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  • 12/12/2008 Lettera aperta alla libera informazione. Elezioni in Abruzzo (http://www.antoniodipietro.com)

    Ricerca personalizzata

    Appuntamento in diretta streaming alle ore 17:00, per la chiusura della campagna elettorale abruzzese, e alle ore 23:00 per il discorso finale del candidato presidente Carlo Costantini.

    Questa mattina ho ricevuto un email e un appello da un giovane blogger abruzzese (www.lukalog.net). Un appello alla libera informazione.

    Pubblico sul mio blog la sua lettera, come richiesto.

    "Cara informazione libera,
    sono un cittadino abruzzese. Il 14 e 15 dicembre qui si vota.
    Queste elezioni ci infastidiscono, qui la gente sta finendo per strada molto più velocemente di quanto stia accadendo nel resto d’Italia. Qui la gente è incazzata. Ma più si incazza la gente e più i fantocci della politica vengono a denigrarla. Qui il Pdl sta tentando di vincere le elezioni con la storia dell’altalenanza politica che ha imprigionato il popolo caprone di questo Paese per decenni. Il concetto che siccome al governo c’era il centrosinistra ora a rubare tocca al centrodestra. Follie che con un’informazione compiacente ed un clientelismo galoppante rischia di diventare realtà. Insieme ad alcuni amici ho fischiato Silvio Berlusconi quando è venuto a fare jogging in mezzo a negozi che stanno chiudendo a decine, prendendo i negozianti per i fondelli. Lui può fare shopping, lui si, mentre da noi, molte persone non più. A dire il vero non abbiamo neanche l’aereo di Stato con cui lui se ne è venuto a fare campagna elettorale per il suo candidato. Tornando a noi, come saprai, libera informazione, il candidato Pdl ha compiuto uno scivolone clamoroso tentando di lanciare con uno spot “la bancarella di Gianni Chiodi”, iniziativa con cui avrebbe dovuto raccogliere i curricula dei giovani abruzzesi con la promessa di valutarli (lui?) dopo il voto. Per questo noi eravamo lì, per urlare il nostro dissenso. Dissentire è democratico in un Paese dove ci possono essere persone d’accordo o in disaccordo con te. Quel che è accaduto sa dell’incredibile e lascio a questo video la testimonianza. Alcune persone intorno al candidato e a Berlusconi (poche decine di persone rivelatasi claque), ha cominciato ad insultarci, la Digos si è fatta sotto minacciosa e confesso di aver avuto qualche timore. Ma non per me, per questo Abruzzo. Qui cara informazione libera avremo due opportunità, o saremo la prima regione a scivolare in una dittatura del fallimento, o i primi a rinascere dalle ceneri di un Paese alla deriva.
    Io voglio fare un appello ai cittadini abruzzesi e a quelli che, in Abruzzo, non ci credono più:

    NON MOLLATE, NON LASCIAMO L’ABRUZZO AL PDL

    Io la mia faccia l’ho messa, ma non è importante, l’importante è fermare un uomo che ci sta trascinando tra i Paese più sottosviluppati d’Europa.
    Aiuto libera informazione, aiuto.

    Luca

    11/12/2008 L'Abruzzo di domani è l'Italia di dopodomani

    Domani sarà l’ultimo giorno di campagna elettorale in Abruzzo. Il 14 e 15 gli abruzzesi andranno alle urne per decidere del loro destino.
    In Abruzzo l’Italia dei Valori ha messo in campo le sue facce migliori, gente pulita, con le mani libere, e capace. Il candidato alla presidenza per la coalizione del centrosinistra è Carlo Costantini, dell’Italia dei Valori.
    L’Abruzzo è ad una svolta epocale che può determinare il cambiamento di cui questo Paese ha bisogno per tornare a sperare. Questa svolta è possibile solo se alla guida ci sarà una persona nuova come Carlo ed una squadra vincente di cui l’Italia dei Valori fa parte insieme ad altri partiti.
    Lo scenario alternativo è quello offerto dal Pdl ma, qualora vincesse l’Abruzzo tornerà al passato di cui la politica del Pdl è espressione. E l’Abruzzo sprofonderà velocemente verso una recessione senza precedenti.

    Di seguito la mia agenda abruzzese.

    Venerdì 12 dicembre
    Ore 10:00 Lanciano(CH) –Partecipazione allo sciopero nazionale che partirà da piazza Cuonzo
    Ore 12:00 Castiglione Messer Marino (CH) – Incontro pubblico presso il Palaghiaccio
    Ore 15:00 Pineto (TE) – Incontro pubblico presso Villa Filiani
    Ore 17:00 Pescara – Incontro pubblico insieme al candidato Presidente
    on. Costantini presso la Sala Consiliare della Provincia – Diretta streaming
    Ore 18:30 Teramo – Incontro pubblico presso la Sala Convegni dell’hotel Abruzzi in viale Mazzini 18
    Ore 20:00 Chieti – Incontro pubblico presso il ristorante Caruso in via Colonnetta (Chieti scalo)
    Ore 23:00 Diretta streaming di Carlo Costantini “Appello agli abruzzesi”


    Riporto il video ed il testo del mio intervento di ieri sera al Megà di Pescara.

    "Ce la faremo. Amici, è un momento di allegria, ma è anche un momento per essere orgogliosi. Noi ci siamo, e l'importante è che i giovani si rendano conto che il futuro se lo devono costruire da soli, e per farlo si deve cambiare la politica.

    La ragione per cui ce l'hanno con noi è perché glielo diciamo in faccia: siete degli approfittatori. La notizia più bella di oggi l'ho avuta quando Del Turco ha detto che non voterà l'Italia dei Valori: e chi se ne frega! Che ci devo fare con il suo voto? Io voto Costantini, mica Del Turco, non sono mica scemo. E soprattutto non riconsegno il pronto soccorso a Dracula, perché prima di Del Turco c'era Pace, e la sua giunta, che ha messo in piedi questo “telefilm”. Se oggi siamo in questa situazione è perché in Abruzzo se ne sono fregati del voto dei cittadini.

    Ho provato, quando facevo il pubblico ministero, a mettere dentro un po persone che rubavano e si approfittavano della cosa pubblica. Adesso tutti dicono che è colpa mia, che li ho messi dentro, ma io dico che è colpa mia che non ce li ho messi abbastanza.

    Se vi ricordate, c'è un signore che si chiamava Rocco Salini, dell'Abruzzo. Siccome aveva fregato, e l'hanno messo in galera e condannato, Silvio lo ha mandato a Roma a fare il Senatore. Questo è il modo di fare di quel sistema politico. Noi riteniamo che per costruire il futuro ci sia bisogno di pari opportunità, di legalità e rispetto delle regole del gioco, perché è l'unico modo per permettere a tutti di avere una chance. Se non permettiamo a tutti i giovani di giocarsi la loro partita, ma soltanto a quelli che sono raccomandati, venduti, comprati e quant'altro, i giovani che meritano non vanno da nessuna parte.

    Ce la faremo. Riflettete solo su questo: perché ce l'hanno tanto con noi? Perché gli facciamo un “mazzo cosi”. Senza di noi possono fare quello che gli pare e piace, con noi presenti devono fare i conti con la realtà. Noi non molleremo, perché l'unico modo per poter costruire un futuro migliore è quello di un ricambio generazionale della classe politica. Carlo è la faccia per bene per una politica per bene.

    Non ne possiamo più di questo sistema in cui i furbi e i forti fanno quello che vogliono e per i giovani non rimane nulla. Noi crediamo che possiamo costruire un Italia migliore, per questo ci impegniamo in Abruzzo perché “l'Abruzzo di domani è l'Italia di dopodomani”. Forza ragazzi!"

    10/12/2008 Abruzzo: un modello virtuoso

    Riporto una mia intervista pubblicata sul quotidiano "Libero", di oggi mercoledì 10 dicembre, in tema di giustizia ed elezioni abruzzesi.

    Libero: Nel PD si discute della questione morale, una dozzina di loro amministratori sono finiti sotto inchiesta. Se l'aspettava?
    Antonio Di Pietro: Non mi piace parlare di questione morale. Ma non sono per niente sorpreso. La sorpresa, semmai, sta nel fatto che solo oggi si parli di qualche diessino coinvolto nelle indagini. Dagli anni Novanta dico che il malcostume è trasversale e coinvolge tutti i partiti.

    Libero: Ma, scusi, chi doveva “parlarne” se non i magistrati?
    Antonio Di Pietro: Il magistrato è come il chirurgo, opera quando il timore ormai è manifestato. Bisogna fare una attività di prevenzione, la classe politica doveva farlo.

    Libero: Una volta, durante Tangentopoli, i politici finivano in galera. Molti di questi li ha portati dentro lei. Perché non succede più?
    Antonio Di Pietro: Una volta era accettata l'idea che chi ruba deve pagare. Quando Mario Chiesa o Duilio Poggiolini sono finiti in galera, l'opinione pubblica ha considerato quell'atto come un atto di giustizia. Adesso, a furia di criminalizzare la magistratura, sembra che la colpa sia di chi scopre i reati e non di chi li commette. Il fatto più eclatante? Quello di Catanzaro. C'era una inchiesta che colpiva tutti ed è stata fermata. Ciò dimostra che poi, alla fine, esiste un “partito unico della mazzetta”.

    Libero: Ma lei pensa davvero che esista una nuova P2 che coinvolge militari, magistrati, politici, Vaticano, come sostiene Luigi De Magistris?
    Antonio Di Pietro: Soltanto una inchiesta approfondita poteva accertarlo. Ma risolvere la faccenda in maniera extraprocessuale è una ammissione di colpa del sistema, dimostra che qualcuno ha la coda di paglia...

    Libero: Torniamo al Pd e ai suoi guai. Bassolino e gli altri. Qualcuno, a sinistra, sospetta che si tratti di una “inchiesta politica”. Lo è?
    Antonio Di Pietro: Non mi stupisco. Già con Mani pulite furono quelli di sinistra i primi a dire che i magistrati abusavano delle loro funzioni. Poi arrivò la destra, infine Silvio Berlusconi. Le inchieste di questi giorni, quelle che coinvolgono i sindaci del Pd (di Bassolino ho chiesto le dimissioni), dimostrano che bisogna rendere obbligatorie delle regole etiche.

    Libero: Ma non dovrebbero bastare le leggi?
    Antonio Di Pietro: Fatta la legge, trovato l'inganno. Il messaggio che ci trasmettono queste inchieste è che il sistema è ingegnerizzato. Perché dico che la situazione è più grave che nel '92. Allora c'era la banale bustarella, ora c'è un sistema che rende legale ciò che non lo è.

    Libero: A cosa si riferisce?
    Antonio Di Pietro: Alle consulenze, agli incarichi conferiti dalle società di capitale. Ce ne sono 4800, costituite con soldi pubblici. Poi, ovviamente, mi riferisco ai finanziamenti ai partiti. Certo, sono dichiarati. Ma se un imprenditore contribuisce alla campagna elettorale di un politico lo fa per amore ideologico o perché vuole qualcosa in cambio? E se, come ci sono, esistono imprese che mandano soldi a tutti i partiti? E' un tentativo di compravendita.

    Libero: Veniamo al suo codice etico, che l'Idv vuole imporre agli alleati.
    Antonio Di Pietro: Lo abbiamo già presentato anche come proposta di legge. Prevede la non candidabilità delle persone condannate e la non possibilità di svolgere incarichi centrali o locali per chi sia stato rinviato a giudizio per reati gravi.

    Libero: Il codice è già stato sperimentato in Abruzzo dove l'Idv, per la prima volta, esprime il candidato governatore.
    Antonio Di Pietro: Il modello Abruzzo è una formula shock, un modello con cui cerchiamo in via spontanea di frenare il fenomeno. Perché, non dimentichiamolo, lì non si va a votare normalmente, ma perché “è piovuto, governo ladro”. E le cose poco chiare sono cominciate con il centrodestra e continuate con il centrosinistra. Tutti i nostri candidati hanno presentato certificato penale e dimostrato che non hanno carichi pendenti. Lo stesso hanno fatto tutti gli alleati. Non vogliamo gente che la mattina va al consiglio regionale e il pomeriggio in Procura.

    Libero: I sondaggi dicono che l'Idv quadruplica i consensi. Il candidato di Italia dei Valori e Pd, Carlo Costantini, potrebbe pure farcela. Pensa che Veltroni, qualora doveste vincere, si rimangerà quell' “ex alleato” che le riservò qualche settimana fa?
    Antonio Di Pietro: Il risultato in Abruzzo è un messaggio all'Italia di domani. Se vinciamo, questa metodologia di lavoro, questa alleanza, può essere esportata nel resto del Paese. Berlusconi, tra l'altro, ci sta dando una mano con le sue passerelle continue, abusa della pazienza degli abruzzesi.

    Libero: Ma l'Udc, corteggiatissima da parti del Pd, non vi vuole. Sareste disposti a sedervi al loro tavolo e studiare alleanze future?
    Antonio Di Pietro: Noi ragioniamo oltre le sigle dei partiti, non faccio il giudice per gli altri. Certo, io con Bruno Tabacci discuto, con Totò Cuffaro no.

    Libero: Il sindaco di Firenze, che non è nemmeno indagato, ha dovuto incatenarsi per protestare contro il giustizialismo dei giornali.
    Antonio Di Pietro: Io stimo Leonardo Domenici e, tra l'altro, su di lui non c'è nulla. Ma chi fa politica sa che, nel bene e nel male, viene spogliato di tutto. E sono pure contrario all'idea di mettere il bavaglio all'informazione: si rischia che il cittadino non possa più sapere di chi si può fidare e di chi no.

    Libero: Sempre a Firenze, un candidato alle primarie del Pd è indagato. Dovesse vincere lui la competizione, diventare il candidato sindaco, voi cosa fareste?
    Antonio Di Pietro: Noi dell'Italia dei Valori alle prossime amministrative adotteremo ad ogni livello il codice etico. Che applicheremo, ovviamente, per primi a noi stessi. Qualora dovesse vincere un candidato con pendenze, andremo da soli.

    Libero: Veniamo alla riforma della giustizia. La proposta della Pdl è quasi pronta, Fini pensa sia possibile arrivare ad una “riforma condivisa” e Veltroni apre al confronto. Lei come la pensa?
    Antonio Di Pietro: Non si può parlare di riforma senza conoscere i contenuti. Anche perché sulla giustizia hanno sbagliato tutti, compreso il centrosinistra con l'indulto e le intercettazioni. Io, comunque, sospetto che più che a una riforma stiano pensando ad una deformazione della giustizia.

    Libero: I processi durano troppo...
    Antonio Di Pietro: Separare o non separare il Csm, dividere pubblica accusa dalla parte giudicante, introdurre la discrezionalità dell'azione penale: nessuna di queste cose accelera i tempi della giustizia. Servirebbe una cosa sola: più risorse. Invece tagliano.

    Libero: Soldi a parte, come vorrebbe la riforma?
    Antonio Di Pietro: Servono la ristrutturazione delle circoscrizioni giudiziarie, il potenziamento dell'ufficio del processo, una legge che impedisca le impugnazioni faziose, quelle fatte soltanto per far cadere i reati in prescrizione. Ciò che abbiamo sempre detto, insomma, e scritto sotto forma di proposta di legge. Mai discussa.

    Libero: Non è disposto a discutere di giustizia nemmeno ad un tavolo bipartisan.
    Antonio Di Pietro: Non ci siederemo ad un tavolo per discutere perché in nome di una riforma non riformeranno, ma fermeranno. Noi a questo inciucio non ci stiamo, siamo pronti a tornare in piazza Navona cento volte.

    Libero: Anna Finocchiaro dice: basta non cambiare la Costituzione. Non è sufficiente?
    Antonio Di Pietro: Senza modificare la Costituzione la “riforma” l'hanno già fatta. Se vanno avanti cosi, a ridurre le risorse a disposizione dei tribunali del 20% all'anno, tra cinque anni avranno abolito i tribunali.

    Libero: Sulla giustizia civile, però, c'è la proposta sua e del suo compagno di partito Luigi Li Gotti, che piace anche al centrodestra. L'intesa, almeno su questo, è possibile?
    Antonio Di Pietro: Certo. Ma quel provvedimento non lo mettono mai all'ordine del giorno. Pensare che perdiamo ore a discutere del “Lodo Consolo”, l'immunità ai ministri. La vuole sapere una cosa?

    Libero: Dica.
    Antonio Di Pietro: Sono appena uscito dalla commissione Antimafia, dove ho contestato il presidente. Come primo atto abbiamo buttato 75 mila euro per consulenze a persone che ci spieghino cosa è la mafia. Paghiamo consulenze per sapere il sesso degli angeli invece di studiare una proposta di riorganizzazione, usare quei soldi per fare investigazioni.

    http://www.antoniodipietro.it/
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