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  • 21/08/2006 Italia. Vaticano e Famiglia Cristiana sul caso Hina: siano rispettati Valori Universali (www.aduc.it)

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    VATICANO

    Fatti come quelli di Brescia creano senz'altro "un'atmosfera non favorevole" all'integrazione degli immigrati in Italia, ma occorre tener conto che "il fenomeno migratorio e' oggi una realta' strutturale e dovremo imparare ad accettarlo". Il segretario del Pontificio Consiglio della Pastorale per i Migranti, l'arcivescovo Agostino Marchetto, invita a non farsi suggestionare dai fatti delittuosi di cui sono protagonisti alcuni immigrati e a guardare invece al gran numero di persone straniere la cui presenza in Italia produce "benefici".
    Mons. Marchetto sottolinea, tra l'altro, che il rilievo dato dagli organi d'informazione a delitti come quelli avvenuti a Brescia dipende anche dal fatto che "il tempo di vacanza e' tradizionalmente un periodo in cui la cronaca nera ha maggior rilevanza, maggior spazio". "A freddo - afferma - bisogna inserire le coincidenze di questi giorni in un contesto piu' ampio, tenendo conto di dati piu' generali e meno 'impressionanti' che pure di riferiscono ai delitti degli immigrati in Italia". E questo mons. Marchetto lo dice "con tutta la compassione vera che ogni delitto deve far sorgere in noi verso le vittime e quanti vogliono loro bene" e con l'esigenza che "naturalmente la giustizia faccia il suo corso".
    E' vero, pero', per il segretario del dicastero vaticano per l'immigrazione che "si crea cosi' un'atmosfera non favorevole alla soluzione al problema fondamentale per l'emigrazione, quella che noi chiamiano 'integrazione', cosa del resto diversa dall'assimilazione". A tale proposito, mons. Marchetto richiama anche l'Istruzione pubblicata dal Pontificio Consiglio sul tema 'La carita' di Cristo verso i migranti'. "L'opinione pubblica - aggiunge - reagisce negativamente alla presenza di tutti gli immigrati, e non solo di quelli che commettono delitti. Si crea quindi quasi un circolo vizioso, che impedisce o riduce quel senso di accoglienza che e' invece una caratteristica del popolo italiano, 'brava gente'. E l'accoglienza e' fondamentale per l'integrazione".
    In favore dell'accettazione del fenomeno migratorio come realta' "ormai strutturale", mons. Marchetto invita a ricordarne i "benefici": "pensiamo per esempio - spiega - alle 600 mila badanti che assistono con premura le nostre famiglie e i nostri vecchi". Occorre anche, aggiunge, "cercare di alleviare le pene a volte anche lancinanti (sono i dolorosi casi di questi giorni) che una tale presenza puo' causare".
    Non ultima, per l'arcivescovo, la necessita' "di ricordare anche tanti altri morti dalla parte dei migranti, di gente disperata che cerca ad ogni costo un futuro migliore: anch'essi vanno considerati insieme con i fatti dolorosi che sono accaduti".

    FAMIGLIA CRISTIANA

    E' al "patrimonio universale di principi 'non negoziabili'" che "deve attenersi chiunque entri a far parte di una determinata convivenza civile nella nostra epoca, segnata piu' di altre dall'incontro tra mondi un tempo non comunicanti". E' la riflessione che Famiglia Cristiana, in un editoriale a firma di Enzo Bianchi, priore della Comunita' di Bose, e dal titolo "I diritti dell'uomo non hanno confini", dedica ai temi dell'accoglienza e dell'integrazione degli immigrati in seguito alla vicenda di Hina Saleem, la ventunenne pachistana uccisa dai suoi familiari. "Accoglienza e integrazione - osserva Bianchi - non sono date solo da un posto di lavoro piu' o meno precario, ma includono la possibilita' di un alloggio decente, di percorsi educativi per i bambini, socioculturali per gli adulti, tali da permettere anche a questi 'altri' di contribuire all'edificazione della polis comune". In mancanza di questo, aggiunge, essi passerebbero "dal loro 'inferno' a un nuovo 'inferno', separato dalle nostre case da un muro di impenetrabilita'". Il priore della Comunita' di Bose rileva inoltre "un aspetto importante, eppure poco approfondito" nel recente disegno di legge che riforma tempi e modalita' per l'acquisizione della cittadinanza italiana: italiana: "il passaggio dallo 'ius sanguinis' (diritto del sangue) - spiega - allo 'ius soli' (diritto del suolo)", in virtu' del quale "diventa cittadino italiano chi nasce sul 'suolo' italiano". Ma "la povera Hina Saleem - chede Bianchi - non e' forse stata una vittima del 'sangue' tribale? E non avrebbe dovuto trovare protezione sul 'suolo' di una legge condivisa, nell'humus vitale dei diritti dell'uomo che nessun codice ancestrale puo' e deve violare?". "Nelle nostre terre di antica cristianita' - rileva ancora Bianchi -, l'incarnarsi del messaggio evangelico si e' intrecciato, sovente anche in modo fecondo, con le ricchezze di altre culture e religioni fino a dar corpo a un insieme di convinzioni irrinunciabili esplicitate nella Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e, in Italia, sancite nei principi fondamentali della Carta costituzionale: e' questo, appunto, il 'suolo' comune che ci e' chiesto di difendere da perverse interpretazioni dei vincoli di sangue e di religione".

    ALTRI COMMENTI

    "Le vergognose affermazioni dell'Ucoii si commentano da sé per la loro assurdità, mancanza di senso storico e di consapevolezza di quanto Israele abbia sofferto in questi anni per effetto del terrorismo di matrice islamica". Lo afferma Fabio Garagnani, capogruppo di Forza Italia in commissione Cultura alla Camera.
    "Non è certo il caso di distinguere i morti dell'una e dell'altra parte - continua Garagnani - ma mi pare indubbio che in questi momenti, come del resto per il passato, Israele stia difendendo il proprio diritto di esistere come nazione di fronte ad un terrorismo che in modo esplicito o implicito lo vuole distruggere".
    "Quanto accaduto - sottolinea il deputato azzurro - assieme ad altri fatti recenti, confermano l'assurdità della proposta di legge del governo Prodi per la concessione di diritto di cittadinanza agli immigrati extracomunitari. Il rischio è quello di ingenerare un danno enorme alla convivenza civile se non si ha il coraggio di affrontare l'integrazione con la consapevolezza che l'immigrazione islamica (e l'esperienza dei paesi del nord Europa lo dimostra) ha ancora un lungo percorso da fare, nella comprensione della realtà italiana dal punto di vista culturale, sociale e religioso per acquisire il diritto ad una piena cittadinanza".
    "Un'ultima annotazione vorrei rivolgere alle comunità islamiche - conclude Garagnani - perché non hanno mai protestato contro le violazioni dei diritti dell'uomo e delle donne in tutti i paesi di lingua e cultura araba, contro la violazione del diritto alla libertà di religione ed infine contro i massacri quotidiani che caratterizzano quelle realtà dove i diritti essenziali della persona vengono spesso calpestati?

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