TuttoTrading.it

SITO

  • Home
  • Mappa
  • Contatti
  • G.Temi
  • Dividendi
  • Div.19
  • Shopping
  • Informaz.
  • Sicur.Inf.
  • Trading
  • Collezioni




    VAI ALLA MAPPA DEL SITO

    Google analytics


    eXTReMe Tracker


  • 20/04/2006 Le Regole dell' Associazione (Francesco Vella, www.lavoce.info)

    Ricerca personalizzata

    Che cosa hanno in comune l’Abi, la Confcommercio e la Lega delle cooperative? Sono strutture associative con caratteristiche tra loro profondamente diverse. L’Abi ha il compito di tutelare gli interressi del sistema bancario, la Confcommercio quelli delle imprese che operano nel terziario, la Lega delle cooperative svolge invece attività di tutela, promozione e assistenza nei confronti, appunto, delle cooperative.
    Le tre associazioni hanno però condiviso la non piacevole situazione di avere propri esponenti o rappresentanti di imprese aderenti coinvolti in vicende giudiziarie di indubbia gravità. Ovviamente, sebbene ricorrano intrecci e rapporti con le stesse persone, queste vicende non sono in alcun modo tra loro assimilabili e bisogna stare lontani da una facile e strumentale confusione che prescinda da un rigoroso accertamento delle singole responsabilità.

    Misure severe verso gli indagati

    C’è però un dato che merita di essere sottolineato. Di fronte agli interventi dell’autorità giudiziaria, tutte queste associazioni hanno adottato severe misure: dall’avvio di una verifica indipendente sui propri conti, alla espulsione dei soggetti al centro delle indagini della magistratura, mostrando, così, il desiderio di una immediata reazione per evitare un danno di immagine che si riflette sull’intera categoria di interessi rappresentati. Nessuno si è però chiesto, con la dovuta dose di autocritica, se, e prima che i buoi scappassero dalla stalla, esistessero strumenti efficaci per prevenire comportamenti patologici dei propri esponenti o aderenti. È del tutto evidente che non esistono naturali doti profetiche e che le associazioni di categoria non possono e non devono sostituirsi agli organi inquirenti nella caccia agli illeciti. Ma è altrettanto evidente che da tempo emergevano preoccupanti segnali di situazioni quanto meno opache che qualche dubbio avrebbero dovuto sollevare e che avrebbero meritato di essere controllate nel loro evolversi.

    Interressi, associazioni e buone pratiche


    In altri termini, le associazioni che organizzano e assistono un così vasto numero di imprese si devono limitare a una mera, e ovviamente giusta, opera di rappresentanza o devono anche occuparsi di favorire nei comportamenti dei propri aderenti la condivisione di valori coerenti con le finalità che le ispirano? In fin dei conti, la strada maestra per promuovere gli interessi di categoria è quella di generare un clima di fiducia e di rispetto, inevitabilmente compromesso da eventi patologici che finiscono con l’espandersi al di là dei loro oggettivi confini.
    Proprio quello che è successo nei mesi passati testimonia come sia diffusa la tentazione di confondere singoli, quanto rilevanti episodi, con le disfunzioni di un intero sistema, confusione che potrebbe essere evitata (o quantomeno attenuata) con qualche più efficace intervento preventivo.
    Nel nostro tessuto sociale le organizzazioni di categoria rivestono per tradizione un ruolo di grande rilievo anche come soggetti che partecipano alla formazione di scelte politiche e legislative ed è quindi importante che siano, e soprattutto vengano percepite, come motori di diffusione e controllo di "buone pratiche" dei propri aderenti.

    Non basta punire chi sbaglia

    Sono nate su questo terreno iniziative apprezzabili, ma, è forse mancata una più attenta verifica della reale possibilità di selezionare e controllare gli aderenti secondo parametri "virtuosi".
    Possono esserci forme di autodisciplina in grado di definire una sorta di rete protettiva per favorire trasparenza nei comportamenti, professionalità, affidabilità e responsabilità di quella collettività che si riconosce nella struttura associativa, ma che nello stesso tempo si avvale anche del suo riconoscimento?
    Non bisogna farsi illusioni: l’autoregolamentazione non ha virtù miracolistiche e non si sostituisce certo allo Stato nell’individuare le illegalità. Se, però, è fondata su vincoli realmente condivisi e adeguatamente stringenti, può avere un ruolo importante nel creare un ambiente ostile al loro prodursi. D’altronde, nel nostro ordinamento si stanno sempre più diffondendo modalità di cooperazione e coordinamento tra il regolatore pubblico e le organizzazioni collettive, in qualità di regolatori privati, nella disciplina delle attività di impresa e professionali.
    Una associazione di categoria che non si limiti a essere severa con chi ha sbagliato, ma che sappia definire in anticipo rigorosi standard di comportamento con idonee procedure di monitoraggio e di sanzione, non diverrebbe certo immune dalle mele marce, ma sarebbe in grado di ricostituire quel capitale di fiducia del quale le nostre relazioni economiche hanno oggi straordinario bisogno.

  • Archivio Informazione
  • Ricerca personalizzata

     Questo sito
  • Home
  • Mappa sito
  • Contatti



    VAI ALLA MAPPA DEL SITO