi c’è una stampa libera. Ci sono poi problemi di criminalità e di povertà, legati anche alla globalizzazione. C’è un proverbio inglese che dice 'i poveri sono sempre con noi', ma oggi si può dire anche il contrario: 'i ricchi sono sempre con noi'".

    La globalizzazione e Internet non sono diventati portatori di diritti e democrazia come si sperava?
    "No, anzi, oggi stiamo assistendo proprio al fallimento della globalizzazione. È diventata la nuova fede al posto del comunismo che è crollato, ma anche della democrazia… guardiamo solo agli Stati Uniti, alle scelte di politica estera che stanno facendo. Dubito poi che Internet possa dar vita ad uno sviluppo culturale, al massimo può aumentare la diffusione delle informazioni. Io resto comunque un’ottimista realista: ottimista perché credo nella possibilità di potere superare i problemi, e realista perché sono consapevole di quanto questi siano grandi".

    Uno dei nuovi temi che si trovano nei suoi romanzi più recenti, come Sveglia!, è però l’aspirazione dell’Africa alla crescita economica.
    "Certo, proprio in quel libro faccio vedere come l’aspirazione dei popoli africani alla crescita economica sia più che lecita, ma come allo stesso tempo questa debba conciliarsi con uno sviluppo sostenibile: l’una dipende dall’altro, né si può avere l’una senza l’altro. Per questo sono contraria alla costruzione della nuova centrale nucleare di cui racconto nel romanzo: è una scelta pericolosa e che non risolve il problema energetico. E ci vuole poco a trasformarla in un centro di produzione dell’uranio per le armi atomiche".

    Nonostante la fine dell’apartheid il razzismo non è scomparso, anzi, proprio in questi anni si sono moltiplicate guerre locali e globali: perché?
    "Persino lo scrivere odierno è intriso profondamente dalla discussione sulle diverse forme di razzismo, in cui per me rientra anche l’estremismo religioso di qualsiasi matrice. L’errore che si continua a fare è incasellare gli esseri umani dentro categorie come musulmani/cristiani, bianchi/neri, senza invece guardare cosa si trova oltre, l’uomo in sé e le sue passioni".

    Come sono le nuove generazioni africane?
    "Premetto che faccio riferimento al mio paese, anche se si tratta di tendenze comuni un po’ a tutta l’Africa, e al mio ambito, la letteratura. I giovani aspiranti scrittori si limitano alla lettura di autori africani o al massimo afro-americani, perché trovano che quanto proviene dagli altri paesi sia “irrilevante”, persino gli autori africani non strettamente contemporanei! Questo perché non parlano di “loro stessi, delle loro vite”. Ma ciò significa rientrare volontariamente in quell’isolamento culturale prima impostoci dall’imperialismo. Ora i giovani non scrivono più del presente, ma tornano indietro all’epoca dei nonni: forse è tutto il represso che, freudianamente parlando, finalmente esce fuori".

    Il Nobel 2006 è andato a un altro scrittore “scomodo”, il turco Pamuk. La letteratura fa ancora paura?
    "Le élites politiche ci censurano perché pensano che noi scrittori possiamo esercitare concretamente un’influenza sugli eventi, ma sono rari i casi in questo è successo davvero, come quello di Sartre. Il Nobel ha spesso effetti contrari rispetto a quanto ci si possa aspettare. Pamuk credo che ora si trovi in una situazione simile alla mia nel 1991: rientrata in Sud Africa, non ricevetti neppure una telefonata di congratulazioni dall’allora primo ministro. È stato il miglior complimento mai ricevuto, perché riconosceva la mia ferrea opposizione al regime".

    Ricerca personalizzata

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti
    VAI ALLA MAPPA DEL SITO