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  • 29/12/2006 Somalia, Mogadiscio è nelle mani del governo (Daniele Lorenzi, http://www.korazym.org)

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      Le Corti islamiche costrette a lasciare la capitale somala per l'avanzata delle truppe governative spalleggiate dall’esercito etiope: disfatta o fuga tattica? All’Onu ancora nessun accordo. Razzie e saccheggi a Mogadiscio.

    Abbandonata. Mogadiscio è stata abbandonata dalle milizie islamiche che la controllavano da mesi e senza colpo ferire hanno preso possesso della capitale somala la truppe del governo di transizione, affiancate dall’esercito etiope. Immediatamente il governo di transizione somalo ha proclamato lo stato d’emergenza nell’intero paese, del quale a questo punto, grazie all’appoggio dell’Etiopia, può vantare il pieno controllo. Seguirà presto l’introduzione della legge marziale, per un periodo iniziale di tre mesi, probabilmente a partire da domani, sabato 30 gennaio. Un annuncio fatto direttamente dal premier Ali Mohammad Gedi, secondo il quale il parlamento varerà tale provvedimento “per porre fine all'anarchia e ristabilire la sicurezza”.

    Il ritiro delle milizie delle Corti Islamiche è stato totale, comprendendo anche i comandanti delle forze integraliste attestate in città. “Abbiamo ritirato da Mogadiscio le nostre forze, con tutti i comandanti e i subordinati che erano all'opera in città: non ci sono più milizie delle Corti Islamiche”, ha affermato lo sceicco sceicco Sharif Sheikh Ahmed Ahmed, capo del comitato esecutivo del Sics, il Consiglio Islamico Supremo della Somalia. Non abbiamo lasciato la capitale nel caos: ce ne siamo andati per evitare bombardamenti a tappeto, dal momento che le forze etiopiche stanno perpetrando un genocidio a danno dei somali». Lo sceicco ha motivato l'evacuazione da Mogadiscio come un cambiamento di tattica nella guerra in corso contro le truppe inviate da Addis Abeba a difesa del fragile governo transitorio somalo, insediato a Baidoa. E in effetti la paura a livello internazionale è a questo punto che gli islamici intendano riorganizzarsi e attuare una guerriglia quotidiana e sotterranea contro il governo: prospettiva che ricorda situazioni come quella dell’Afghanistan e dell’Iraq e che tiene molti con il fiato sospeso.

    Intanto un pronunciamento politico sulla vicenda è ancora di là da venire. Al secondo giorno di tentativi, anche ieri il Consiglio di sicurezza dell’Onu non è pervenuto a un accordo su una dichiarazione che chieda il cessate-il-fuoco in Somalia. Motivo del contendere il fatto che alcuni paesi, fra cui il Qatar – che svolge il ruolo di presidente di turno – richiedano il ritiro immediato di tutte le forze straniere, e dunque anche di quell’esercito etiopico che è risultato decisivo finora per l’affermazione del governo di transizione somalo. Gli altri quattordici membri del Consiglio hanno rifiutato di chiedere il ritiro immediato delle truppe etiopiche e straniere: per essi una rapida ripresa dei negoziati tra le parti e un accordo politico sono essenziali per ottenere la stabilità in Somalia, prima ancora del ritiro delle forze straniere.

    Frattanto la situazione sul campo non è delle migliori. Il ritiro degli uomini delle Corti islamiche da Mogadiscio sembra non aver evitato infatti alla città numerosi episodi di violenza: a sporadici colpi di artiglieria fanno da contraltare episodi di saccheggi e razzie causate dalla mancanza di sicurezza e di controllo derivata dal ritiro dei miliziani islamici.

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