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31/03/2006 Giornalisti, Interessi e L ettori - Come gli stranieri valutano la Libertà di Stampa in Italia (Lorenzo Ansaloni , www.lavoce.info)

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La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire", scriveva George Orwell.



Come gli stranieri valutano la libertà di stampa in Italia, di Lorenzo Ansaloni

"La vera libertà di stampa è dire alla gente ciò che la gente non vorrebbe sentirsi dire", scriveva George Orwell.

Il tema della libertà di stampa spesso accende gli animi, in particolar modo all’approssimarsi delle elezioni politiche. Se ne parla, se ne discute, ma sovente questo accapigliarsi si ferma a un superficiale scontro di mere opinioni o evidenze che non a tutti sembrano evidenti.

Prendendo in considerazione una serie di documenti ufficiali di organi o istituzioni autorevoli ho cercato di ricostruire un punto di vista diverso: quello di che vede l’Italia come un paese straniero.

Dicono di noi

Reporters sans frontiers è un’associazione che da diciotto anni si occupa di difendere la libertà di stampa e su questo ogni anno pubblica un rapporto. Il rapporto 2005 vede l’Italia al quarantaduesimo, dietro il Costa Rica, ultima tra le nazioni dell’Europa occidentale e considerata solo "parzialmente libera".

La Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite nel 1993 decise di istituire la figura del "Special Rapporteur" al fine di promuovere e proteggere il diritto alla libertà di espressione. Il 18 marzo 2005, a Ginevra, è stato reso noto il rapporto sulla situazione nel nostro paese. Vengono distinti tre diversi problemi che caratterizzano nel loro insieme l’anomalia italiana: a) la concentrazione dei media; b) il conflitto d’interesse del primo ministro; c) il forte controllo politico da sempre esercitato sulla Rai.

L’International Press Institute è un network globale di editori, media e giornalisti che ha membri in centoventi paesi nel mondo. Svolge un ruolo consultivo per l’Onu, l’Unesco e il Consiglio europeo. Nel "World Press Freedom Review", del 2004, leggiamo: "Per quanto riguarda la libertà dei media, l’Italia ha un posto speciale in Europa in quanto in nessun altro paese il primo ministro, capo del Governo, (…) possiede la maggior parte degli altri media televisivi e molti dei quotidiani nazionali".

L’European Federation of Journalists è la più grande organizzazione giornalistica in Europa. Nel rapporto "Crisis in Italian Media: How Poor Politics and Flawed Legislation Put Journalism Under Pressure" leggiamo: "È impossibile non concludere che in Italia la crisi dei media sia seria e profonda. C’è un sistema di gestione profondamente sbagliato, una carenza di consapevolezza pubblica, un elemento di paralisi politica e una seria preoccupazione tra i giornalisti italiani sul futuro dei media".

Freedom House è un’associazione no profit fondata più di sessanta anni fa a difesa della libertà di stampa. Nel rapporto 2004 l’Italia è al settantaquattresimo posto, ultima tra le nazioni dell’Europa occidentale, preceduta da paesi come Ghana e Papua Nuova Guinea e considerata solo "parzialmente libera".

Il 7 giugno 2005 l’Ocse pubblica un’analisi dal titolo: "Visit to Italy: The Gasparri Law", accolto da un silenzio quasi totale. Non solo è un esame della legge Gasparri, ma un’ottima ricostruzione storica di quella che viene chiamata "Italian anomaly". Sanziona l’incompatibilità d’interessi del primo ministro: "In una democrazia è incompatibile avere sia il controllo dei telegiornali che occupare un posto pubblico". Riconosce alcuni meriti e innovazioni nella legge Gasparri, ma avverte che "probabilmente non risolverà l'anomalia italiana".

Il Parlamento europeo ha approvato (22 aprile 2004) il testo del rapporto "Relazione sui rischi di violazione, nell'Unione Europea, e particolarmente in Italia, della libertà di espressione e di informazione". Valga il seguente stralcio a titolo di esempio: "Uno dei settori nel quale più evidente è il conflitto di interessi è quello della pubblicità, tanto che il gruppo Mediaset nel 2001 ha ottenuto i 2/3 delle risorse pubblicitarie televisive, pari ad un ammontare di 2500 milioni di euro, e che le principali società italiane hanno trasferito gran parte degli investimenti pubblicitari dalla carta stampata alle reti Mediaset e dalla Rai a Mediaset", (pagina 17).

International Helsinki Federation for Human Rights (Ihf) pubblica ogni anno un rapporto generale sul rispetto dei diritti umani. Per quanto riguarda l’Italia leggiamo: "Le principali preoccupazioni per quanto riguarda il campo della libertà d'informazione, sono l’alto livello di concentrazione e controllo governativo sopra radio e televisioni pubbliche (…)".

Il Consiglio d’Europa è la più vecchia organizzazione politica del continente. Il 3 giugno 2004 pubblica un dossier dal titolo: "Monopolisation of the electronic media and possible abuse of power in Italy" a cui fa seguito la "Resolution 1387". L’incipit del rapporto dà un’idea dei contenuti: "La concentrazione in Italia del potere politico, economico e mediatico nelle mani di una persona, il primo ministro Silvio Berlusconi, è riconosciuta come un’anomalia in tutto lo spettro politico".

L’11 ottobre 2005 l’Eumap pubblica un autorevole studio dal titolo "Television Across Europe: Regulation, Policy, and Independence". L’analisi complessiva è suddivisa in tre volumi. Il quadro dedicato all’Italia ribadisce: "La eccezionale concentrazione che caratterizza il settore del broadcasting italiano, il pasticcio creato dalla collusione tra media e sistema politico, e l’eccessiva attenzione del Governo alla gestione del servizio pubblico non sono soltanto "anomalie italiane". Questi problemi rappresentano una minaccia potenziale alla democrazia stessa (…)". E per concludere: "In particolare la Rai è legata a doppio filo al potere politico. Il "contratto di servizio" che essa sottoscrive con il Governo la obbliga ad una serie di comportamenti (…) nella pratica rispondono (…) alle logiche della "lottizzazione" (…)".

Nel settembre 2002 la Commissione europea crea una network di esperti in diritti umani. Dall’ultimo rapporto annuale si apprende che: "La prestazione complessiva dell’attuale sistema televisivo italiano non sembra riflettere il significativo ruolo di "controllo e verifica" che tradizionalmente viene attribuito ai media in una democrazia avanzata e la legge n. 112 del 2004 (NdT, legge Gasparri) sembra allontanare il sistema da questo obiettivo, sebbene una valutazione completa sia da rimandarsi fino alla sua effettiva applicazione" (pagina 43).

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