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  • 31/08/2011 Grandi opere inutili: Tav, gli estremisti della maxi-truffa (http://www.libreidee.org)

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    «Se crolla il tetto del tuo garage, non ti compri una Ferrari: ti sistemi il tetto e ti tieni la Punto». Domenico Finiguerra, sindaco “virtuoso” di Cassinetta di Lugagnano (Milano) e fondatore del movimento “Stop al consumo del territorio”, sintetizza così il suo pensiero al forum “Grandi Opere Inutili” allestito tra Bussoleno e Venaus, ennesima sfida culturale della valle di Susa – contrastare la Torino-Lione con cifre e analisi – a cui la politica nazionale e piemontese è solita rispondere con slogan ideologici del secolo scorso, conditi con disinformazione e lacrimogeni. I dati? Parlano da soli: il traffico Italia-Francia è crollato di oltre il 70% e l’emergenza è a nord, non a ovest: senza una rete ferroviaria adeguata, i Tir in arrivo dal Gottardo continueranno a lasciare i treni intasando le autostrade.

    La Torino-Lione? Assolutamente «inutile» nonché «dannosa», perché è indifferente al contesto, spreca il denaro pubblico, non esprime le necessità Domenico Finiguerradi una comunità ma solo le esigenze di una lobby economica. Lo sostiene il meteorologo Luca Mercalli, volto televisivo e No-Tav della prima ora: «Opere come la Torino-Lione dovrebbero essere sottoposte, prima di ogni decisione, a critiche rigorose. Invece si dice, manu militari, che bisogna dare la parola alle ruspe perché è necessaria. Se è necessaria, dimostratelo con le cifre». Se Mercalli è in trincea fin dall’inizio anche come abitante della valle di Susa, il forum 2011 ha richiamato a Bussoleno esperti da tutta Italia, pronti a fornire le prove di quanto i No-Tav vanno affermando da anni: prima ancora che costosissima e devastante per il territorio, la Torino-Lione è clamorosamente inutile.

    Lo dimostra il crollo del trasporto ferroviario delle merci in Italia, in particolare quello verso la Francia. Numeri significativi, snocciolati da Dario Balotta, presidente dell’Onlit (Osservatorio liberalizzazioni infrastrutture e trasporti) presentando i dati di “Cargo Fs”: in Italia, 8.000 carri merci e 256 locomotive in meno dal 2008 al 2009. «Pessime performance gestionali», accusa Balotta, come riferisce Mauro Ravarino sul “Manifesto” in un servizio ripreso dal sito “NoTav.info”: 7% la quota di trasporto su ferro in Italia rispetto al 12% europeo (Francia al 14 e Svizzera al 64). «Prima di ponti e Dario Balottatrafori avremmo bisogno di arrivare agli standard europei», da cui l’Italia resta lontanissima.

    Addirittura impressionante il crollo del trasporto merci fra Italia e Francia: un calo del 72% negli ultimi anni, dal 2000 al 2009, come sostengono i No-Tav che denunciano che l’attuale linea ferroviaria Torino-Modane che attraversa la valle di Susa è praticamente deserta: che senso ha, allora, insistere nel voler costruire una nuova linea verso la Francia? «Non si tratta quindi di una direttrice strategica, come vogliono far credere i promotori della Torino-Lione», dice Balotta. «La vera urgenza non è raddoppiare il tunnel del Frejus, ma adeguare e rilanciare la rete esistente per accogliere le migliaia di tir che arriveranno in treno dal Nord Europa nel 2016 con l’apertura del nuovo tunnel del Gottardo e far proseguire ai conteiner il viaggio su ferrovia anziché su strada come avviene oggi».

    Ancora una volta in valle di Susa si sono alternati «comitati italiani ed europei che lottano contro grandi opere ritenute inutili, dalla Germania alla Francia, dalla Spagna all’Abruzzo e alle Marche», scrive il “Manifesto”. Mega-gasdotti, stazioni interrate, aeroporti faraonici, linee ad alta velocità. «Non un’opposizione tout-court, ma motivata da analisi e studi». Per Domenico Finiguerra, bisognerebbe contrapporre «a poche grandi e dannose opere una miriade di piccole opere utili per risanare il dissesto no tavidrogeologico», ancor di più in questa fase di crisi economica. Chi propone opere come il Tav si autoproclama moderato e ci taccia come sovversivi. Estremisti sono, invece, loro che non hanno coraggio di mettere in discussione un modello di sviluppo non più sostenibile».

    Il mito della crescita infinita ha fallito: «Ogni anno, in Italia, vengono coperti dalla ‘crosta repellente di cemento e asfalto’, come la definiva Antonio Cederna, 500 chilometri quadrati di suolo, 62,5 metri quadrati al minuto», dice ancora Finiguerra. E per Sergio Ulgiati, docente di Scienze ambientali a Napoli, «è fondamentale capire se l’impatto ambientale e i costi energetici e sociali sono accettabili se paragonati ai benefici e, pure, chi paga i costi Ivan Cicconi(anche quelli occulti) e chi gode dei benefici». Un aspetto cruciale, perché «le comunità che vogliono ‘controllare il conto’ non stanno difendendo il loro giardino ma i diritti e lo stile di vita di popolazioni lontane colpite da uno sviluppo di cui non godranno mai i benefici».

    Ivan Cicconi, direttore di Itaca (Istituto per la Trasparenza degli Appalti e la Compatibilità Ambientale) spiega che ad essere “malato” è il sistema post-fordista che ora, per disperazione, punta tutto nella realizzazione delle grandi opere, non importa se utili o meno: è «come un’enorme ragnatela, orientata solo al mercato e ormai priva di innovazione tecnologica». Una aggregazione imprenditoriale fallimentare, che «scarica la competizione verso il basso alimentando il lavoro nero». Per Cicconi, «l’unico prodotto che può consentire a questo modello di impresa virtuale di massimizzare i profitti è la grande opera, che ha un valore solo per il presente e prescinde dal passato e dal futuro».

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