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09/12/2008 Il carcere di Misratah e il rapporto di novembre di Fortress Europe. Iran, quale opposizione" di Antonello Sacchetti

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Comunicato stampa

 

Il carcere di Misratah e il rapporto di novembre di Fortress Europe

 

Riceviamo e diffondiamo i dati forniti da Gabriele Del Grande, autore di Mamadou va a morire (Infinito edizioni) e fondatore di Fortress Europe, l’osservatorio sulle vittime della frontiera.

Da anni Amnesty International e Human Rights Watch parlano delle condizioni dei centri di detenzione in Libia. Fortress Europe è riuscita a visitarne alcuni, e questo mese dedica un lungo racconto – con foto – alla vicenda dei 600 eritrei imprigionati da due anni a Misratah. Arrestati sulla rotta per Lampedusa, dormono in camere senza finestre di 4 metri per 5, fino a 20 persone, buttati per terra. Chi non ha la fortuna di rientrare nei piani di reinsediamento dell’Acnur è obbligato a fuggire. E a tentare di nuovo la via del mare. A suo rischio e pericolo.

 

Fortress Europe pubblica il bollettino mensile secondo cui almeno 41 migranti sono morti alle porte dell’Ue nel mese di novembre. 8 persone sono annegate nel Canale di Sicilia, tre delle quali vittime di un naufragio fantasma avvenuto al largo di Malta a fine ottobre. 4 morti alle Canarie, 2 in Grecia, e 21 al largo dell’isola francese di Mayotte, nell’oceano Indiano. Nel deserto algerino di Tanezrouft invece sono stati ritrovati i resti di sei migranti. Al momento sono 13.280 le vittime della frontiera dal 1988.

 

E il bollettino, continua Del Grande, avrebbe potuto essere ben più grave. Forse disastroso. Lo scorso 27 novembre infatti i pescherecci Ariete, Monastir, Ghibli, Twenty Two e Giulia P.G di Mazara del Vallo (Trapani) hanno salvato la vita a 650 migranti nel mare in tempesta al largo di Lampedusa. Un atto nobile che ribadisce la priorità del soccorso in mare, a una settimana dall'udienza finale del processo ai pescatori tunisini, che si terrà il prossimo 15 dicembre a Agrigento.

 

Per informazioni e interviste, Infinito edizioni: 06/93162414

Cell: 320/3524918

 

Il rapporto di Fortress Europe e l’articolo sul carcere di Misratah sono sul sito di Fortress Europe

 

Comunicato stampa

Iran, quale opposizione" di Antonello Sacchetti

Riceviamo e pubblichiamo un interessante pezzo di Antonello Sacchetti autore di Misteri Persiani e de I ragazzi di Teheran sui Mojaheddin del Popolo.

 

La Corte di giustizia europea sdogana i Mojaheddin del popolo. Ma a Teheran non li ama proprio nessuno. Intanto, gli studenti tornano in piazza.

Il 4 dicembre la Corte di giustizia europea ha annullato la decisione del Consiglio europeo di mantenere l'Organizzazione dei Mojaheddin del Popolo Iraniano (Mojaheddin-e khalq, MKO) sulla lista nera dei gruppi terroristici. Maryam Rajavi, presidente eletta del Consiglio nazionale della resistenza iraniana (Cnri) ha dichiarato che “l'Ue deve estendere le proprie scuse all'MKO e al popolo iraniano e compensare i gravi danni inflitti al popolo iraniano ed alla resistenza iraniana".

 

Ma chi sono i Mojaheddin del Popolo? Si tratta di una formazione nata in Iran a metà degli anni Sessanta. La loro ideologia è un mix di marxismo e islamismo e propugnano la lotta armata. Partecipano attivamente alla rivoluzione contro lo scià nel 1979 e in seguito diventano acerrimi nemici dei khomeinisti. La propaganda ha affibbiato loro un soprannome pesante: monafeqin, ipocriti. A loro sono attribuiti diversi attentati terroristici che nei primi anni Ottanta insanguinarono il Paese. A dire il vero, la dinamica di alcuni attentati è sospetta e molti iraniani dicono che certe bombe le ha messe il regime stesso. Resta il fatto che i mojaheddin fuggirono in Iraq e furono addestrati dall’esercito di Saddam proprio negli anni della guerra. Un mese prima della firma dell’armistizio, nel 1988, gruppi di mojaheddin varcarono la frontiera per rovesciare la Repubblica islamica. Vennero quasi tutti massacrati dall’esercito iraniano e dai Guardiani della rivoluzione. Per questi motivi gli iraniani diffidano di loro e anche Unione europea e Stati Uniti hanno avuto finora un atteggiamento molto cauto.

 

Dalla fine degli anni Ottanta l’MKO compie poche azioni in Iran e mantiene la propria base in Iraq, nel campo militare di Ashraf. Dopo l’invasione Usa del 2003, quel campo viene smilitarizzato e le 3.500 persone che vi abitano divengono ospiti piuttosto sgraditi al nuovo governo iracheno. Perché va precisata una cosa: l’MKO è stato complice consapevole e attivo del regime di Saddam Hussein. Ci sono prove pesanti sulla partecipazione dell’MKO al massacro di Halabja del marzo 1988, quando almeno 5.000 curdi vengono massacrati con le armi chimiche.

Comunicato stampa

 

La casa editrice

 

Infinito edizioni

 

presenta

 

Uomini e belve

Storie dai Sud del mondo

 

di Luca Leone

prefazione di Enzo Nucci

introduzione di Angelo Lallo

 

Testimonianze da tre continenti sulla belva che è in ciascuno di noi e sulle mostruosità della guerra e della povertà

 

«Quando hai attraversato il deserto non puoi avere paura del mare. Qualcuno te lo dice, cerca di avvertirti: “Guarda che è pericoloso”. Ti dice di pensarci bene, che dell’acqua non ti devi mai fidare. Ma tu gli rispondi: “Ho già camminato per mesi attraverso il deserto e la città in cui ho vissuto si affacciava sull’Oceano. Come puoi pensare che abbia paura di quest’acqua?”. Allora parti. E solo quando non vedi più la costa, o si alza la nebbia, capisci che cos’hai fatto. In quale enorme guaio sei andato a cacciarti. Ma a quel punto non puoi più tornare indietro: sei da solo con la tua paura. In mezzo al Mediterraneo».

 

Moussa ha 23 anni e, sotto due occhi immancabilmente malinconici, un grande sorriso sempre stampato sulle labbra. È l’allegria in persona, per chi non lo conosce o non ha l’umiltà di guardarlo dritto negli occhi. Almeno per qualche istante. È arrivato a Lampedusa il 21 ottobre 2002. Ha dovuto affrontare lo stesso identico viaggio di migliaia e migliaia di sfortunati in fuga, come lui, dalla guerra e dalla persecuzione.

 

Moussa è cittadino della Repubblica togolese, un Paese che sembra quasi una minuscola virgola disegnata sul corpo immenso del continente africano. Da lì comincia la sua storia, che pare quasi un film. In questo Paese governato da decenni dalla più rigida delle dittature, Moussa è fuggito adolescente in quanto ricercato per essere ammazzato, vivendo sulla sua pelle la più incredibile delle avventure.

 

La testimonianza di Moussa è il filo rosso che porta Luca Leone, autore di “Uomini e belve” a raccontare il Togo di ieri e di oggi, repressioni e omicidi politici, intrighi e persecuzioni. Fino alla terribile avventura nel deserto, e poi in mare.

 

Quello sul Togo è solo uno dei capitoli dedicati, in “Uomini e belve”, alle guerre e alle persecuzioni di ieri e di oggi che devastano la convivenza civile, distruggono intere generazioni e servono solo da motore di arricchimento e potere per un gruppo ristretto di faccendieri internazionali, alcuni dei quali siedono nella stanza dei bottoni.

 

Il libro riferisce storie di vita vissuta dai Sud del mondo d’Europa (Georgia, Cecenia, Romania, Italia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Kosovo), Africa (Sierra Leone, Liberia, Togo, Burkina Faso, Etiopia, Eritrea) e America (Canada, Cuba, Ecuador, Bolivia).

 

“Luca Leone tiene saldamente ferma la barra del suo timone sull’Uomo che resta l’unico, solo e imprescindibile argomento di ricerca. Egli stesso ricorda che ‘in guerra, anche in conflitti considerati di liberazione, non ci sono mai buoni o cattivi. Quelli li creano i media’…” (dalla prefazione di Enzo Nucci).

 

Uomini e belve è un libro inquieto, politico, perché rammenta alle diplomazie le loro responsabilità. L’autore racconta, con dati e fatti, eventi poco menzionati, polverizzando le certezze di una Storia dozzinale servita all’ora di cena a uomini e donne sempre più distratti” (dall’introduzione di Angelo Lallo), poiché “la macchina della guerra ha le sue logiche di potere, che non sempre sono facilmente o immediatamente comprensibili da uno spettatore distratto” (padre Gerardo Caglioni).

 

Il libro è patrocinato da Pl@netnoprofit (www.planetnoprofit.org) e sostiene il progetto Aliment-azione 2008, che si occupa di sviluppare una cultura della sicurezza alimentare in condizioni di igiene e corretta alimentazione a Rufisque, in Senegal.

 

L’autore

Luca Leone, giornalista e saggista, è nato nel 1970 ad Albano Laziale (Roma). Ha scritto e scrive per diverse testate. È co-fondatore e direttore editoriale della casa editrice Infinito edizioni. Ha firmato, tra l’altro, i saggi Infanzia negata, Prospettiva edizioni, 2003; Il fantasma in Europa. La Bosnia del dopo Dayton tra decadenza e ipotesi di sviluppo, Il Segno dei Gabrielli, 2004; Anatomia di un fallimento. Centri di permanenza temporanea e assistenza (a cura di), Sinnos editore, 2004; Srebrenica. I giorni della vergogna, Infinito edizioni, 2005 (prima edizione) e 2007 (seconda edizione); Sotto il mattone. L’avventura di cercare casa, Infinito edizioni, 2007. Per contattarlo: direzione.editoriale@infinitoedizioni.it

Comunicato stampa

 

La casa editrice

 

Infinito edizioni

 

presenta il nuovo libro

 

Morte agli Italiani!

Il massacro di Aigues-Mortes 1893

 

di Enzo Barnabà

prefazione di Gian Antonio Stella

introduzione di Alessandro Natta

 

venerdì 12 dicembre, ore 17,30

presso la Libreria Ubik

corso Italia 16 r, SAVONA

 

Sarà presente l’Autore

 

L’emarginazione sfociata in tragedia quando gli emigranti – in questo caso in Francia – eravamo noi

 

 

Il massacro di Aigues-Mortes, che il 17 agosto 1893 costò la vita a nove operai italiani linciati da una folla inferocita, rappresenta un episodio capitale nella storia dei rapporti tra l'Italia e la Francia.

 

«Il libro di Enzo Barnabà è una boccata d’ossigeno. Perché solo ricordando che siamo stati un popolo di emigranti vittime di odio razzista, come ha fatto il vescovo di Padova denunciando “segni di paura e di insicurezza che talvolta rasentano il razzismo e la xenofobia, spesso cavalcati da correnti ideologiche e falsati da un'informazione che deforma la realtà”, si può evitare che oggi, domani o dopodomani si ripetano altre cacce all’uomo. Mai più Aigues-Mortes. Mai più» (dalla prefazione di Gian Antonio Stella).

 

«Il merito e il pregio del lavoro di Enzo Barnabà consiste nell'averci dato finalmente una precisa, puntuale ricostruzione di un fatto per tante ragioni memorabile e nell'indurci a essere vigili nella realtà di oggi» (dall’introduzione postuma di Alessandro Natta).

 

 

L’autore

Nato nel 1944, ha studiato lingua e letteratura francese a Napoli e a Montpellier e storia a Venezia e Genova. Ha insegnato lingua e letteratura francese in vari licei del Veneto e della Liguria e ha svolto la funzione di aggiornatore dei docenti di lingua francese della provincia di Imperia. A Ventimiglia ha fondato il Circolo “Pier Paolo Pasolini”. Ha svolto la funzione di lettore di lingua e letteratura italiana presso le Università di Aix-en-Provence e di insegnante-addetto culturale ad Abidjan (Costa d’Avorio), Scutari (Albania) e Niksic (Montenegro). Vive a Grimaldi di Ventimiglia. Tra i suoi libri: Fasci siciliani a Valguarnera, Teti, 1981; Contextes. Grammaire française à l'usage des Italiens, Loescher, 1994; Le ventre du python, romanzo, Editions de l'Aube, 2007; Sortilegi, racconti, Bollati-Boringhieri, 2008 (con Serge Latouche).


 

Comunicato stampa

 

La casa editrice

 

Infinito edizioni

 

vi invita alla presentazione del libro

 

Ritorno a Las Hurdes

Guerre, amori, cicogne nere e istriani lontani

 

di Franco Juri

prefazione di Nelida Milani-Kruljac

introduzione di Paolo Rumiz

 

lunedì 15 dicembre, ore 18,00

presso la libreria In der tadt

via A. Diaz, 22, TRIESTE

 

Interverrà: Gian Matteo Apuzzo (Istituto J. Maritain – Metapolis).

Sarà presente l’Autore

 

Un affresco dei nostri tempi imperdibile

 

Parlamentare, ministro, amba­sciatore sloveno, giornalista in Italia e per Radio Capodistria, l’Autore narra in un diario perso­nale pagine di storia fondamentali della ex Jugoslavia, della Slovenia di oggi, della Spagna e del Cile, forte delle esperienze maturate in diversi Paesi del mondo.

 “È, questo libro, la biografia di un’intera generazione seppelli­ta dai suoi stessi sogni, che ancora sopravvive, nonostante tutto, ma lo fa sul ciglio di un baratro, stu­pita dinanzi al passato e al futuro, ugualmente sviliti da un presente turpe, che nega ogni passione” (dal­la prefazione di Nelida Milani).

 

L’autore

Franco Juri è nato a Capodistria in Slovenia/Jugoslavia nel 1956 da padre italiano e madre croata. Giornalista e vignettista satirico è col­laboratore di testate slovene e italiane. È stato deputato nel primo Parlamento sloveno e ha rivestito importanti incarichi nella diploma­zia del suo Paese: ambasciatore in Spagna e a Cuba e Segretario di stato agli Affari esteri.

Comunicato stampa
 
La casa editrice

Infinito edizioni
 
presenta il racconto di
 
Erri De Luca
 

Il cielo in una stalla


 
realizzato in collaborazione con l’Associazione Antigone,
cui vanno i proventi delle vendite del libro
 

 

“Brutta notizia per il sottotenente degli alpini Aldo De Luca, mio padre, di stanza in Albania: la sua casa era stata colpita dai fitti bombardamenti dell’agosto del ’43. La guerra, perduta su tutti i fronti, metteva in ognuno la speranza di uscirne senza troppa perdita personale. Per lui non era più così, il solo suo possedimento era crollato. Al sottotenente venne data licenza per casa bombardata. Partì alla fine di agosto e arrivò a Napoli a inizio di settembre. Si presentò al comando e poi al suo indirizzo in via Crispi, strada di buon nome. La rovina era grave. Fu la sua fortuna...” (dall’incipit del libro del racconto di De Luca).
 
La seconda guerra mondiale e un gruppo di uomini – tra i quali il padre dell’Autore – alla ricerca della salvezza. Una vogata notturna in mare che diventa catarsi. Una stalla dalle cui sconnesse assi del tetto, di notte, si intravede il cielo stellato.
 

La casa editrice

 

Infinito edizioni

 

nell’ambito del Festival del viaggio Il Milione

 

vi invitano alla presentazione di

 

 

Il prefisso di Dio

Storie e labirinti di Once, Buenos Aires

 

di Francesca Bellino

prefazione di Luis Bacalov

introduzione di Ivana Costa

 

sabato 13 dicembre, ore 18,30

 presso Il Teatro S. Andrea - Chiesa di Sant'Andrea,

via del Cuore PISA

 

Interverrà l’autrice

 

Un viaggio nel quartiere ebraico di Buenos Aires
alla ricerca dell'Undicesimo Comandamento.

 

Rincorsa dal numero 11, l'autrice si perde in infiniti labirinti di storia antica e contemporanea e si lascia guidare dai personaggi che incontra sulla sua strada.

 

Immigrazioni vecchie e nuove, tradizioni e mistica ebraica, credenze popolari e miracoli, tango porteňo e tango yiddish, la memoria e i fatti dell'attentato all'Ambasciata di Israele e all'Amia e della morte dei 194 ragazzi nella discoteca Cromañon, gli psicoanalisti del dopo crisi del 2001 e la convivenza tra culture diverse sono alcuni dei temi trattati in questo diario-reportage che cerca di stimolare il lettore in una personale ricerca di un nuovo Comandamento per le attuali società plurali.

 

“Un viaggio in compagnia de ‘Il Prefisso di Dio’ apre le porte meglio di qualunque guida turistica non solo a el Once e a Buenos Aires, perché Francesca Bellino racconta questi luoghi e storie con la partecipazione vitale e affettuosa di una scrittrice attenta e desiderosa di spaziare oltre e oltre e oltre ancora” (Luis Bacalov).

 

“Once è un quartiere affascinante, pieno di energia vitale, creatività e ricerche. Un quartiere che non si arrende. Di queste battaglie passate, presenti e future tratta questo bel libro” (Ivana Costa, Clarín).

 

Il libro ha il patrocinio di Asal, Icei e ProgettoSur.

 

L’Autrice

Francesca Bellino è nata a Salerno e vive a Roma. Giornalista, reporter di viaggio e autrice televisiva, collabora con numerose testate quotidiane e periodiche, tra cui Il Mattino, Il Foglio, Il Venerdì, Viaggi e D de La Repubblica, il supplemento culturale del Clarin. È autrice dei saggi È ancora vivo! Lucio Battisti risorge attraverso i mezzi di comunicazione (Sottotraccia, 2000) e Non sarà un’avventura. Lucio Battisti e il jazz italiano (Elleu, 2004). www.francescabellino.it

Comunicato stampa

 

La casa editrice

 

Infinito edizioni

 

vi invita alla presentazione del libro

 

Il nostro viaggio

Identità multiculturale in Bosnia Erzegovina

 

di Enisa Bukvić

prefazione di Predrag Matvejević

introduzione di Francesco De Filippo

 

lunedì 15 ottobre, ore 10,30

presso l’Università degli Studi di Bari

 

Interverranno: Pasquale Guaragnella, Silvia Godelli, Fatos Lubonja, Artan Puto, Luciano Monzali, Onofrio Romano, Sania Roic, Vesna Kilibarda, Luisa Chiodi, Giulio Cainelli, Michele Capriati

Sarà presente l’Autrice

 

 

La ricerca dell’identità nelle proprie radici
e attraverso la dissoluzione di un mondo multiculturale

 

Un doppio viaggio sospeso tra la vita dell’autrice, che oggi si definisce “bosniaca perciò multiculturale”, e il dissolvimento della Jugoslavia.

Il racconto dell’esperienza personale di Enisa Bukvić è al contempo la narrazione di un difficile cammino interiore alla ricerca di una nuova identità – con i problemi d’integrazione legati al suo essere straniera – e del tragico passaggio della ex Jugoslavia da un’unità multiculturale alla guerra e al genocidio degli anni Novanta.

“Enisa Bukvić aiuta non soltanto la nostra gente, dispersa in emigrazione, a veder meglio la realtà presente e a evitare il ritorno di un passato tragico. Volevo con queste righe salutare l’impegno di una compagna di strada, ringraziandola per quello che ha fatto e che continua a fare” (dalla prefazione di Predrag Matvejević).

 

Il libro ha il patrocinio della Provincia di Crotone, Provincia di Caltanissetta,  Co.Pros, Eticamente e delle associazioni Bosna u srcu, Bosnia Herzegovina Oltre i Confini – Piacenza

 

I diritti d’autore derivanti dalla vendita di questo libro sono devoluti all’associazione femminile “Viktorija 99” di Jajce, attiva nei settori della salute e della difesa dell'ambiente.

 

L’autrice

Enisa Bukvic è nata a Bijelo Polje (Montenegro). Laureata in Scienze agrarie a Sarajevo e specializzata in Scienze dell’alimentazione a Roma, ha maturato una lunga esperienza lavorativa dapprima nell’industria agro-alimentare jugoslava e italiana, poi nella ricerca scientifica, nella formazione e nella cooperazione con organizzazioni non governative (ong) italiane e internazionali. Dal 1998 lavora presso l'Oim (Organizzazione Internazionale per le Migrazioni). Vive a Roma da vent’anni. Per contattarla: enisabukvic@yahoo.com

 



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