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  • 14/11/2006 CIAD, la dittatura in bilico (Mazzetta,  http://www.altrenotizie.org)

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    Mentre il mondo trepida per il Medioriente, sale di tono la Guerra civile in Ciad e Repubblica Centrafricana. Il dittatore Deby denuncia una destabilizzazione da parte del confinante Sudan, che smentisce, mentre la situazione sul campo registra l’aumento esponenziale dei massacri. Deby è appena stato “rieletto” con il placet di Chirac, nonostante abbia cambiato la costituzione d’autorità nella parte che gli avrebbe proibito di correre per un altro mandato. Deby è al potere da sedici anni, dopo che con un golpe aveva conquistato un potere fondato sulla maggioranza numerica della sua etnia e sul sostegno della Francia, antico tutore coloniale. Il Chad è tra i paesi più poveri dell’Africa. L’unico progetto di “sviluppo” che riguarda il Chad è quello dell’estrazione petrolifera.

    Il paese centrafricano ha cominciato ad esportarlo solo nel ventunesimo secolo, grazie a un tortuoso oleodotto che riflette i complessi accordi tra i padrini americani di EXXON, la Total, il governo francese, la Banca Mondiale ed il Camerun. Per una questione squisitamente politica, infatti, l’oleodotto transita per i territori francofoni del Camerun invece di prendere la direzione più breve per i terminal che affacciano sull’Atlantico.

    Non meno tortuoso è l’accordo attraverso il quale la Banca Mondiale ha erogato il finanziamento, un accordo festeggiato come “etico” a significare l’inaugurazione di uno strumento finalmente in grado di riservare una minima ricaduta benefica sulle popolazioni locali. Quando questa primavera Deby si è trovato ad affrontare, prima delle elezioni, un vero e proprio assalto alla capitale sventato solo grazie all’intervento dell’aviazione francese ( in verità smentito da Parigi, anche se con poca convinzione) e dall’apparire nella capitale Ndjamena di oltre un migliaio di parà francesi in gita dalle basi in Gabon.

    Boicottate le elezioni l’opposizione si è ancora più rinserrata. Gran parte della stessa tribù di Deby è ora apertamente contro il tiranno. Il Front Populaire Pour la Renaissance Nazionale (FPRN) può ora schierare una forza composta da tutte le opposizioni al comando del generale Mahamat Nouri, ex ministro della difesa di Deby. Questo basterebbe a destituire di ogni fondamento le grida al complotto straniero (sudanese), ma ci sono anche i silenzi della Francia che si spiegano da soli.

    La Francia che fa la lezioncina ai militari turchi, in Africa si comporta ancora con lo stile della Legione Straniera, solo che Beau Geste non c’è più. Deby è riuscito ad un tempo a sbloccare il fondo “etico” dai proventi del petrolio destinati a spese “sociali”e dall’altro ad avere copertura politica da Francia e USA. Se non bastasse, imitando molti altri e ben più illustri predecessori, Deby ha allacciato rapporti con la Cina, disconosciuto Taiwan, e come per incanto dopo che EXXON e Total hanno annunciato il raddoppio delle estrazioni, Pechino ha presentato un piano di investimenti nel paese (a fronte di equivalenti estrazioni) per un ulteriore raddoppio di produzione; accordo che sicuramente porta altro ossigeno alle casse del dittatore. Ovviamente la Cina ha evitato l’ipocrita balletto sulla “eticità” dell’investimento e nessuno ha fiatato; chi c’è oggi tra le potenze mondiali che può averne titolo?

    Deby con i primi soldi in arrivo ha comprato armi, molte armi. Terrorizzato dai primi rovesci militari non ha esitato a compiere vere e proprie rappresaglie. Una cosa terribile l’ha fatta quando ha distribuito un mare di armi nei villaggi dell’Est dopo aver fatto evacuare quelli che non riteneva abbastanza fedeli. Da ciò qualche migliaio di ciadiani è scappato in Sudan, in Darfur, dove già la resistenza anti-deby ha le sue basi. L’esercito del Ciad sembra ora impegnato in una campagna con l’impiego di alcuni battaglioni di carri armati, ma il paese è troppo vasto e l’opposizione non sembra avere intenzione di andare al macello per premiare l’iniziativa. Nel frattempo le popolazioni, ritrovatesi armate hanno pensato bene di regolare alcuni vecchi conti in sospeso, così in villaggi e regioni tra loro ostili si sono verificati scontri che hanno giù provocato centinaia di morti, in particolare nella provincia (cantone) di Mouro ; circostanza ammessa con comprensibile imbarazzo anche dal ministro della difesa Bichara Issa Djadakkah.

    Una buona credenziale per l’opposizione, al contrario, è che pur essendo composta da un gran numero di formazioni armate diverse, a contatto con etnie e popolazioni dalle storie diverse e tumultuose, si siano dimostrate rispettose dei civili. Non sono segnalati a loro carico massacri o episodi di saccheggi, neanche nelle città occupate oltre frontiera.

    L’opposizione armata ciadiana, è ormai tranquillamente insediata nel Darfur ( svuotato da oltre un milione di abitanti rifugiati in Ciad, che assistono a queste evoluzioni sperando nella pietà delle numerosissime fazioni armate), dove non viene molestata dai predoni, scatenati invece contro i pochi inermi abitanti locali. Inoltre si è accomodata dentro i confini della Repubblica Centrafricana, contribuendo alla destabilizzazione del locale tiranno, Bozize. L’opposizione centrafricana ne ha approfittato per guadagnare un vantaggio forse decisivo nella lotta armata che conduce dal 2002. L’esercito centrafricano si è rifiutato di combattere e i ribelli controllano ora numerose città.

    Bozize è altro beneficato assurto al potere grazie al supporto di mercenari ciadiani e mosse francesi pochi anni fa. Dalla città di Birao occupata e da altri sconfinamenti a Sud viene la dimostrazione della totale assenza di controllo reale sui confini che caratterizza i regimi dei leader-fantoccio scossi dalla guerra civile. Una catena di reazioni che percorre linee etniche che scavalcano confini scritti sulla sabbia e giunge fino in Niger, dove il governo prima ha pensato e annunciato di espellere duecentomila nomadi ciadiani, che da quindici anni vivono dispersi nell’immenso deserto e poi ha abbandonato l’idea, prima di tutto era impraticabile L’unica forza in assetto di combattimento sulla quale possano contare ora i due dittatori è un corpo di spedizione inviato da Deby contro i ribelli e ora dirottato verso il Centrafrica ad intercettare i nemici di Bozze, alcuni sostengono che sia diretta addirittura verso la capitale Bangui, dove Bozize organizzerebbe l’ultima resistenza.

    Il corpo sarebbe composto da una colonna corazzata dell’Esercito del Ciad e da “coopérants étrangers”, cioè mercenari. L’UFDR(Union des forces démocratiques pour le rassemblement), che riunisce tutti i partiti all’opposizione della dittatura di Bozze hanno denunciato questa peculiare “invasione” del paese in soccorso del tiranno.
    Allo stesso tempo l’FPRN ha fatto sapere che emissari dei Deby avrebbero acquistato (in contanti) tre sontuose residenze in Marocco, dove il dittatore intenderebbe rifugiarsi nella probabile ipotesi di dover fuggire precipitosamente dal paese. Intanto ha occupato gli ultimi giorni facendo assassinare alcuni ufficiali che non credeva fedeli, accusando poi dei delitti l’opposizione.

    Il conflitto riguarda ovviamente la spartizione dei guadagni del petrolio, ma soprattutto la legittimazione al potere di un tiranno avversato da tutte le forze politiche locali e sostenuto dalla dichiarazione di Parigi che è stato eletto “regolarmente”. Verrebbe da dire che il conflitto riguarda una opposizione “democratica” (tutti i partiti fanno professione di fede alla democrazia parlamentare) contro un dittatore sanguinario che gia da tempo fa sparire i guadagni del petrolio.
    Il fatto che Deby minacciando di chiudere i rubinetti se non assecondato, e che la “comunità internazionale” avesse calato le braghe e dato i soldi per massacrare i suoi cittadini, unito ai nuovi investimenti cinesi, dipingeva una situazione pessima per l’opposizione locale. La situazione sul campo invece volge ora al peggio, coinvolgendo la vicina Repubblica Centrafricana. Ancora più inquietante è il silenzio di Washington e Parigi, che fino all’ultimo cercheranno di evitare la caduta dei fedeli autocrati.

    Pessima situazione che riguarda prima di tutto le popolazioni del Ciad, del Sudan e della Repubblica Centrafricana, che da anni ormai sono costrette a migrare a cavallo delle frontiere dei tre paesi e anche oltre. Paesi nei quali le maggiori entrate assicurate dall’esportazione di petrolio rafforzano i regimi autoritari, ripetendo un cliché già visto con l’Arabia Saudita, gli Emirati e molti altri paesi grandi fornitori di materie prime. Sarebbe bene riconoscere questo fenomeno per la sua natura reale di un automatismo nefasto che viene, semmai, implementato dall’apertura della circolazione globale delle merci. All’ombra di questo automatismo le grandi compagnie ottengono enormi margini di profitto e un buon rapporto simbiotico con il dittatore di turno, che perlomeno qualche rischio lo corre, mentre nessuno porterà mai un dirigente di queste compagnie sul banco degli imputati per aver armato stragi epocali.

    La comunità internazionale, l’ONU, le Ong intanto discutono del più e del meno, le emergenze sono così tante e interessano così a pochi…ogni tanto un opportunista ha un singulto e chiede invasioni e l’invio di osservatori e di contingenti armati, mentre si straparla di genocidi, di buoni e di cattivi, di islamici o comunisti. Intanto la grande rapina continua. Buona guerra civile ai fortunelli che hanno trovato il petrolio.


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