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  • 29/05/2007 Legge sulla cittadinanza. L'appello del mondo cattolico (Roberta Leone, http://www.korazym.org)

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    Si avvicina la discussione alle Camere intorno alla nuova proposta di legge sull’immigrazione, e dal mondo cattolico si leva l’appello ai parlamentari perché diano alla luce una “riforma giusta” in tema della cittadinanza.

    Si avvicina la discussione alle Camere intorno alla nuova proposta di legge sull’immigrazione, e dal mondo cattolico si leva l’appello ai parlamentari perché diano alla luce una “riforma giusta” in tema della cittadinanza. “Superare sul tema dell’immigrazione una certa arretratezza culturale” perché si arrivi in tempi brevi ad una normativa organica sulla materia è la richiesta lanciata ieri all’unanimità da alcune delle realtà cattoliche più attive sul fronte dell’impegno sociale in Italia: S.Egidio, Caritas, Fondazione Migrantes, Acli, Centro Astalli, Azione Cattolica, Coldiretti, Agesci, Focsiv.

    La discussione, mossa dalla necessità di percorsi regolari di inserimento nella società italiana, si gioca tutta sulla possibilità per i migranti di acquisire la cittadinanza “come elemento primario – ha dichiarato Mario Marazziti della Comunità di S.Egidio - per venire incontro alle domande di sicurezza che salgono dalla società civile italiana''. E, in effetti, i dati diffusi in conferenza stampa parlano chiaro: se le acquisizioni di cittadinanza in Italia sono aumentate di anno in anno, passando dalle 3500 del 1991 alle 19.266 nel 2005, resta tuttavia tra le più basse d’Europa – appena lo 0,6% - la percentuale relativa di acquisizioni in proporzione alla popolazione immigrata presente. Di queste, la maggior parte – l’84%, per lo più donne - segue alla contrazione di un matrimonio con un cittadino italiano, mentre il resto è naturalizzata dopo 10 anni di residenza stabile in territorio nazionale.

    Un appello radicale e necessario, dunque, lanciato in risposta ad “un fenomeno ormai strutturale e di lungo periodo”, che – ha aggiunto Marazziti - non sta acquisendo i contorni di una invasione, come qualcuno vuol invece far credere. Basti pensare che in Italia la presenza di stranieri – si aggira intorno ai 2 milioni e mezzo di unità rispetto, ad esempio, ai circa 15 milioni della Germania''.

    Cifre non esagerate, in altri termini, ma neppure tanto esigue da poter essere ignorate, se si pensa che ben 585mila minori immigrati vivono in Italia e che, di questi, 350mila sono nati nel nostro Paese. L’attenzione si concentra ovviamente sui minori, “grande risorsa per il Paese – questo il giudizio dei promotori dell’appello – e che tuttavia potrebbero anche “costituire un problema, se in loro il sentimento di appartenenza alla società italiana verrà ostacolato". E così, tra le priorità indicate, figura in primo piano la tutela delle famiglie dei minori stabilmente dimoranti sul territorio nazionale: alla riforma si chiede un rafforzamento dei diritti ed un’attenzione privilegiata ai figli di famiglie che abitano in Italia da almeno tre anni, senza l’obbligo di rinuncia alla cittadinanza del Paese d’origine e senza condizionamenti dettati da “criteri di censo e di reddito”.

    In particolare, la soluzione auspicata è che “al positivo inserimento del minore nel nostro Paese, anche se nato all'estero, corrispondano adeguate modalità di attribuzione della cittadinanza già prima del compimento della maggiore età" e siano anche disponibili "procedure facilitate di naturalizzazione nei primi anni dell'età adulta". Aperta anche la questione sui minori nati in Italia da entrambi i genitori stranieri: anche per loro, che la legge italiana riconosce come minorenni stranieri e che quindi non acquisiscono automaticamente la cittadinanza italiana, la speranza è tutta in un futuro che si chiama Parlamento.

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