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  • 12/01/2009 Cento ottime ragioni per non amare Roma...e almeno due per adorarla alla follia (www.infinito.it)

    Ricerca personalizzata

    100 ottime ragioni per non amare Roma...e almeno due per adorarla alla follia

    In questi giorni di pioggia, con il Tevere che torna a minacciare esondazioni, nulla di meglio che regalare ai nostri lettori un capitolo (il 68esimo!) tratto dal nuovo libro di Luca Leone 100 ottime ragioni per non amare Roma...e almeno due per adorarla alla follia, appena uscita in tutte le librerie.

    Buona lettura e buon divertimento.

     

    Pioggia

     

    …Nel cielo, le bambine
    ai fili luminosi della pioggia
    si toccano i capelli, vanno sole
    ridendo con le labbra screpolate…

    (Alfonso Gatto, Inverno a Roma)

     

    Canta quer caciarone de Venditti Antonello da Roma:

    Sotto la pioggia batte forte il cuore

    ma la pioggia non ci bagna

    e due ragazzi con il loro amore

    stan cercando una speranza

    sotto la pioggia, stanno scaldando

    quella colomba.

     

    Colomba, piccione o merlo a parte, che qualcuno potrebbe anche scaldare in forno, la canzone il sommo menestrello deve averla scritta in vacanza ai Caraibi.

    Perché a Roma la pioggia non solo ti bagna, Antone’: te fracica!

    Dalla testa ai piedi. Nun ce sta scampo!

    E la città va a rotoli. Anzi, a rapide!

    Roma non è città acquatica, altrimenti l’avrebbero costruita sulle palafitte e si chiamerebbe Venezia.

    È, all'opposto, metropoli “terrigna” in cui piove poco. Ma quando precipita…apriti cielo!

    Basta mezza giornata di pioggia che le cantine mutano istantaneamente in voluminose cisterne e i garage in piscine a saracinesca per i tuffi di sorci acrobatici (la pantegana o zoccola di fiume romana, ohibò!...).

    Con un giorno di pioggia, le strade divengono fiumi in piena, per rientrare a casa in macchina servono i remi e il doppio del tempo, in autobus manco a parlarne e ai pompieri vengono occhiaie che paiono solchi di carro, manco gli avessero messo in caserma la porno pay tv.

    Al secondo giorno, al Tevere già gli girano di traverso e i romani principiano a ricoprirsi di muschi e licheni. Naturalmente – manco fosse fatto apposta – scatta lo sciopero dei mezzi pubblici e viene in visita qualche rompicoglioni straniero. Città bloccata, Cuppolone incrinato dalle bestemmie di credenti e miscredenti. Stato di crisi per pizzardoni e casalinghe in cerca di cibi da stipare per l’imminente ma non ancora certa fine del mondo. I cartomanti e i ciarlatani loro pari mietono soldi siccome grano il villico nel campo.

    Al terzo giorno, il Tevere comincia a spedire lettere minatorie e la gente s’affaccia sempre più spesso dagli argini pe’ vede’ che fa er Bionno. Lo sciopero è finito ma succede di sicuro qualcos’altro. Basta avere un po’ d’immaginazione. Ai bambini in carrozzina cominciano a spuntare branchie e pinne dorsali a forma di ciuccio, quelli che camminano paiono tante rane che zompano da un sampietrino all’altro, sempre che qualche macchina non zompi in testa a loro o il blocchetto di pietra non finisca risucchiato in qualche mini-voragine.

    Al quarto giorno di pioggia – rarissimo – per il Tevere è allarme rosso, i sommozzatori infilano la tuta e scoprono che la zip – maledetta zip! – non scorre, i pompieri sono spompati e i topi fanno surf con la camicia hawaiana. Razzia al supermercato causa certezza ormai conclamata della fine del mondo. Le sette – sataniche e non – di Roma e Castelli fanno razzia di creduloni e ripuliscono loro il portafoglio. I cartomanti sono fuggiti, ormai ricchi, alle Bermuda. Il prezzo della benzina, naturalmente, aumenta, mentre scatta l’allerta dei produttori agricoli: troppa pioggia, stato di crisi. Ravanelli e zucchini costano quanto una Lamborghini, spuntano cassette di bieda o bieta (a seconda delle ortofrutticole interpretazioni cittadine) nelle vetrine delle oreficerie e la lattuga supera ogni record mai segnato prima. I finocchi rischiano l’annegamento, ma non si capisce mai se ci si riferisca al caratteristico ortaggio o a qualche altrettanto peculiare essere umano.

    Al quinto giorno non s’arriva per decreto, anche perché so’ dumila anni che aspettamo quarcheduno che sappia apri’ n’antra vorta l’acque. Ma qua, ar massimo, dar Cupolone co’ ‘sto papa ponno apri’ du’ bottije de bira. E l’unto de Palazzo Chigi sta sempre in Russia a apri’ matriosche…

     

    La casa editrice

     

    Infinito edizioni

     

    Nell’ambito di Aperitivo con l’autore

     

    Vi invita alla presentazione di

    Erose forze d’eros

     

     

    di Gianluca Paciucci

     

    sabato 16 gennaio, ore 11,00

    presso il Teatro Cristallo

    via Dalmazia 30 Bolzano

     

    Introduce Christine Stufferin.

    Sarà presente l'autore.
    Conversazione accompagnata da assaggi di cucina bosniaca

     

     

    Uno sforzo creativo possente e “incapace di vendetta” firmato da uno
    dei fondatori degli "Incontri internazionali di Poesia di Sarajevo"

    La vecchia che m’inuma io la conosco:
    non so come si chiami né chi sia,
    non so da dove venga e quale tosco
    m’abbia versato in vena, quale via…

    Erose forze d'eros è una potente raccolta di versi concepiti e nati a Sarajevo, in uno dei cuori della multiforme e ferita Europa: di questa ferita portano il segno della spossatezza (che è l'esatto contrario della rassegnazione).

    Gianluca Paciucci, per cinque anni responsabile culturale dell’ambasciata d’Italia a Sarajevo, poeta, saggista, giornalista per diletto e tra i fondatori degli “Incontri internazionali di poesia di Sarajevo” è l’autore di questi versi marrani che popolano l'attesa, la formano, la tengono desta per quando il momento verrà.

    Le poesie di Paciucci sono forme che premono da dentro il foglio e da dentro la gola, prive d'immaterialità. Sono fortiniane “poesie ad alta voce”, e solo a tratti sopportano la lettura silenziosa. In attesa del momento in cui la verità abbandonerà il campo dei vincitori (Simone Weil), questi versi si aprono alla forza di tutti coloro che “la vittoria contestano e cercano di sabotare”.

    L’autore

    Gianluca Paciucci è nato a Rieti nel 1960. Laureato in Lettere, è insegnante dal 1985. Come operatore culturale ha lavorato e lavora tra Rieti, Nizza e Ventimiglia, dove è stato presidente del Circolo “Pier Paolo Pasolini”. Dal 2002 al 2006 ha svolto la funzione di Lettore con incarichi extra-accademici presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Sarajevo e presso l’Ambasciata d’Italia in Bosnia Erzegovina, come Responsabile dell'Ufficio culturale. In questa veste è stato tra i creatori degli Incontri internazionali di Poesia di Sarajevo.

    Ha curato Sarajevo. Guida storico-turistica (2005), ha pubblicato due raccolte di versi, Fonte fosca (1990) e Omissioni (2004), e suoi testi sono usciti nell’Almanacco Odradek. Redattore del periodico Guerre&Pace, scrive articoli su immigrazione/razzismi, Israele e Palestina, Balcani e Francia. Ha tradotto Sarajevo, mon amour (Infinito edizioni, 2007), e curato la raccolta di versi La polvere sui guanti del chirurgo (Infinito edizioni, 2007) di Senadin Musabegović.

     

     

    Comunicato stampa

     

    La casa editrice

     

    Infinito edizioni

     

    Nell’ambito dell’iniziativa D’invisibile colore

     

    presenta

    Mamadou va a morire

    La strage dei clandestini nel Mediterraneo (seconda edizione)

    di Gabriele Del Grande

    introduzione di Fulvio Vassallo Paleologo

     

    giovedì 14 gennaio ore 20,45

    presso la Parrocchia di San Pietro in Sala

    Piazza Wagner 2  Milano

     

    Interverranno: ROSSELLA MICCIO (Coordinatrice Ufficio Umanitario di EMERGENCY),
    DON VIRGINIO COLMEGNA (Presidente della CASA DELLA CARITÀ di Milano)
    CHICCO ELIA (PEACEREPORTER)

    Sarà presente l’Autore

     

    Un viaggio affascinante sulle rotte dell’immigrazione, attraverso le storie
    di chi ce l’ha fatta e di chi è perito per un sogno chiamato Europa

     

    Il primo reportage in Italia che racconta le vittime dell’immigrazione clandestina, l’invasione che non c’è e i nuovi gendarmi di un cimitero chiamato Mediterraneo giunge alla seconda edizione.

    Dal 1988 oltre 12.000 giovani sono morti tentando di espugnare la fortezza Europa. Vittime dei naufragi, del Sahara, degli incidenti di tir carichi di uomini, delle nevi sui valichi, dei campi minati e degli spari della polizia. Mamadou va a morire è il racconto coraggioso di un giovane giornalista che ha seguito le rotte dei suoi coetanei lungo tutto il Mediterraneo, dalla Turchia al Maghreb e fino al Senegal, nello sforzo di custodire i nomi e la memoria di una generazione vittima di una mappa. Il suo è anche un grido d’allarme su una tragedia negata, che chiama in causa l’Europa, i governi africani e le società civili delle due sponde del Mare di Mezzo.
    Dimenticare, rimuovere, rassegnarsi alla normalità delle tragedie dell’immigrazione descritte in questo libro, sarebbe come lasciare morire ancora una volta le persone vittime dell’immigrazione irregolare. Ancora peggio sarebbe ritenere, come pure qualcuno sembra fare, che queste tragiche storie possano avere un effetto pedagogico sui “candidati” all’emigrazione clandestina (dall’introduzione di Fulvio Vassallo Paleologo).

     

    Il libro è tradotto in Germania e Spagna

     

    L’autore:

    Gabriele Del Grande è nato a Lucca nel 1982. Laureato a Bologna in Studi Orientali, dal 2005 vive a Roma e lavora per l’agenzia stampa Redattore Sociale. Nel 2006 fonda Fortress Europe (http://fortresseurope.blogspot.com), l’osservatorio mediatico sulle vittime dell’immigrazione clandestina. Un anno dopo segue le rotte dei migranti in Turchia, Grecia, Tunisia, Marocco, Sahara Occidentale, Mauritania, Mali e Senegal. Mamadou va a morire, la sua opera prima, è il racconto di quel viaggio. Suoi i reportage Roma senza fissa dimora (2005) e Biglietti di viaggio dalla Palestina (2004).
    Per contattarlo: gabriele_delgrande@yahoo.it

     

    La casa editrice

     

    Infinito edizioni

    (www.infinitoedizioni.it)

     

    In collaborazione con l’associazione culturale ProgettArte

     

    Vi invita alla presentazione del libro

    LA BOMBA DI FIRENZE

    Fantacronaca delle stragi del ‘93

    di SILVIA RESTA

    Prefazione di Alfonso Sabella

     

    venerdì 15 gennaio, ore 21,00

    Presso La Tenda

    Viale Molza, Modena

     

    Saranno presenti l’autrice, Tania Passa (giornalista) e Massimo Mezzetti (consigliere regionale)

     

    Firenze, via dei Georgofili, notte fra il 26 e il 27 maggio 1993…

     

    Un Fiorino imbottito di esplosivo distrugge la torre de’ Pulci, danneggia il mu­seo degli Uffizi e uccide cinque persone, tra cui la piccola Nadia, di appena 9 anni, e la sorellina neonata. I feriti sono una cinquantina.

     

    Con la bomba di via dei Georgofili l’organizzazione mafiosa Cosa Nostra, ri­tenuta processualmente responsabile dell’attentato, porta la sua offensiva terroristica nel cuore del continente, inaugurando una stagione del tritolo durata mesi che ha rischiato di mettere in ginocchio il Paese. Una stagione torbida e insanguinata su cui troppo presto è calato il sipario del silenzio.

    Ma fu solo mafia? Chi suggerì gli obiettivi?

    E a chi servirono quelle bombe?

     

    Kate Morrison, reporter americana nata dalla fantasia dell’ autrice, si muove tra le macerie della strage a caccia della verità.

    Alla fine troverà una risposta: inquietante, quasi surreale. Onirica. Ma non per questo impossibile...

     

     

     “Con le stragi siciliane di Capaci e via d’Amelio Cosa Nostra aveva dichiarato guerra allo Stato, con quelle del Continente dell’anno successivo, invece, la mafia avrebbe cercato di dialogare con le Istituzioni. Lo scopo sarebbe stato quello di trattare per ottenere le solite cose: revisione dei processi, abrogazione della legge sui pentiti, abolizione del 41 bis, scarcerazione dei vecchi boss malati… In cambio si offriva, appunto, la pace e la tranquillità del Paese…” (dalla prefazione di Alfonso Sabella).

     

     

    L’Autrice

    Silvia Resta è nata a Roma nel maggio del 1956. Giornalista televisiva, ha lavorato prima a Telemontecarlo, poi a La7, dove è Inviato Speciale del Telegiornale. Ha seguito per anni la cronaca giudiziaria, realizzando servizi e reportage su mafia, criminalità e terrorismo. Ha pubblicato il libro Alfonso Sabella, Cacciatore di mafiosi (Mondadori, 2008).

     

    Infinito edizioni

    (www.infinitoedizioni.it)

     

    Vi invita alla presentazione del nuovo libro

    CAFFEINA

    di
    Vera Di Donato

     

    sabato 16 gennaio, ore 17,00

    presso il Teatro Le Salette

    vicolo del Campanile 14 Roma

     

    Sarà presente l’autrice, con Enisa Bukvic e Serena Rossi

     

     

    Come parlano tra loro le donne per raccontarsi e raccontare l’amore, il sesso, la passione, la delusione, la vita? E come affrontano l’antico culto maschile del tradimento?

     

    La vita di Sara sembra scorrere tranquilla: un matrimonio felice con un marito che apparentemente la adora, un lavoro appagante, una madre complice e le amiche più care con le quali scambiare confidenze davanti a fumanti tazzine di caffè. In questa apparente serenità a un tratto qualcosa va in pezzi e, mentre il germe del dubbio e del tradimento si insinua in tutti i suoi rapporti, ecco che la verità si fa strada…

     

    “Adoro la caffeina. È la ‘droga’ legale per eccellenza. Mi tiene sveglia, stimola la mia voglia di fare e l’adrenalina ne viene rigorosamente corroborata. Del resto, per una che non ha vizi, cosa volete che sia bere cinque tazzine di caffè al giorno?”.

     

    Uno spumeggiante romanzo corale tutto al femminile scritto con uno stile esuberante e al contempo piccante che si beve e respira con gusto, come una buona tazzina di caffè.

     

    Un libro che potrebbe cambiarvi la vita.

     

     

    Con il gustoso patrocinio di Caffè River e del Caffè Florian

     

    Per informazioni e interviste: Infinito edizioni: 06 93162414

    www.infinitoedizioni.it – info@infinitoedizioni.it

    Maria Cecilia Castagna: 320/3524918

    Luca Leone: 347 3807428



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