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  • 25/05/2007 Diritti negati (www.verdi.it

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    Rapporto a tinte molto fosche quello di Amnesty sulla situazione mondiale. "Darfur ferita sanguinante sulla coscienza di tutti"

    Diritti umani nel mondo sempre più a rischio “se i Governi non affronteranno le rivendicazioni di cui si servono i gruppi armati” dal Pakistan al Corno d'Africa.

    Questa la previsione e il monito di Amnesty International contenute nel Rapporto 2007 dove si evoca un futuro senza speranza per i diritti umani “se i Governi non mostreranno effettiva leadership per costringere i gruppi armati responsabili di massicce violazioni del diritto internazionale umanitario a render conto del loro operato, se non saranno loro stessi pronti a rispondere delle proprie azioni”. La comunità internazionale è rimasta troppo spesso tiepida o impotente di fronte alle grandi crisi dei diritti umani del 2006, dal Darfur in Sudan, alla Cecenia, alla Colombia, allo Sri Lanka, al Medio Oriente.

     “Il Darfur è una ferita sanguinante sulla coscienza del mondo”, afferma Amnesty. “L’azione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu è minata dalla sfiducia e dal doppio standard adottato dai suoi Stati membri più potenti. Il governo sudanese si prende gioco dell’Onu. Nel frattempo, sono morte 200.000 persone, il numero degli sfollati è dieci volte maggiore e gli attacchi delle milizie si stanno allargando al Ciad e alla Repubblica Centrafricana”.

    Ce n’è anche per l’Afghanistan, dove “la comunità internazionale e il governo locale hanno perso l’opportunità di costruire istituzioni realmente fondate sui diritti umani e sullo stato di diritto. Hanno lasciato la popolazione in uno stato di insicurezza permanente e di corruzione e in balia del ritorno dei Talebani”.

    Nel mirino di Amnesty anche politici che hanno sfruttato la paura di un'immigrazione priva di controllo per giustificare misure più dure contro migranti e rifugiati in Europa Occidentale.

    ”In tutto il mondo i lavoratori migranti sono rimasti senza protezione e sfruttati. Un po' dovunque - denuncia ancora l'organizzazione -, sono aumentati episodi di islamofobia, antisemitismo, intolleranza e attacchi contro minoranze religiose. La divisione tra musulmani e non musulmani si è acuita, alimentata nei Paesi occidentali da strategie anti-terrorismo discriminatorie”.

    Anche nell'anno appena passato la “libertà d'espressione è stata soppressa” in molti modi diversi: "incriminando scrittori e difensori dei diritti umani in Turchia, uccidendo attivisti politici nelle Filippine, minacciando, sorvegliando e arrestando sistematicamente i difensori dei diritti umani in Cina, fino all'assassinio di Anna Politkovskaya e alle nuove leggi sulle Organizzazioni non governative in Russia".

    Internet - ha verificato Amnesty - è diventata la nuova frontiera del dissenso: attivisti on-line sono stati arrestati e le aziende hanno collaborato con i Governi per restringere l'accesso all'informazione sulla Rete in Paesi come Bielorussia, Cina, Iran, Siria e Vietnam.

    Attraverso 685 pagine, il Rapporto di Amnesty fotografa il pianeta diritti umani in 153 Paesi. Per tutti il messaggio è lo stesso: “rigettare le politiche della paura ed investire nelle istituzioni dei diritti umani e nello stato di diritto. Sia a livello nazionale che internazionale”.

    Secondo l’associazione “vi sono segnali di speranza”. “Le istituzioni europee hanno raggiunto un risultato importante in termini di trasparenza e assunzione di responsabilità sul fenomeno delle rendition (gli arresti illegali di presunti terroristi da parte dei servizi segreti, come quello in Italia di Abu Omar ad opera della Cia in collaborazione con i servizi italiani - ndr)”.

    “Così come il riscaldamento globale richiede un’azione basata sulla cooperazione internazionale – conclude Amnesty, allo stesso modo la situazione dei diritti umani può essere affrontata solo attraverso la solidarietà globale e il rispetto per il diritto internazionale”.

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