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  • 10/02/2009 Intervista sulla Lettera aperta agli uomini. Continua il progetto Open Book. Il memori@le della collina

    Ricerca personalizzata

    Comunicato stampa

    Intervista sulla Lettera aperta agli uomini

     

    Questa è un’intervista per “persone meravigliose, uomini e donne animati da piccoli e grandi ideali, accomunati dalla stessa passione per la giustizia e l’uguaglianza e dallo stesso desiderio di pace tra gli uomini e i popoli tutti”. Insomma, è un’intervista dedicata alla maggioranza dei cittadini di questo mondo, inclusa lei, Elisabetta Galli, l’autrice di una significativa, graffiante, a tratti velenosa ma mai polemica, sagace e persino sarcastica “Lettera aperta agli uomini”. Un libro spiazzante e ricco di umanità edito da Infinito edizioni nel gennaio 2009, con un’ottima prefazione del giornalista Raffaele Masto.

    Riportiamo qui l’inizio dell’intervista a Elisabetta Galli a cura di Luca Leone.

     

     

    Elisabetta, la prima domanda è quanto di più scontato ma, da uomo, non posso non portela: che cosa scrivi a noi maschietti nella tua lettera?

    Altrettanto scontata è la mia risposta: scrivo una lettera, intima e accorata, ma aperta ad ogni confronto e discussione con voi maschi, specialmente con quelli della mia generazione, con cui non ho avuto un rapporto né buono né facile. Diciamo che si tratta di una specie di urlo, lo sfogo di un’anima, una messa in discussione di tutti quei principi su cui, ipocritamente, molti uomini hanno detto di voler fondare una relazione, la comunicazione con l’universo femminile, ma finiscono invece molto spesso per affossarla. E non in malafede, mi preme sottolinearlo, ma proprio perché non riescono a capire. Si fermano prima, non ce la fanno.

    Comunicato stampa

     

    La casa editrice

     

    Infinito edizioni

     

    Nell’ambito della manifestazione Libri e Diritti

     

    vi invita alla presentazione del libro

     

    Il memori@le della collina

     

    di Andrea Griseri

    prefazione di Federico Audisio di Somma

    con un saggio di Marco Revelli

     

    mercoledì 11 febbraio ore 18,00

    presso la biblioteca civica D. Bonhoeffer

     corso Corsica, 5 Torino

     

    Interverrà: Franco Pezzini

    Sarà presente l’Autore

     

    Una fiaba ecologica che narra del paesaggio e dell’ambiente perduti

     

    La mite e saggia follia che coglie uno psi­chiatra nella sua disperata, grottesca, titanica, divertente lotta per salvare una collina dalla cementificazione e dalla lottizzazione. È questa la chiave usata per affrontare la più attuale delle realtà italiane: la devastazione del territorio di tutti per l’interesse economico di pochi.

    «La follia sembra sancita da una forza superio­re e coinvolge, insieme al destino del protagonista, l’ecologia di un mondo perduto», spiega nell’intro­duzione Federico Audisio di Somma, vincitore del premio Bancarella, cogliendo dietro l’ordito della narrazione il significato nascosto e metafo­rico della collina.

    Il Memori@le della collina è soprat­tutto è una metafora dai molteplici significati, perché «folli, più folli dei pazienti rinchiusi nella casa di cura del prof. Geremia, sono i protagonisti “normali” del racconto. Quelli, appunto, che do­vrebbero incarnare la “normalità” del nostro modo di vivere quotidiano: il geometra cementificatore, gli impresari edili, ingegneri, architetti, persino il Sindaco, che svende l’habitat della propria comu­nità territoriale con svagata nonchalance» (dal saggio finale di Marco Revelli).

     

    L’autore:

    Andrea Griseri ha scritto tre romanzi, numerosi racconti e la sceneggiatura Il fungo di metallo. Ha anche all’attivo un progetto realizzato con Norma Colombero. È laureato in Scienze politiche con una tesi sul tema, purtroppo attualissimo, della “Teoria della guerra giusta”. È impegnato da sempre nelle battaglie ambientaliste.

     

    Comunicato stampa

    Iran, 1979 – 2009 Ripensare la rivoluzione trent’anni dopo di Antonello Sacchetti

     

     

    Trent’anni sono tanti. Come giudicare in modo obiettivo un fenomeno che appartiene ormai alla storia? Che cosa rimane della rivoluzione iraniana del 1979? In un recente incontro a Roma l’hojatoleslam (esperto di Islam di grado appena inferiore a quello di ayatollah) Hassan Jusufi Eshkevari ha provato a tracciare un bilancio di questi 30 anni.

     

    Eshkevari, dopo anni di prigionia in Iran, appare oggi come un uomo provato dalle sofferenze, ma pacatamente convinto delle sue idee. In maglione, senza turbante, comincia il suo intervento con il tradizionale “Be name Khoda”, “Nel nome di Dio”, formula con cui in Iran devono cominciare tutti i discorsi pubblici. Il suo bilancio di 30 anni di Repubblica islamica si basa sui 5 grandi obiettivi che la rivoluzione si poneva:

     

    1-     Libertà. In tutti i campi, con l’eliminazione di ogni tipo di censura.

    2-     Indipendenza. Iran unito e non più sottomesso alle potenze straniere.

    3-     Democrazia e partecipazione del popolo alla vita politica.

    4-     Sviluppo e modernizzazione.

    5-     Giustizia sociale.

     

     

    Cosa è stato realizzato di questi punti? Libertà e democrazia sembrano ancora lontane. Più complesso il discorso per quanto riguarda lo sviluppo e la giustizia sociale. Forse l’unico obiettivo centrato in pieno è l’indipendenza (estghlal). Ma non sarebbe nemmeno corretto affermare che la rivoluzione è stata un fallimento totale. Cerchiamo quindi di guardare all’Iran senza i paraocchi del pregiudizio ideologico e cercando il più possibile di calarci nel contesto locale. Di Iran si parla sempre a proposito del programma nucleare e del suo controverso presidente. L’Iran come problema, in poche parole. Siamo ormai abituati a vedere la Repubblica islamica come istituzione identitaria e permanente di quel Paese, quasi facesse parte della sua geografia e a Teheran governassero da sempre i “turbanti”. Questo anche perché oggi la maggior parte degli iraniani (circa il 30% dell’intera popolazione) è nata dopo la rivoluzione e non ha una memoria diretta della cacciata dello scià e dell’avvento di Khomeini. Per noi occidentali, l’errore più grave è considerare l’Iran un monolite di estremismo “fondamentalista”. Quando poi ci capita di visitare Teheran rimaniamo sempre colpiti dalla differenza tra ciò che vediamo e quello che abbiamo appreso dai mass media. L’Iran è un Paese giovane, mediamente più istruito, più aperto e più moderno di tutti gli altri Paesi mediorientali. Definirlo “regime degli ayatollah” è molto sbrigativo e non serve a rispondere a un quesito basilare: perché quel sistema politico resiste, nonostante sia in crisi evidente ormai da anni?

    Comunicato stampa

     

    Continua il progetto Open Book

     

    Il 7 e 8 marzo 2009 si terrà a Modena la seconda edizione di Book, Fiera della piccola e media editoria organizzata, sostenuta e promossa da Infinito edizioni, associazione Progettarte e Comune di Modena.

     

    Nella cornice della manifestazione, le Biblioteche del Comune di Modena in collaborazione con XoMeGaP e KULT Underground/KULT Virtual Press hanno lanciato Open Book, un progetto aperto per la realizzazione di un 'romanzo collettivo'. L'iniziativa è rivolta a tutti gli appassionati di scrittura e 'culminerà' nella presentazione di un e-book, liberamente scaricabile dal sito di Zona Holden, durante l'incontro conclusivo di Book Modena l'8 marzo 2009. Sono proposte tre linee narrative, a cui si  può partecipare liberamente collegandosi ai seguenti blog su cui si trovano tutte le informazioni necessaie:

    On line sono pubblicati i vari capitoli dei racconti a seconda dei generi, contribuendo così a un aggiornamento in tempo reale i vari siti collegati al progetto di Book Modena. Le prossime scadenze per inviare i nuovi capitolo sono il 14 febbraio per la sezione giallo/noi e narrativa mentre per la sezione fantasy c’è tempo fino al 15 febbraio.
    Aspettiamo i vostri contributi!

    La casa editrice

     

    Infinito edizioni

     

    Nell’ambito della Maratona d’amore

     

    presenta delle letture del nuovo libro

     

    Lettera aperta agli uomini

     

    di Elisabetta Galli

    prefazione di Raffaele Masto

     

    sabato 14 febbraio, dalle 16,00 alle 20,00

    presso la libreria Mondadori Multicenter

    Piazza Duomo, 1 (spazio eventi 3° piano) Milano

     

    Sarà presente l’Autrice

     

    L’universo maschile e quello femminile? Scontro e incontro

     

    Una donna parla agli uomini di tre generazioni per superare – con un testo carico di ironia e passione – decenni di incomprensioni stratificate tra i due sessi.

    Il libro è un salvagente a un genere maschile ormai culturalmente e moralmente al capolinea.

     

    “Il libro di Elisabet­ta? Un atto liberato­rio non solo per noi, ma anche per i nostri figli!” (dalla prefazione di Raf­faele Masto)

     

    L’autrice

    Elisabetta Galli è insegnante. Ha pubblicato La solitudine e le foglie (Nuovi Autori, 1997), e Argentina (White Star, 2002). Il volume è sostenuto da Radio OKmusik e dal Comitato intercomunale della Pace del magentino.

    Comunicato stampa

     

    La casa editrice

     

    Infinito edizioni

     

    presenta in collaborazione con Whipart onlus

     

    Misteri Persiani

    I volti nascosti dell’Iran

     

    di Antonello Sacchetti

    introduzione di Amir Madani

     

    domenica 15 febbraio, ore 19,00

    presso il Dimmidisi, via dei Volsci 126/b, (S. Lorenzo), Roma

     

    Sarà presente l’Autore

    Il programma della serata prevede le mostre fotografiche di Federico Faeta e Gabriele Tosto, e il concerto jazz di Alessandro Papotto e Antonio Zappulla.

    Aperitivo con buffet – ingresso 10 Euro (comprensivo di consumazione)

     

    Un Paese ricco di storia e cultura
    in un viaggio affascinante tra i suoi “misteri”

     

     

    Dal 1979 per la maggior parte degli occidentali l’Iran è sinonimo di fondamentalismo islamico, di terrorismo, di pericolo. Le cronache hanno ridotto la Persia a “problema”, offuscando 2.500 anni di storia.

     

    Molto prima di Khomeini e Ahmadinejad, l’Iran ha dato i natali a Ciro il Grande, Rumi, Avicenna, Hafez e Khayyam. Una storia che ci porta in una terra di bellezze assolute e ingiustizie profonde. Una storia complessa, affascinante e misteriosa. E troppo spesso sottovalutata. Una storia di musulmani sciiti zoroastriani, cristiani ed ebrei.

     

    La ricchezza di etnie e culture diverse che convivono dai tempi dell’Impero Persiano è il “mistero” dell’Iran, in cui soltanto il 51% della popolazione è di etnia persiana. Un Paese che continua a svolgere anche nel XXI secolo il ruolo di cerniera tra Europa ed Estremo Oriente. La nostra storia, il nostro vocabolario e persino la nostra tavola devono molto all’Iran.

     

    Che ci piaccia o meno, dovremo fare i conti ancora per molto tempo con questo Paese. E nel confrontarci con l’Iran dovremmo sempre essere consapevoli della grandezza della sua storia e della sua cultura.

     

     “L’Autore, per l’acutezza delle osservazioni, sembra un diretto discendente dei grandi viaggiatori europei da Marco Polo ad Ambrogio Contarini e soprattutto del romano Pietro della Valle, che raggiunse la corte dei re sufi nel XVI secolo” (dall’introduzione di Amir Madani).

     

    Il libro è patrocinato da Il cassetto (www.ilcassetto.it)

     

    L’autore:

    Antonello Sacchetti è nato a Roma nel 1971. Giornalista, è fondatore e direttore responsabile della rivista telematica Il cassetto-L'informazione che rimane (http://www.ilcassetto.it). In passato ha lavorato per le sezioni italiane di Amnesty International e Save the Children Italia e come redattore in diverse testate. Ha scritto il saggio I ragazzi di Teheran (Infinito edizioni, 2006). Per contattarlo: antonello.sacchetti@gmail.com

    T COME TEATRO

    Targa d’Argento del Presidente della Repubblica

    presenta

     

    Sabato 14 febbraio 2009 -  ore 21.00

    Teatro Storchi - Modena

     

    FUORI DAL CORO

     

    Banda Osiris

    & Corale Gazzotti

     

    Progetto speciale in Prima assoluta

     

    La vera storia del Canto

     

    Si canta da sempre. L’idea del canto, che poi è l’idea stessa di musica, è dentro le radici della nostra storia e come tutti gli archetipi, si presta in modo naturale alla dissacrazione.

     

    In questo concerto-spettacolo la creatività illimitata della Banda Osiris sfrutta come strumento didattico un coro di tradizione colta - il Coro Gazzotti di Modena - e ne stravolge con libertà assoluta meccanismi e tecniche.

    Nasce così una storia del canto esilarante, irriguardosa e rigorosa insieme, dove il gregoriano può essere rock, il canto popolare una costola del punk, la polifonia un gioco pop e l’opera lirica pura fiction. Un mondo più vero del vero dove il coro ha un’anima propria incontrollabile e può sopprimere il direttore in concerto, giocare con il pubblico, farsi possedere dal suono più grezzo ma anche continuare a esprimere bellezza e armonia.

    Comunicato stampa

     

    La casa editrice

     

    Infinito edizioni

     

    presenta

     

    Uomini e belve

    Storie dai Sud del mondo

     

    di Luca Leone

    prefazione di Enzo Nucci

    introduzione di Angelo Lallo

     

    Testimonianze da tre continenti sulla belva che è in ciascuno di noi
    e sulle mostruosità della guerra e della povertà

     

    «Sono stata una dissidente fin dai tempi del regime comunista, quando la Georgia era parte dell’Unione sovietica, ma non ho mai fatto politica per professione. Inseguo solo un mio sogno, uno stile di vita che si fonda sul rispetto dei diritti e della libertà di ogni essere umano. Al regime comunista questo non è mai piaciuto. Fu così anche per mio padre. Era laureato in filosofia e, in particolare, insisteva sul concetto di libertà dell’anima. Questo suo impegno intellettuale lo aveva reso un pericolo per il regime. La repressione staliniana lo fece sparire, a Tbilisi, quando avevo 2 anni. Era il marzo 1947. Due mesi dopo, a maggio, nacque mia sorella. Il parto non ebbe complicazioni. Ma la bimba scomparve…»

     

    La testimonianza di Tsiuri-Celeste è il filo rosso che porta Luca Leone, autore di “Uomini e belve” a raccontare la Georgia di oggi, devastata dalla violenza dell’attacco russo, partendo dalla Georgia di ieri.. Un Paese distrutto dalla violenza, lacerato dalla politica sovietica prima, russa poi, fino alla recente aggressione di Mosca.

     

    Quello sulla Georgia è solo uno dei capitoli dedicati, in “Uomini e belve”, alle guerre di ieri e di oggi che devastano la convivenza civile, distruggono intere generazioni e servono solo da motore di arricchimento e potere per un gruppo ristretto di faccendieri internazionali, alcuni dei quali siedono nella stanza dei bottoni.

     

    Il libro riferisce storie di vita vissuta dai Sud del mondo d’Europa (Georgia, Cecenia, Romania, Italia, Bosnia Erzegovina, Serbia, Kosovo), Africa (Sierra Leone, Liberia, Togo, Burkina Faso, Etiopia, Eritrea) e America (Canada, Cuba, Ecuador, Bolivia).

     

    “Luca Leone tiene saldamente ferma la barra del suo timone sull’Uomo che resta l’unico, solo e imprescindibile argomento di ricerca. Egli stesso ricorda che ‘in guerra, anche in conflitti considerati di liberazione, non ci sono mai buoni o cattivi. Quelli li creano i media’…” (dalla prefazione di Enzo Nucci).

     

    Uomini e belve è un libro inquieto, politico, perché rammenta alle diplomazie le loro responsabilità. L’autore racconta, con dati e fatti, eventi poco menzionati, polverizzando le certezze di una Storia dozzinale servita all’ora di cena a uomini e donne sempre più distratti” (dall’introduzione di Angelo Lallo), poiché “la macchina della guerra ha le sue logiche di potere, che non sempre sono facilmente o immediatamente comprensibili da uno spettatore distratto” (padre Gerardo Caglioni).

     

    Il libro è patrocinato da Pl@netnoprofit (www.planetnoprofit.org) e sostiene il progetto Aliment-azione 2008, che si occupa di sviluppare una cultura della sicurezza alimentare in condizioni di igiene e corretta alimentazione a Rufisque, in Senegal.

     

    L’autore

    Luca Leone, giornalista e saggista, è nato nel 1970 ad Albano Laziale (Roma). Ha scritto e scrive per diverse testate. È co-fondatore e direttore editoriale della casa editrice Infinito edizioni. Ha firmato, tra l’altro, i saggi Infanzia negata, Prospettiva edizioni, 2003; Il fantasma in Europa. La Bosnia del dopo Dayton tra decadenza e ipotesi di sviluppo, Il Segno dei Gabrielli, 2004; Anatomia di un fallimento. Centri di permanenza temporanea e assistenza (a cura di), Sinnos editore, 2004; Srebrenica. I giorni della vergogna, Infinito edizioni, 2005 (prima edizione) e 2007 (seconda edizione); Sotto il mattone. L’avventura di cercare casa, Infinito edizioni, 2007. Per contattarlo: direzione.editoriale@infinitoedizioni.it



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