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  • 12/12/2006 Il caso Iran-Contra 20 anni dopo  (Traduzione a cura di Lorenza Veronese per www.disinformazione.it)

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    Documenti che mettono in luce il ruolo di Reagan
    La nomina da parte del Pentagono di Robert Gates
    Selezionato tra le tante prominenti figure coinvolte nello Scandalo
    Archivio Elettronico della Sicurezza di Stato Libro nr. 210

    Washington D.C., 24 Novembre 2006 – il 25 Novembre 1986, il più grande scandalo politico e costituzionale dai tempi del Watergate esplose a Washington quando il presidente Ronald Reagan dichiarò di fronte ad una platea di pubblico scelto, durante una conferenza tenutasi alla Casa Bianca, che i fondi derivati dagli scambi di armi segrete con la Repubblica Islamica dell’Iran furono deviati ed incanalati per acquistare armi per i ribelli U.S. Contra in Nicaragua.
    Nelle settimane antecedenti a questa shockante dichiarazione, l’informazione ufficiale aveva reso noto il ruolo che gli Stati Uniti avrebbero avuto sia in merito agli scambi di armi segrete con l’Iran sia sul sostegno segreto dei Contras, ma la dichiarazione di Reagan, nella quale nominò due figure subordinate – il Sopraintendente alla Sicurezza Nazionale John M. Poindexter e Oliver L. North appartenente all’ NSC – come co-responsabili, fu la prima connessione tra le due operazioni.

    Lo scandalo fu perlopiù lo sfacelo della figura del presidente. Di tutte le rivelazioni emerse, la più irritante per il pubblico americano fu l’abbandono da parte del presidente della politica vecchio stampo a favore del rapporto con i terroristi, il quale fu sempre negato sfacciatamente da Reagan nonostante l’evidenza, condizione tale da sottolineare che la sua predisposizione alla menzogna al fine di coprire la realtà dei fatti.

    Pur essendo ormai la sua immagine danneggiata, il presidente riuscì a svincolarsi facilmente, scappando da ogni sanzione politica e accusa di “impeachment”. Da quanto si è riusciti a sapere, sulla base di documenti e testimonianze (anche se probabilmente non molto apprezzate), mentre Reagan poteva non essere al corrente riguardo alle deviazioni e ai numerosi dettagli delle operazioni portate avanti a nome suo, egli ordinò che entrambi, sia gli aiuti per i Contras (i quali, si raccomandò, dovessero essere tenuti assieme come “corpo e anima”) e la trattativa per le armi degli ostaggi procedessero senza intoppi, e che avvenissero allo scuro di qualunque altra azione di importanza inferiore.

    In tutto ciò, è interessante notare che Poindexter, pur rifiutandosi di coinvolgere Reagan testimoniando apertamente che fu proprio il presidente a parlargli delle “deviazioni”, dichiarò che tutto venne fatto senza suo preciso consenso (per salvare le apparenze), ma egli sapeva che sotto sotto Reagan avrebbe approvato tale iniziativa. Il successo di Reagan che lo portò ad evitare più severe condanne politiche fu dovuto alla grande estensione della testimonianza di Poindexter (che lasciò, comunque, molti osservatori scettici nei confronti della sua plausibilità). Ma fu anche dovuta, per la maggior parte, ad una mossa tattica sviluppata dal Procuratore Generale Edwin Meese, che abilmente mantenne l’attenzione del pubblico e delle altre parti politiche nella confusione più completa riguardo alle suddette “deviazioni”.

    Mettendo in luce quel singolo episodio, sicuro che Reagan potesse negare senza problemi in maniera molto credibile, il contributo reale del Procuratore fu quello di riuscire a minimizzare e rendere innocue agli occhi del pubblico scrutinio tutte le altre discutibili azioni commesse dal presidente stesso, alcune delle quali sapeva fossero ampiamente illegali.
    Vent’anni dopo, l’affare Iran-Contra continua a risuonare a più livelli, soprattutto all’inaugurazione di Washington del 110° Congresso e di una nuova stagione di indagini e voci di corridoio all’interno dell’amministrazione Bush.
    Questo perché nel profondo, il caso Iran-Contra, fu una battaglia contro il potere presidenziale che riportava indietro ai tempi di Nixon e del Watergate, del Vietnam e degli inganni della CIA.

    Questo clamore continua fino ai nostri giorni, i giorni di George W. Bush, il quale è spesso nel mirino per i controversi suoi tentativi (e quelli di Cheney) di espandere l’autorità dell’Esecutivo Nazionale su numerose aree della vita pubblica.
    L’eco dell’Iran-Contra riaffiora anche nel riemergere di alcune figure pubbliche che ne presero parte o che furono appena sfiorate, semplicemente, dallo scandalo. Il più recente è Robert M. Gates, nominato dal presidente Bush per prendere il posto di Donald Rumsfeld come segretario della difesa.

    Questo campione tratto da alcune documentazioni rilevanti, dimostra quanto profondamente implicato era il presidente il quale doveva personalmente dirigere o approvare differenti aspetti degli affari politici. La lista di altre personalità ufficiali che anche ebbero parti significanti, nonostante la loro smentita successiva, inclusi il Vice Presidente George H. Bush, il Segretario di Stato George Shultz, il Segretario della Difesa Caspar W. Weinberger, il Direttore della CIA William J. Casey, il presidente dello staff della Casa Bianca Donald T. Regan e numerosi altri individui di grande o media importanza, fanno di questo uno scandalo molto più grave di come venne dipinto all’epoca.
    Quanto segue è una lista parziale di alcune tra le più prominenti personalità che presero parte direttamente e non, prima o dopo l’affare Iran-Contra:

    Elliot Abrams – ad oggi deputato assistente del Presidente Bush e deputato consigliere alla sicurezza nazionale per la strategia di democrazia globale, Abrams fu una delle figure più controversie dell’amministrazione Reagan come diplomatico senior al Dipartimento di Stato per le relazioni con l’America Latina nella metà degli anni ’80. Entrò in patteggiamento alla corte federale dopo essere stato accusato ed indetto per aver fornito falsa testimonianza in merito al suo recupero fondi per attività a favore dei Contras, nonostante egli accusò successivamente l’avvocato d’ufficio di costringerlo a dichiararsi colpevole. Il Presidente George H. W. Bush in seguito, lo perdonò.

    David Addington – ora capo dello staff del Vice Presidente Cheney e secondo alcuni articoli d stampa, un fedele avvocato di estesi poteri presidenziali. Addington era un membro del congresso d’ichiesta durante le udienze della commissione riunita (caso Iran-Contra), nel 1986, a stretto contatto con Cheney.

    John Bolton – il controverso ambasciatore U.S. la nomina del quale, destituita dal Presidente Bush è ora a rischio, fu una personalità importante al Dipartimento d Giustizia. Egli partecipò agli incontri con il procuratore Generale Edwin Meese su come gestire lo scandalo politico e legale dell’ Iran-Contra alla fine di Novembre 1986. Ci sono pochi riferimenti in merito al suo ruolo al tempo.

    Richard Cheney – ora è il Vice Presidente, il quale ha giocato un ruolo fondamentale come membro della giunta del congresso sull’inchiesta Iran-Contra nel 1986. Egli più tardi costrinse il congresso a rivedere il ruolo proprio del Ramo Legislativo ed Esecutivo del governo.

    Robert M. Gates – nominato dal presidente Bush come successore di Donald Rumsfeld, Gates quasi vide la sua carriera andare a rotoli per aver ammesso solo la metà delle sue conoscenze in merito al caso Iran-Contra al tempo dello scoppio dello scandalo. Fu costretto a rinunciare ala possibilità di salire a capo della CIA nel 1987, a causa dei sospetti che lo colpivano ma riuscì ad ottenere quel ruolo anni dopo, nel 1991.

    Manuchehr Ghorbanifar – la quintessenza dell’uomo medio, che aiutò a mediare la consegna delle armi che coinvolse gli Stati Uniti, Israele e l’Iran apparentemente allo scopo di contrattare il rilascio degli ostaggi americani trattenuti in Libano, Ghorbanifar fu largamente screditato per rappresentare gli interessi e le mire di entrambe le controparti. Prima ancora del caso Iran, la CIA allontanò e diffidò di Ghorbanifar con l’accusa di portare false informazioni agli agenti dell’intelligence americana. Oggi, nel 2006, il suo nome è tornato alla luce come importante risorsa del Pentagono negli affari iraniani, nonostante le obiezioni della CIA.

    Michael Ledeen – un neo-conservatore che ha piena voce nel capitolo “Il cambio di regime n Iran”, Ledeen aiutò  raggruppare i personaggi principali dell’affare Iran-Contra nel 1985 prima di essere relegato a ruolo marginale. E’ tornato in auge a seguito la tragedia dell’11 Settembre, presentando Ghorbanifar agli ufficiali del Pentagono interessati ad esplorare i contatti all’interno dell’Iran.

    Edwin Meese – oggi membro del Gruppo di Studio dell’Iraq capeggiato da James Baker e Lee Hamilton, fu il controverso procuratore generale di Ronald Reagan, il quale indirizzò le interrogazioni e manipolò le prove durante l’indagine Iran-Contra tanto da essere largamente criticato per le sue azioni atte a proteggere l’immagine del presidente o non a ricercare la verità in quanto accaduto.

    John Negroponte – il diplomatico di carriera che lavorò allo scopo di spingere la presenza dell’esercito e dell’intelligence fino al Centro America come ambasciatore dell’Honduras. Partecipò anche ai tentativi di indurre il governo dell’Honduras a prendere parte all’azione di sostegno dei Contras dopo che il Congresso band ogni auto ai ribelli d parte degli Stati Uniti. Le referenze di Negroponte sono cresciute in modo spettacolare grazie al suo incarico come ambasciatore in Iraq nel 2004 e come direttore nazionale dell’intelligence nel 2005.

    Oliver T. North – oggi ospite di un talk show radiofonico e articolista, fu al centro dello scandalo Iran-Contra come punto di riferimento per entrambe le attività sommerse. Un servitore della Marina nello staff del NSC, continuò a sostenere che ricevette approvazione dagli alti livelli per ogni atto commesso. Venne accusato di 3 reati in un processo penale ma il verdetto mutò alla fine in quanto, si sosteneva che le sue dichiarazioni effettuate privatamente al Congresso potevano aver influenzato l’andamento del processo. Si candidò senza successo per il senato come rappresentante della Virginia nel 1996.

    Daniel Ortega – il neo eletto presidente del Nicaragua fu il destinatario principale per svariati anni, dei traffici sommersi del governo americano negli anni ’80 in qualità di leader del Fronte Nazionale di Liberazione Sandinista. Le sue elezioni democratiche di Novembre 2006 non sono state l’unico caso ironico – il suggerimento della sua elezione partì da uno dei precedenti colleghi di Oliver North nell’amministrazione Reagan e successivamente North si occupò di sottrarre voti, in Nicaragua, al candidato preferito dall’amministrazione Bush attraverso numerose dichiarazioni pubbliche, sostenendo Ortega alle urne.

    John Poindexter – il quale trovò una nicchia in fondo al governo nel ramo burocratico della sicurezza dopo gli avvenimenti dell’11 Settembre come capo del programma di Conoscenza Totale dell’Informazione del Pentagono (formalmente bandito dal Congresso nel 2003), fu superiore di Oliver North nel periodo Iran-Contra e personalmente, approvò e diresse molte delle sue attività. Le sue dichiarazioni in merito al non conoscenza da parte di Reagan dei suoi programmi di deviazione dei fondi iraniani a favore dei Contras gli permisero di evitare l’impeachment.

    Otto Reich – segretario e assistente di stato del presidente George W. Bush per l’America Latina, Reich collaborò segretamente ad operazioni diplomatiche pubbliche per costituire un supporto per Ronald Reagan e per le sue “Contra” politiche. Un’investigazione generale sul caso concluse che il programma da egli attuato non erano altro che “attività di propaganda sommerse proibite”, nonostante nessuna accusa venne poi trovata a sua carico. Reich pagò in termini di opposizione congressuale, in quanto si ritrovò retrocesso al ruolo di segretario incaricato di seguire le politiche dell’America Latina, confronto alla nomina che ottenne nel 2002 e che durò meno di un anno.

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