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  • 23/01/2007 Attacco programmato all’Iran: Bush espanderà la guerra prima che Blair si dimetta (Michael Carmichael* Traduzione di Sara Zagaria per Cani Sciolti )

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    L’editore capo dell’Arab Times ha riportato come una “fonte attendibile” a Washington abbia fornito informazioni dettagliate circa l’imminente attacco massiccio da parte degli Stati Uniti alle industrie nucleari e petrolifere iraniane. Secondo l’imprecisata fonte citata dall’Arab Times, il programma statunitense avrebbe subito della variazioni a causa delle dimissioni che dovrebbe presentare il principale alleato di Bush, il Primo Ministro Tony Blair. Il Primo Ministro inglese ha sacrificato la propria popolarità per sostenere i conflitti di Bush in Medio Oriente.

    Politicamente indebolito dalla propria lealtà verso Bush, Blair si è impegnato pubblicamente a dimettersi dal proprio incarico al numero 10 di Downing Street dal Maggio di quest’anno. Applicando il calcolo politico, le fonti hanno informato l’Arab Times che il mese di Aprile sarà il più probabile per l’attacco, in modo tale da permettere a Tony Blair di ricoprire un ruolo fondamentale nel giustificare in Occidente l’ampliamento di questo conflitto tanto impopolare. Gli analisti che lavorano per la Casa Bianca di Bush e Cheney prevedono che un intenso attacco militare sugli obiettivi iraniani indebolirà il regime e porterà inoltre alla caduta del governo in Siria.

    Secondo le dichiarazioni attribuite al Vicepresidente Dick Cheney sull’Arab Times, la nazione dell’Arabia Saudita è minacciata territorialmente dal regime iraniano. Molti Sciiti vivono in Arabia Saudita con i loro principali gruppi nelle regioni di produzione petrolifera. Il mese scorso, Cheney è andato a Ryiadh per un singolare incontro faccia a faccia con il Re Abdullah. E’adesso ovvio che i piani statunitensi di ampliare il conflitto attraverso l’incremento delle truppe e l’imminente attacco all’Iran sarebbero stati argomento fondamentale di questi dibattiti privati.

    In una diversa dichiarazione, il Col. Sam Gardiner (membro a riposo della USAF), esperto profondamente stimato della sicurezza statunitense, presenta la sequenza di manovre tattiche che rivelerà e precederà il lancio dell’assalto militare contro gli obiettivi iraniani – progetto che il Col. Gardiner reputa risolversi in un’escalation che porterà di soppiatto all’ampliamento del conflitto in Medio Oriente. Da tattico esperto, il Col. Gardiner prevede:

    Tra gli ultimi passi prima gli ultimi passi prima dell’attacco, vedremo le petroliere dell’USAF spostate in luoghi inusuali, come la Bulgaria. Queste saranno usate per rifornire i bombardieri B-2 durante le loro missioni d’attacco in Iran. Quando questo accadrà, saremo solo a giorni dall’attacco.

    Nel 2003, Bush e Cheney ordinarono l’entrata in guerra con l’Iraq tra il 18 e il 19 Marzo. Queste date sembrano oggi cadere all’interno della finestra di probabile rilevanza operativa con un periodo di maggiore intensità che va da metà Marzo a metà Aprile. Nel frattempo possiamo aspettarci di assistere ad un’intensificazione di ciò che il Col. Gardiner e altri hanno definito “gestione della percezione” - la deliberata produzione di propaganda da parte del governo Bush-Cheney - incarico che fu per un breve periodo svolto dall’Office of Strategic Influence, istituito poco dopo l’11 Settembre. L’ex Segretario alla Difesa, Donald Rumsfeld, chiuse l’Office of Strategic Influence quando la rivelazione delle sue operazioni di palese disinformazione scatenò l’indignazione internazionale.

    Secondo SourceWatch, Rumsfeld avrebbe furtivamente ripristinato l’OSI sotto varie recenti coperture: l’Office of Global Communications, l’Information Awareness Office (IAO) e il CounterInformation Team. Le prossime mosse militari saranno tattiche, come delineato dal Col. Gardiner, e saranno programmate in corrispondenza con una valanga di propaganda anti-iraniana diffusa dalle agenzie che si occupano di “gestione della percezione” sotto il controllo del Pentagono. In seguito alla sconfitta dei candidati favoriti del Presidente Ahmadinejad alle elezioni locali iraniane della scorsa settimana, è ora perfettamente chiaro che un attacco statunitense rafforzerebbe il suo governo sempre più impopolare.

    Voci provenienti dalle diverse tendenze politiche in Iran stanno arringando il Presidente Ahmadinejad, che ha lasciato Teheran al momento opportuno per un prolungato viaggio in America Latina. Con la propria popolarità in repentina discesa, Ahmadinejad sosterrà i piani di Bush e Cheney sulla guerra, dal momento che gli permetteranno di avvolgersi nella bandiera e ricoprire il ruolo di difensore della fede. Secondo la ING Wholesale Banking, le conseguenze economiche di un attacco USA all’Iran saranno disastrose. Gli esperti di finanza prevedono reazioni improvvise nei mercati, e stanno già consigliando di vendere i capitali azionari israeliani.

    L’impatto sulla Brent Crude sarà drammatico con previsioni sull’aumento del prezzo a 80 dollari al barile contemporaneamente a notevoli crolli sui prezzi delle azioni. Esperti analisti di mercato preannunciano drammatici ribassi: il dollaro statunitense; rendimenti obbligazionari; mercati azionari e materie prime industriali, con picchi nei prezzi di petrolio e oro. In base agli ultimi sondaggi, due terzi della popolazione americana sostengono le negoziazioni con l’Iran e si oppongono ad un attacco militare che amplierebbe un conflitto già profondamente impopolare.

    La scorsa settimana, il Senatore Joseph Biden (Democratico del Delaware) ha messo in guardia il Segretario di Stato, Condoleezza Rice, che qualsiasi ampliamento della guerra contro l’Iraq attraverso un attacco oltre il confine iraniano scatenerebbe una crisi costituzionale negli Stati Uniti. Lo scenario americano è ora pronto per un confronto politico storico che rivaleggerebbe con la crisi del Watergate negli anni 70.

    *Michael Carmichael è Presidente e Amministratore Delegato di The Planetary Movement, Oxford, UK e un abituale collaboratore di GlobalResearch.
    Fonte: Global Research - 16 Gennaio 2007

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