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  • 25/10/2006 Immigrazione si cambia (Marco Dugini, http://www.altrenotizie.org)

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    Approvato sia dalla Camera che dal Senato con un solo voto di scarto, in attesa del parere obbligatorio della Corte dei Conti, per poi essere pubblicato in Gazzetta Ufficiale e quindi emanato, il Decreto flussi bis di questo esecutivo è ormai una realtà concreta, un piccolo tassello positivo che va a smuovere le oscene politiche sull’immigrazione degli ultimi anni. Integra ed estende le quote delle domande di ingresso dello scorso Febbraio 2006 per altri 350.000 immigrati, tra quanti abbiano presentato regolare domanda entro e non oltre la data del 21 Luglio scorso. Pare che il nuovo Governo abbia preso atto dell’esistenza di un reale bisogno da parte del nostro mondo del lavoro di immigrati in cerca di occupazione, una risorsa e non uno spauracchio, scegliendo di invertire la tendenza demagogica e xenofoba che li vorrebbe tutti portatori di insicurezza, furti, e incapacità di integrazione.

    Al contrario l’esperienza concreta sul campo, per come l’hanno maturata tanti operatori del settore, dimostra che è la regolarizzazione la strada per l’integrazione, essendo invece la condizione di clandestinità coatta la principale responsabile della tendenziale esplosività del sistema immigrazione, nel nostro Paese come altrove.

    Se, come e quando la sinistra di questo paese riuscirà a capirlo fino in fondo, senza portarne per altro eccessivo imbarazzo e, quindi, a predisporsi teoricamente per una battaglia di civiltà all’altezza della sfida xenofoba, non è dato saperlo.
    Ma certamente la mediazione incrociata perseguita dai due ministri dell’esecutivo – Amato per l’Interno e Ferrero per la Solidarietà Sociale – e loro rispettive filosofie, sta dando apprezzabili frutti, diciamo pure primi passi verso un necessario ripensamento dell’intero sistema e dei problemi da esso posti; per come sono scaturiti dall’emergere della moderna globalizzazione, che vorrebbe totale mobilità per i capitali e muri da vecchio Stato-nazione per le persone fisiche, in carne ed ossa.

    Il dibattito nozionistico in corso sulla necessità, ora di “superamento”, ora di “abrogazione” della Bossi-Fini, è del resto fin troppo stucchevole e tendenzioso.
    Se in quella normativa vi è stato qualcosa di positivo, che pure sarà presente in qualsiasi altra legge, anche in quella più orrida, teniamocela pure.
    Non occorre un rogo pubblico, ma certamente è il nucleo ideologico di fondo della Bossi-Fini che dovrebbe essere cancellato, in quanto fanatico e xenofobo, fin surreale e che, in quanto tale, non ha costituito una risposta ai problemi concreti posti dall’immigrazione contemporanea, che anzi ha aggravato pericolosamente.

    Un esempio concreto dell’assurdità della Bossi-Fini si è visto proprio nell’occasione del Decreto flussi dello scorso Febbraio che, stando alla teorizzazione degli esponenti del precedente governo, avrebbe dovuto vedere code e code di potenziali datori di lavoro nell’atto di presentazione delle domande di assunzione, a beneficio di signori stranieri da loro mai potuti conoscere di persona, in attesa di emigrare in Italia.

    Questo è appunto il fanatismo sganciato dalla realtà, quella realtà che ha invece mostrato file interminabili di clandestini, già presenti sul suolo italiano in condizione di lavoro al nero, a norma di legge dunque perseguibili con decreto di espulsione, presentarsi materialmente agli sportelli locali, loro che per lo Stato italiano non sarebbero nemmeno dovuti esistere!

    E così lo Special Rapporteur dell’Onu per razzismo e xenofobia, che ha recentemente visitato l’Italia, dopo aver definito nei termini più negativi la Bossi-Fini (“incita alla demonizzazione e alla criminalizzazione dell’immigrato”) e ironizzato sul fatto di aver trovato il Cpt di Lampedusa, già al centro di tante denunce da parte dei movimenti per i diritti umani deserto al momento della sua visita, si è detto fiducioso verso il Governo Prodi e una sua “politica di cambiamento rispetto a quanto successo fino ad ora”.
    Uno di questi positivi cambiamenti potrebbe essere l’idea, promossa da Ferrero e attualmente al vaglio dell’esecutivo, di rendere possibile per il clandestino la denuncia del suo rapporto di lavoro al nero, senza rischiare l’espulsione, forse anche con l’incentivo del permesso di soggiorno.
    Ciò potrebbe evidentemente danneggiare in un colpo solo sia lo sfruttamento della condizione di clandestinità, sia l’evasione fiscale ad esso collegata, anche se certamente ci si dovrà predisporre contro possibili abusi e strumentalizzazioni della nuova situazione, qualora questa dovesse divenire realtà.

    Anche sul fronte della cittadinanza sono previste novità, per ora però solo sulla carta, dato che il testo del disegno di legge già approvato dal Consiglio dei ministri lo scorso Agosto, dovrà avere il consenso maggioritario delle due Camere.
    Per come è stato pensato, il DDL del Governo, composto da sette articoli, prevede la riduzione da 10 a 5 anni per il tempo di naturalizzazione del cittadino extra-comunitario ai fini dell’acquisto della cittadinanza italiana.

    Tuttavia la certificazione della naturalizzazione sarà subordinata ad una per ora vaga e forse ambigua “verifica della reale integrazione linguistica e sociale dello Straniero nel territorio dello Stato”, stando a quanto dice l’art. 5 dello stesso Ddl, che per ulteriori delucidazioni rimanda ad un futuro regolamento attuativo della nuova legge.

    Se il retroterra di questa cosiddetta “verifica” dovesse essere di matrice “assimilazionista”, nella misura in cui potrebbe perseguire un’integrazione forzata da parte dell’immigrato, sarà peggio che niente. Ma è ancora presto per dirlo.
    Tuttavia giova ricordare che niente più del non riconoscimento di altre culture, religioni, simboli, può portare allo scontro di civiltà e al ghetto, cioè il contrario di quella sana e armoniosa integrazione che si va cercando, anche se certamente entro i valori di base di una società moderna che da tutti devono essere condivisi.
    Tra questi ultimi, però, vi è proprio il principio di laicità dello Stato, che anche molti cosiddetti “Teodem” o “Neocon” nostrani vorrebbero sacrificare sull’altare di un Occidente cristiano, in quanto ultimo baluardo contro “l’invasione dei barbari” e il “meticciato”.

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