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  • 25/01/2005 Bioterrorismo - Ci si prepara a combattere la Prossima Guerra (David A. Relman, M.D., Traduzione di Bettio Curzio di Soccorso Popolare di Padova, www.comedonchisciotte.org)

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    Gli Stati Uniti sono preoccupati per la minaccia di bioterrorismo – per la potenzialità dell’avvelenamento delle forniture di latte con tossine botuliniche, per la ipotetica disseminazione di vaiolo da parte di terroristi auto-contagiatisi, per la possibilità di diffusione massiccia di spore di antrace attraverso aerosol nelle metropolitane, ed anche per la rievocazione dello spettro di un uso malefico del virus ricombinato dell’influenza del 1918.
    Queste preoccupazioni hanno avuto conseguenze importanti per i programmi della ricerca biomedica e per gli ambienti normativi, dando priorità ai finanziamenti delle ricerche di biodifesa.  

    Nell’anno fiscale 2003, era stato assegnato un miliardo e mezzo di dollari per la ricerca sulla biodifesa agli Istituti Nazionali di Sanità (NIH). Questi denari per la nuova ricerca, che sono stati riassegnati annualmente, ora corrispondono approssimativamente per un terzo del budget assegnato all’Istituto Nazionale per le Allergie e le Malattie Infettive (NIAID) dei NIH. Sebbene una parte di questi fondi siano destinati allo studio di malattie infettive emergenti, è stata posta un’attenzione senza precedenti ai patogeni che generalmente producono morbi non comuni. Per esempio, l’entità di fondi assegnati ai NIH per i lavori sulla Francisella tularensis è accresciuta da 4 milioni nel 2001 a 71 milioni di dollari nel 2003, sebbene negli Stati Uniti vi siano solo dai 100 ai 150 casi di tularemia all’anno; nell’ottobre 2005 venivano assegnati al NIAID 60 milioni di dollari per il lavoro su nuovi vaccini per la tularemia.(Tularemia: malattia infettiva diffusa fra i roditori, conigli, ratti, scoiattoli, ecc. e trasmissibile per morso all’uomo, che provoca forti febbri e tumefazioni dei linfonodi.)

    Inoltre, la preoccupazione del governo per il bioterrorismo ha portato a nuove limitazioni federali sulla manipolazione degli agenti patogeni infettivi; queste normative hanno ostacolato sia la possibilità dei ricercatori USA a partecipare a collaborazioni internazionali, sia gli sforzi per la preparazione in questo paese di scienziati stranieri.  Tutti questi cambiamenti riflettono un radicale spostamento nel clima politico e sociale, uno spostamento evidenziato nel 2004 dalla carcerazione nelle prigioni federali, con l’accusa di manipolazione illecita di Yersinia pestis, del Dr. Thomas Butler, capo del reparto malattie infettive alla Texas Tech University ed un esperto in peste. 

    Questa accresciuta preoccupazione per il bioterrorismo risulta ben fondata? Se questa è giustificata, come possiamo destinare nel modo migliore le nostre risorse intellettuali, tecniche e finanziarie, dati gli imminenti pericoli derivati dall’influenza aviaria e da altre minacce naturali? Su quali principi dobbiamo basarci per costruire una strategia di biodifesa?

    Gli artefici della politica, che valutano la probabilità e i pericoli di bioterrorismo, tendono a cercare indicazioni da un passato di estesi programmi di armi biologiche sponsorizzati dallo stato, che usavano processi a scala industriale, accentuavano il controllo di qualità e basavano le loro proiezioni di utilizzo su una dottrina militare tradizionale. I fautori di questi programmi, che consideravano allora gli agenti biologici come credibili armi strategiche, pensavano che solo alcuni agenti particolari avessero il più grande potenziale per l’uso e vedevano la tecnologia per la preparazione e la diffusione di questi agenti come una componente essenziale di un programma di armamenti.     

    Ma noi non possiamo accettare che la logica del passato, che sottendeva i programmi di guerra biologica, informi a futuri usi distorti le scienze della vita. Invece, gli insegnamenti di questa storia possono essere pericolosamente fuorvianti. Primo, la teoria che solo alcuni agenti particolari costituiscano una plausibile minaccia è ampiamente un artefatto di programmi di armamenti pre-datati rispetto alle nostre attuali conoscenze di biologia molecolare, e che avevano scelto gli agenti sulla base delle loro proprietà naturali e delle limitate informazioni tecniche allora disponibili dagli esperti. Fra gli agenti che rimangono oggi sull’elenco delle minacce biologiche, l’antrace e il vaiolo costituiscono ancora armi particolarmente di tutto rilievo, ma, dato il progresso nell’ambito scientifico e tecnologico, il numero di agenti preoccupanti è grandemente in espansione.  

     



    Inoltre, processi industriali di larga scala non sono necessari per lo sviluppo di potenti armi biologiche. I mezzi per la diffusione di agenti patogeni sotto controllate condizioni diventano sempre più accessibili a chiunque. Anche i nostri tradizionali concetti di loro “utilizzazione come arma” sono fuorvianti: la natura fornisce i meccanismi per l’immagazzinamento e la conservazione di molti agenti infettivi che possono essere manipolati attraverso l’ingegneria biologica e genetica, ad esempio intensificando la virulenza di organismi che naturalmente si riproducono per spore.  Le scienze dei materiali e delle nanodimensioni, — in progresso è la tecnologia dell’incapsulamento — forniranno nuovi modi di raccolta e conservazione di tali agenti. E gli agenti che si possono auto-riprodurre, e che risultano altamente trasmissibili da uomo a uomo, come i virus del vaiolo e dell’influenza, necessitano di piccole o addirittura di nessuna alterazione per essere disseminati in modo efficiente da terroristi. 

       Nemmeno dovremmo presumere, sulla base della storia, che quando vengono usati deliberatamente e con premeditazione agenti biologici, questi siano in grado di procurare solamente danni relativamente limitati. I vasti programmi sulle armi biologiche dell’ultimo XX secolo non si sono mai appieno sviluppati.  E le utilizzazioni di tali armi da parte di gruppi modesti, come quello del culto di Aum Shinrikyo ,sono state abbastanza non sofisticate, ben lontane dall’esempio di quello che possono fare, pur con moderazione, oggi gruppi ben informati. Le conseguenze potrebbero essere molto più terribili, ad esempio, di quelle che si sono avute con le spore di antrace messe in circolazione nel 2001 negli USA tramite servizio postale, se queste venissero messe in diffusione attraverso vie più efficaci. La tecnologia e la scienza di domani presenteranno un nuovo panorama con caratteristiche che sono sia preoccupanti che rassicuranti: i metodi e i reagenti usati per la ricombinazione di un nuovo virus, ad esempio, possono anche essere usati per la produzione di un vaccino contro di esso.

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