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  • 11/10/2006 Il Pudore della Mia Amica Anna Politkovskaja (Anna Zafesova , Fonte: www.lastampa.it, visto su www.comedonchisciotte.org )

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    LA SLAVISTA ANNA RAFFETTO RICORDA LA GIORNALISTA UCCISA: «ERA UNA MORALISTA E AVEVA IL CORAGGIO DI NON NASCONDERLO»

    «Se Putin avesse detto chiaramente “Datele fastidio, ma non fatele del male perché la sua presenza mi è utile per dimostrare al mondo che in Russia non ci sono problemi con la libertà di stampa”, non sarebbe successo quello che è successo». A Torino Anna Raffetto, slavista, che ha curato per l’Adelphi la pubblicazione in Italia del coraggioso libro della Politkovskaja, «La Russia di Putin», continua a chiedersi il perché di questa morte tragica e sconvolgente: «Non pensavo che finisse così», La Raffetto ha conosciuto e si è guadagnata l’amicizia della giornalista vincendo la diffidenza di una donna che sapeva di essere nel mirino. «Quando ci siamo conosciute meglio mi aveva raccontato delle precauzioni quotidiane che prendeva: ogni mattina nel garage esaminava il fondo dell’automobile per vedere se non fosse stato piazzato un ordigno, limitava al massimo i contatti, stava molto attenta alle persone che veniva a conoscere».

    Particolari che la reporter raccontava con tono dimesso, «quasi con pudore». Non una giornalista-star, quella donna di 48 anni con lo sguardo sempre serio dietro gli occhiali e la voce tranquilla, che sembrava più una professoressa che un’intrepida inviata di guerra. «Non si metteva mai in posa, aveva una grande sobrietà, faceva cose grandiose e le raccontava come se non ne fosse stata protagonista», ricorda la Raffetto. Una questione di stile naturale, ma anche, forse, una reazione inevitabile: «Le cose che raccontava erano talmente terribili che non restava che narrarle senza esaltazione».

    Ma c’era sempre la passione, quasi una missione: «Una volta le dissi: hai fatto abbastanza, vieni via dalla Russia, rifugiati all’estero». La Politkovskaja rispose: «Ho delle persone da difendere, non posso farlo se non sto nel mio Paese». Era conscia dei rischi che correva, del destino che l’aspettava: «Ne parlava con una serenità malinconica, come di un percorso segnato da cui non si può deviare». Una visione del proprio dovere ereditata dalle migliori tradizioni dell’intellighenzia russa, che a molti sembrava ormai sorpassata: la casa editrice inglese aveva, per esempio, operato un editing sul suo libro, rendendolo più stringato. Ma l’Adelphi si è attenuta alla versione originale, con tutta la passione e la rabbia della Politkovskaja: «Era una moralista e aveva il coraggio di non nasconderlo», dice la Raffetto.

    Perfino i nemici moscoviti della giornalista oggi riconoscono che credeva nelle cose che scriveva, graziandola dell’accusa di essere «venduta». La sua amica torinese la ricorda come una persona «veramente nobile, come ce ne sono poche, averla conosciuta è stata una festa». Aver saputo della sua fine, un dolore. «Avrebbe dovuto prendere una guardia del corpo», dice Anna Raffetto e si interrompe: «Sarebbe stato inutile». Una volta chiese alla Politkovskaja come avrebbe potuto aiutarla, ed ebbe la risposta: «Pubblicando le cose che scrivo, dandomi la voce».

    Anna Zafesova
    Fonte: www.lastampa.it
    10.09.06

    Archivio Politkovskaja

  • 07/10/2006 Archivio Politkovskaja
    Comunque il giorno fatidico è arrivato e la giornalista Anna...


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