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  • 20/11/2009 Omaggio ad Anna Politkovskaja (e a tutte le persone oneste come lei) (Annapaola Laldi, http://www.aduc.it)

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     Sventurata la terra che ha bisogno di eroi. Se queste parole del Galileo di Brecht sono vere -e io credo che lo siano- in tal caso bisogna dire che la Russia di oggi è una terra molto sventurata.
    Questo pensiero mi ronza in testa dai primi di ottobre, quando sono riuscita a compitare correttamente il nome di Anna Po-lit-kov-ska-ja. Fino a quel momento, infatti, quel lungo cognome mi era risultato impronunciabile e di colei che lo portava avevo conservato solo vaghe notizie: era una giornalista di 48 anni assassinata da un sicario, rimasto praticamente "sconosciuto", qualche anno fa (per la precisione il 7 ottobre 2006) nell'ascensore del suo condominio di Mosca. Tutto qui. E nessuna voglia di saperne di più. Quanto mi era arrivato agli orecchi della tragedia cecena e degli orrori del teatro Dubrovka e della scuola di Beslan, infatti, mi spingeva a difendermi dall'approfondire la conoscenza di tutto ciò.
    Ma c'è stato il 9 ottobre scorso e la presentazione alla "Feltrinelli" di Firenze di un libro/DVD, il cui testo è stato composto da Stefano Massini, un giovane scrittore e regista di teatro, che io avevo conosciuto quando faceva le medie, e sul cui operato un'amica comune mi teneva informata da tempo. Così, sono andata a sentire, e sono uscita non solo col libro/DVD  Anna Politkovskaja-Il sangue e la neve, ma anche con il desiderio di saperne di più. Perché soprattutto nelle parole di Massini stesso e di Ottavia Piccolo, che nel video dà con grande nitidezza volto e voce alla giornalista russa, mi sono trovata confrontata con una donna che riteneva di essere una persona comune e voleva soltanto fare bene il proprio mestiere di giornalista, cioè di narratrice dei fatti, di cui era testimone oculare. Fatti atroci, come diversi attentati dinamitardi a Groznyi, la capitale della Cecenia, e poi le smisurate, pressoché quotidiane, rappresaglie dell'esercito russo che, all'usanza dei nazifascisti, rade al suolo interi villaggi ceceni, decimandone la popolazione, e inoltre permette -se non li fomenta- ai propri soldati ogni genere di efferatezze su persone assolutamente inermi: furti, saccheggi, stupri, omicidi.
    "Vivo la mia vita", soleva dire la giornalista, "e scrivo di ciò che vedo". E specificava (cito dal testo di Massini che è estremamente fedele alla sua fonte):
    "Io non scrivo mai commenti, né pareri, né opinioni. Ho sempre creduto -e continuo a credere- che non stia a noi dare giudizi.
    Sono una giornalista, non un giudice e nemmeno un magistrato. Io mi limito a raccontare i fatti.
    I fatti: come stanno, come sono. Sembra la cosa più facile, invece è la più difficile. Ed ha un prezzo altissimo. Quale prezzo? Che non fai più un mestiere, ma combatti una guerra. Lotti. Ti senti in lotta […
    ]". E magari … muori per mano di un sicario che rimarrà "sconosciuto". E diventi ciò che non volevi essere, un'eroina, una martire, anche nel senso cristiano-moderno del termine, anche se in quello classico, greco di semplice testimone non avresti avuto difficoltà a riconoscerti.
    Perché l'onestà di Anna Politkovskaja, il semplice rispetto di quella che dovrebbe essere la comune deontologia professionale del giornalista, era acre fumo negli occhi del potere del Cremlino (cioè di Putin), il quale, negli anni della seconda guerra cecena, con la firma del viceresponsabile dell'Amministrazione presidenziale, Vladislav Surkov, aveva diramato una circolare interna, nella quale i "nemici" dello Stato venivano divisi in due gruppi: quelli rieducabili, cioè quelli che si potevano "far ragionare" (leggi: corrompere) e quelli non rieducabili; da questi ultimi, concludeva la circolare, occorreva bonificare il territorio con ogni mezzo.
    E' naturale che Anna Politkovskaja rientrasse nella categoria dei "non rieducabili". La sua logica cristallina la rendeva naturalmente insensibile alle sirene della corruzione, vuoi sotto forma di denaro, vuoi sotto forma di riconoscimenti e privilegi, che la Russia di Putin era (ed è?) pronta a dispensare, come lei constatava con amarezza -e la circolare di Surkov conferma-, a tutti coloro che erano (sono?) disposti a diventare ciechi, sordi e muti di fronte alla tragica realtà di una società che sta(va) facendo strame della dignità e dei diritti umani non solo in Cecenia, come si è accennato, ma anche nelle vie di Mosca e delle altre città russe. Molteplici sono infatti le denunce di gente comune raccolte proprio nel cuore della Russia dalla giornalista, che parlano di violenze permesse, quando non agite direttamente, dagli stessi "tutori dell'ordine pubblico". Per non parlare di tanti diritti elementari calpestati e irrisi dalla burocrazia. E allora viene spontaneo chiedersi: ma chi è il vero "nemico" di un paese? Non sono proprio coloro che, tronfi del potere o della ricchezza, confidando nell'impunità e nella complicità di altri corrotti, considerano la gente comune dei semplici sudditi da imbonire, sfruttare, calpestare come, quanto e quando vogliono, seminando sconforto, sfiducia, disperazione … odio? "Il mondo teme una proliferazione nucleare incontrollata. Io invece temo l'odio", affermava la giornalista "non rieducabile", che sapeva quello che diceva. E noi, se ci guardiamo dentro e d'intorno con onestà, dobbiamo darle ragione, e ringraziarla per questo ammonimento.
    Così, dopo aver letto il testo di Massini Anna Politkovskaja e un paio di libri della stessa giornalista, e dopo aver guardato più volte il video Il sangue e la neve con Ottavia Piccolo, eccomi qui a rendere omaggio all'onestà di questa donna e a quella di tantissimi altri giornalisti e giornaliste russe (e non solo), nonché a quella di tutte le altre persone che, per il semplice fatto di svolgere onestamente il proprio lavoro -qualunque esso sia- oppongono una strenua resistenza all'imbarbarimento della società in cui vivono. E, se vivono in "terre sventurate", rischiano, appunto, la vita. Del resto, la Russia che assassina Anna Politkovskaja (e che ha assassinato o fatto scomparire almeno 72 giornalisti dal 1992 a oggi) non è affatto lontana da noi. Non lo è geograficamente, come si può vedere su un atlante; non lo è politicamente, perché abbiamo con essa forti interessi economici (il gas forse prima di tutto) e non lo è idealmente, perché purtroppo anche qui da noi si stanno moltiplicando segnali inquietanti di insofferenza -se non di vera e propria intolleranza- per la libera manifestazione e circolazione delle idee.
    Sono contenta, oggi, di quell'incontro di ottobre. E sono riconoscente a Massini/Piccolo perché col loro ottimo lavoro mi hanno regalato anche il coraggio di aprire occhi, mente e cuore a una realtà tremenda, da cui cercavo di proteggermi. Istintivamente. Ma scriteriatamente. Perché più ci si ritira sulle difensive, più si lascia spazio esattamente a ciò che ci fa paura: all'ingiustizia, al sopruso, alla prepotenza. In altri termini: la libertà, la dignità non si difendono, si affermano. Proprio qui. Proprio adesso.

    Desidero chiudere queste noterelle con un dono per chi legge, che è anche un segno di riconoscenza per chi ha contribuito in modo diverso a questo ottimo prodotto artistico ed editoriale che è il libro/DVD Anna Politkovskaja -Il sangue e la neve dell'editrice Promomusic di Bologna.
    Ho scelto, col gentile permesso della casa editrice, uno dei quadri più intimamente dolenti e dolorosi, "Io ho ucciso" (p. 75s.):

    "Anch'io ho ucciso.
    Io: Anna.
    Anch'io in fondo sono sporca di sangue.
    Qui in Cecenia non c'è nessuno che non lo sia.
    Ci penso, spesso: quanta gente ho, io, sulla coscienza?

    Era il 2001.
    Arrivo al tramonto in un villaggio di montagna, Tovzeni.
    Cerco informazioni sui saccheggi che colpiscono tutti i paesi.
    Faccio domande. Chiedo.
    Ma nessuno mi parla. Mi evitano.
    Ad un tratto mi viene incontro un montanaro.
    Alto. Massiccio.
    La faccia dura: sembra scolpito con l'ascia.
    Si chiama Vakha Kossulev.
    Mi racconta che era maestro nella scuola elementare -un tempo.
    Mi dice 'Le racconto cosa ci hanno fatto'.
    E mi fa strada verso una catapecchia,
    un fienile, o una stalla per le capre: è casa sua.
    Ci sediamo,
    mi versa una bevanda calda.
    Poi mi guarda,
    dice:
    'Prometta che scriverà.
    Se promette io parlo.
    Scriva che hanno fatto le loro perquisizioni, anche quassù.
    le chiamano zaciski: pulizie. Razzie!
    Hanno preso 150 persone del villaggio,
    le hanno caricate sui furgoni.
    Le hanno portate via.
    Per tornare a casa hanno sborsato soldi ai russi.
    Tutto quello che avevano. Per rivedere casa.
    Ma le case intanto non c'erano più:
    le avevano già 'ripulite'.
    Non c'era rimasto nulla.
    Lo scriva'.

    Un'altra che accetta di parlarmi
    È una donna di mezza età.
    Si chiama Markha.
    Tiene per mano suo figlio.
    Mi fanno entrare in un pollaio: è casa sua.
    Anche lei vuole una promessa:
    'Mi dica che scriverà: scriva che qui
    Vengono bande di russi e di ceceni, tutti insieme.
    Scriva che hanno fatto fuori una famiglia.
    Scriva che l'hanno fatto perché nel loro frigo non c'era birra.
    Scriva … scriva … scriva…'.
    […]
    Pubblico tutto.
    Due giorni dopo la pubblicazione, un blindato russo
    Si ferma davanti alla catapecchia.
    'Sei tu Vakha Kossuiev? Quello che ha parlato con la giornalista?'
    Non risponde neanche.
    Non fa a tempo.
    Una raffica.
    E via.
    'Sei tu Markha, quella che ha parlato con la giornalista?'
    Non risponde neanche.
    Non fa a tempo.
    Una raffica.
    Stesi per terra: lei e il figlio.
    […]"


    NOTA:
    Il libro, da cui ho attinto le citazioni -col gentile permesso della casa editrice-, è Stefano Massini, Anna Politkovskaja  con il DVD: Il sangue e la neve, Promomusic, Bologna 2009, euro 19,50. Il libro è arricchito da alcuni contributi di Furio Colombo (prefazione), della storica Elena Dundovich sulla storia delle guerre in Cecenia, dal Postscriptum (L'intrusa) di Stefano Massini e dalle testimonianze di Ottavia Piccolo, di Silvano Piccardi e di Felice Cappa, registi rispettivamente della versione teatrale e della versione televisiva ("Il sangue e la neve" è stato mandato in onda su "RAI 3" in seconda serata il 15 ottobre 2009).
    A proposito del video, oltre all'interpretazione di Ottavia Piccolo, che è così aderente alla sobrietà di Anna Politkovskaja, alla sua passione per la giustizia e alla sua compassione per le vittime, va segnalata l'evocativa musica originale per arpa di Floraleda Sacchi e la suggestiva ambientazione in un cementificio abbandonato.
    Un piccolo saggio del video si trova su Su Youtube (clicca qui)
    Su Anna Politkovskaja esiste anche il seguente testo teatrale: Stefano Massini, Donna non rieducabile , Ubulibri, Milano 2007, euro 13,00.

    Per una biografia di Anna Politkovskaja ( New York 30 agosto 1958- Mosca 7 ottobre 2006) clicca qui.

    Di Anna Politkovskaja sono disponibili in italiano:
    La Russia di Putin , Adelphi, Milano 2005,
    Cecenia Il disonore russo, Fandango, Roma, 2003/2006/2009
    Proibito parlare, Mondadori, Milano 2007 (insignito del "Premio Tiziano Terzani 2007")

    Qualche link su Anna Politkovskaja:
    "Una vera giornalista in una falsa democrazia"
    "In memoria di Anna Politkovskaja: due anni dopo

    http://www.aduc.it

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