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  • 03/09/2007 Lavavetri , nomadi e misure drastiche a sinistra: il parere (Riccardo Orioles, da La Catena di San Libero, http://www.osservatoriosullalegalita.org)

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    "La mi tolga le mani di dosso! Lei 'un ha diritto!".

    "Come non ho diritto! E’ vietato…".

    "Vietato cosa? Ora 'un si può più parlare con un tale in istrada?"

    "Parlare… Ma lei gli ha offerto di pulirgli il vetro…".

    "Icchè c’è di sbagliato? Perché, quando qualcuno le offre di venderle un telefonino in tivvù lei che fa, lo arresta?".

    "Sì, ma il sindaco…".

    "O guarda 'he ora il sindaco vale di più di tutta la hostituzione, della repubblica e di tutti i nostri fondatori messi insieme! Ma la mi facci ridere!".

    "Signor Benigni, la prego…".

    "E voi 'he ci avete da guardare tutti hosì, o grulli? Perché sono un attore? O perché invece 'un fate folla anche quando se la pigliano hon un poveraccio qualunque? 'Un siamo tutti uguali? E 'un gli è Firenze, questa? O che credete, d’essere già tutti in Alabama?".

    La provocazione di Benigni si è conclusa in commissariato, dove – sempre tenendosi stretti il secchio e lo spazzolone di cui si era "armato" per la sua singolare protesta – il comico è stato infine condannato a duecento euri di multa. "E io 'un pago! Anzi, a quel bischero d’un sindaco, gli hiedo pure i danni civili! Hosì impara!".

    "Ma Benigni – gli abbiamo chiesto – c’era bisogno di tutto questo… clamore? Non poteva, chessò, andare in tv a un dibattito, sostenere normalmente le sue opinioni…".

    "Certo che no! Quando i tedeschi misero la stella gialla agli ebrei, sa che fece il re e la principessa e tutta la famiglia reale di Danimarca? Se ne scesero in piazza con una bella stella gialla sul corpetto! E tutti i danesi, via: stelle gialle! Hai voglia i tedeschi a arrestarli tutti quanti! Neanche un ebreo hanno potuto pigliare!".

    *****

    Questa, naturalmente, non è la realtà. Il povero Benigni, che abbiamo tirato in ballo per pura simpatia, in realtà continuava tranquillamente le sue tournèe, del tutto indifferente a questa sfiorentinizzazione di Firenze.

    E il Magnifico Rettore, gl’intellettuali, i poeti, gli artisti, i semplici fiorentini (che, in quanto tali, a tali categorie apparterrebbero un po’ tutti)? Niente. E i communisti feroci, i livornesi, ad esempio? Dormivano pure loro, esattamente come i pisani o i lucchesi.

    Del resto, poche settimane fa, quando il sindaco – impietosito, o almeno colto da pudore, dalla strage di quattro zingarelli bruciati vivi – aveva sospeso non so che festa per lutto cittadino, a Livorno cuore rosso d’Italia, a Livorno “su venite compagni alla lotta”, a Livorno o non ti saltano fuori i commercianti a dichiarargli a muso duro: “Ma quali saracinesche abbassate. Ma lo sa quanto ci costerebbe?”.

    D’Avanzo, uno dei migliori giornalisti d’Italia, elenca i guai cui finalmente il Palazzo (“Un segnale di rinnovamento”) sta per porre rimedio: "Lavavetri, racket, pedofili, mafiosi”. E un altro dei giornalisti più democratici, Lerner: "Quel ricatto al semaforo che imbarbarisce le nostre vite".

    A questo punto è inutile stare a chiedergli perché, ad esempio, nella vecchia Jugoslavia o ora in Spagna gli zingari stanno buoni e tranquilli senza rompere le scatole a nessuno. O perché nella civile Inghilterra i semplici vagabondi, fino al diciottesimo secolo, erano impiccati a vista (oppure, negli altri secoli, deportati d’autorità in Australia o in America).

    O perché lo stesso Carlo Marx, fra le bellissime pagine che scrisse sulla Comune di Parigi, non mancò di precisare orgogliosamente che i ladruncoli, gli operai, li fucilavano senz’altro.

    C’è una paura antica, dei vagabondi e degli “zingari”, fra la gente “normale”.

    Noi sinistra eravamo nati anche per incivilire queste paure, per ragionare. Ma si capisce, è passato tanto tempo.

    * da La Catena di San Libero

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