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  • 10/04/2010 Il Consorzio di Bonifica: una gallina dalle uova d'oro (Pasqualino D'Aniello, www.cittattiva.net)

    Ricerca personalizzata

    IL CASO. L'Ente di bonifica nell'Agro nocerino sarnese e l'opera di ingegneria idraulica risalente al regno borbonico.

    Vengo invitato dalla signora Lucia Lombardo, residente a Sant'Antonio Abate, che si è distinta alla scorse elezioni amministrative abatesi per aver presentato una candidatura a sindaco di protesta con una lista composta da venti casalinghe. All'incontro ho il piacere di conoscere Santa Cascone, presidente dell'associazione di Pompei "Territorio Libero", che opera da anni per denunciare la situazione di degrado del territorio, ed in particolare la storia abominevole del Consorzio di Bonifica dell'Agro Nocerino Sarnese. Le due donne iniziano a mostrarmi una mole di documenti e di mappe cartografiche, da cui prendo atto con meraviglia di quanto loro conoscono il problema e delle "competenze idrauliche" che hanno assunto nel corso degli anni.

    Il problema che si vuole denunciare è che il rapporto del cittadino con l'ente consortile è, a dir poco, del tipo "cornuto e mazziato". Questo perché da un lato i cittadini sono ancora oggi costretti a pagare al Consorzio un tributo annuale, mediante cartella esattoriale, dall'altro lato l'ente in questione non solo continua a non fare nulla per giustificare il tributo escusso al cittadino ma, addirittura impedisce allo stesso di esercitare i suoi sacrosanti diritti di rappresentanza, che dovrebbe poter esprimere mediante l'elezione degli organi di gestione. Inoltre l'ente opera da anni un'allegra e non trasparente gestione, con accumulo di personale e di costi, che puntualmente ricadono sulle bollette del cittadino.

    Il Consorzio nasce nel 1952, dall'accorpamento di quattro enti similari che insistono su territori contigui, e ha lo scopo di gestire e fare manutenzione dell'assetto idrogeologico del territorio di competenza. Territorio già risanato in epoca borbonica mediante importanti interventi di bonifica. Il consorzio comprende 62 mila ettari e 42 comuni. I consorziati sono quindi i proprietari che si costituiscono in associazione, eleggono democraticamente gli organi elettivi, con periodicità quinquennale esprimono una partecipazione diretta alla gestione e si assumono l'obbligo di contribuire alle spese occorrenti per garantire la salvaguardia del territorio.

    Nel nostro caso, però, il consorzio ha due specifiche caratteristiche: non nasce dall'esigenza di bonificare un territorio, ma ha solo il compito di mantenere la struttura idraulica preesistente, realizzata dalla bonifica agraria borbonica del 1800. è inoltre anomalo nella gestione. Di fatto lo Stato prima, e la Regione Campania poi, hanno tollerato l'assoluta esclusione dalla gestione del consorzio dei proprietari, i quali per decenni hanno pagato una "tassa del Sarno" a fronte di non si sa cosa, e da sempre sono stati spogliati del loro diritto di partecipare alla gestione del Consorzio.
    Infatti, relativamente a quest'ultimo punto, in attesa che fossero costituti gli organi elettivi, la gestione inizia con un commissario dotato di poteri ordinari e straordinari. Tale attesa "purtroppo" dura circa un ventennio.

    La prima elezione fu indetta nel 1966 e rinviata al 1970 per errori procedurali. Gli "eletti" e sempre gli stessi durano in carica circa un ventennio. Poi il consorzio viene commissariato nel 1992. Pare gli sia stata contestata proprio la mancata partecipazione dei consorziati, perché non erano state più indette elezioni alle scadenze dei mandati. Quindi la regione si sostituisce nella gestione, con un commissariamento che dura fino ad oggi. Proprio questo è il periodo in cui il consorzio comincia a diventare esoso, con una gestione che non apporta nessun miglioramento visibile sul territorio e una situazione debitoria notevole, come rileva la corte dei conti nel 2002, finché nel 2003 la regione Campania sembra che decida di mettere ordine in questa materia.

    A proposito di gestione e situazione debitoria, vale la pena di fermarsi un attimo per ricordare che subito dopo la costituzione, il consorzio si butta a capofitto nella progettazione di una "grande opera": la centrale ortofrutticola di Nocera-Pagani. Qualcuno si chiederà: "che 'cavolo' centra con la sicurezza del territorio?". Io non lo so! Ma sappiamo che è costata 70 miliardi di lire e successivamente la Regione ha stanziato altri 149 mila euro per il suo completamento. Oggi parte di essa è un'autorimessa e l'altra un'area fieristica. Ad iniziare dal 2003 il Consiglio regionale della Campania si è pronunciato varie volte in materia di Consorzi di bonifica, ad iniziare dalla legge n. 4 del 25 febbraio 2003, per proseguire con vari emendamenti successivi, fino ad arrivare a quelli della finanziaria 2009. Tuttavia, ad oggi non è ancora successo nulla, a parte un intervento del commissario Marotta in una televisione privata, avvenuto qualche giorno addietro, nel quale si annunciano le elezioni consortili nel 2010.

    Intanto in detto periodo la Giunta regionale ha approvato diversi atti con delibera commissariale del consorzio, quali i bilanci di previsione e i conti consuntivi, che seppure rivestono carattere di ordinarietà amministrativa, non sono affatto ordinari per contenuti ed obiettivi. Ad esempio, dal 2004 ad oggi i dipendenti del nostro consorzio sono passati da circa 90 agli attuali circa 170 (di cui 100 a tempo indeterminato, 70 stagionali ed un direttore amministrativo ad interim), tutti con assunzioni dirette, come da poteri del consorzio stesso. Il tutto con un deficit finanziario di "appena" 32 milioni di euro. Beh, la solita storia del paese dei cachi.


    Pasqualino D'Aniello (Il Gazzettino Vesuviano; Terra Campania)

    www.cittattiva.net

    Consorzio di bonifica dell’Agro Nocerino Sarnese…una storia esemplare di mala gestione e di prevaricazione…(http://www.cittattiva.net/?p=132)

    Santa Cascone, presidente dell’associazione di Pompei “Territorio Libero”, opera da anni per denunciare la situazione di degrado del territorio, ed in particolare la storia abominevole del Consorzio di Bonifica dell’Agro Nocerino Sarnese, che conferma emblematicamente come il malgoverno del territorio, in questo pezzo di Campania, superi tutti i limiti della decenza e della più perversa immaginazione.

    Il blog è ben lieto di ospitare Santa Cascone e di contribuire alla diffusione delle informazioni, che la stessa intende trasmettere.

    Inoltre l’associazione “Città Attiva” ospiterà l’associazione “Territorio Libero” nello stand presso la fiera di sant’Antonio Abate (14-24/01/2010) per fare opera di informazione e sensibilizzazione verso la cittadinanza.

    Intervista del Blog a Santa Cascone.

    Sono Santa Cascone, e rilascio volentieri questa intervista  al blog www.cittattiva.net allo scopo di utilizzare un’ ulteriore opportunità per informare i cittadini della squallida storia, che li vede vittime, spesso inconsapevoli, del Consorzio di Bonifica dell’Agro Nocerino Sarnese.

    Il problema che si vuole denunciare è che il rapporto del cittadino con l’ente consortile è, a dir poco, del tipo “cornuto e mazziato”.

    Questo perché da un lato i cittadini sono ancora oggi costretti a pagare al consorzio un tributo annuale, mediante cartella esattoriale, dall’altro lato l’ente in questione non solo continua a non fare nulla, dico assolutamente nulla, per giustificare il tributo escusso al cittadino, ma, addirittura:
    • impedisce allo stesso di esercitare i suoi sacrosanti diritti di rappresentanza, che dovrebbe poter esprimere mediante l’elezione degli organi di gestione;
    • opera da anni un’allegra e non trasparente gestione, con accumulo di personale e di costi, che puntualmente ricadono sulle bollette del cittadino.

    Cronistoria del Consorzio di bonifica dell’Agro Nocerino Sarnese.

    Per comprendere meglio di cosa stiamo parlando, vale la pena di fare un minimo di cronistoria.

    Il consorzio nasce nel 1952, dall’accorpamento di quattro consorzi similari che insistono su territori contigui, ed ha lo scopo di gestire e manutenere l’assetto idrogeologico del territorio di competenza.

    Territorio già risanato in epoca borbonica mediante importanti interventi di bonifica.

    All’atto della costituzione il territorio di competenza del consorzio  era di 45 mila ettari e comprendeva 36 comuni, alcuni interamente ed altri parzialmente.

    Nel 2003 fu portato a 62 mila ettari e 43 comuni Ricordo che la normativa di riferimento per la costituzione dei consorzi di bonifica, è costituita dal R. D.215 del 1933 in particolare dall’art. 54, che recita quanto segue:  “Possono costituirsi consorzi tra i proprietari degli immobili che traggono beneficio dalla bonifica.

    I consorzi provvedono all’esecuzione, manutenzione ed esercizio delle opere di bonifica o soltanto alla loro manutenzione.

    I consorzi possono altresì provvedere al riparto, alla riscossione e al versamento della quota di spesa a carico dei proprietari, quando le opere di bonifica siano state assunte da persona diversa dal consorzio dei proprietari” I consorziati sono quindi i proprietari che si costituiscono in associazione, eleggono democraticamente gli organi elettivi, con periodicità quinquennale esprimono una partecipazione diretta alla gestione e si assumono l’obbligo di contribuire alle spese occorrenti per garantire la salvaguardia del territorio.

    Nel nostro caso, però, il consorzio  ha le seguenti due specifiche caratteristiche:
    • Non nasce dall’esigenza di bonificare un territorio, ma ha solo il compito di mantenere la struttura idraulica preesistente, realizzata dalla bonifica agraria borbonica del 1800;
    • E’ anomalo nella gestione.

      Di fatto lo Stato prima, e la Regione Campania poi, hanno tollerato l’assoluta esclusione dalla gestione del consorzio dei proprietari, i quali per decenni hanno pagato una ”tassa del Sarno” a fronte di non si sa cosa, e da sempre sono stati spogliati del loro diritto di  partecipare alla gestione del consorzio.

    Infatti, relativamente a quest’ultimo punto, in attesa che fossero costituti gli organi elettivi, la gestione inizia con un commissario dotato di poteri ordinari e straordinari.

    Tale attesa “purtroppo” dura circa un ventennio.

    La prima elezione fu indetta nel 1966, ma fu anche rinviata perché l’elenco degli aventi diritto al voto presentava diverse contraddizioni.

    Da notizie raccolte, sembrerebbe che la prima elezione si sarebbe svolta a inizio anni settanta e una seconda sette/otto anni dopo.

    In questa seconda elezione fu confermata l’assemblea precedente.

    I cosiddetti consorziati non hanno mai saputo dove, come e quando siano avvenute dette elezioni.

    E’ interessante sapere che il corpo elettorale, che teoricamente avrebbe dovuto essere coinvolto nel voto, era costituito da oltre duecentomila proprietari  sparpagliati in 43 comuni, e  suddivisi in quattro caste:
    - i poveri;
    - i meno poveri;
    - i benestanti;
    - i ricchi.


    Gli appartenenti ad ogni casta avrebbero dovuto organizzare delle liste elettorali ed eleggere i propri rappresentanti all’assemblea consortile, rappresentanti che in totale sarebbero dovuti essere una ventina.

    Da questo farraginoso meccanismo scaturisce anche il perché è stato in passato, e, sempreché non cambino le regole del gioco, sarà anche in futuro, estremamente problematico ricorrere al meccanismo elettorale.

    E tu, a quale casta appartieni?.

    Il modo più semplice per saperlo è guardando la cartella di pagamento.

    Inoltre, tenuto conto che i ricchi sono pochi (un migliaio), sarebbe più semplice per loro organizzare una lista, mentre per gli altri, a causa del numero e della dispersione sul territorio, sarebbe un vero “casotto”! Torniamo alla storia!.

    Gli “eletti” durano in carica circa un ventennio.

    Poi il consorzio viene commissariato nel 1992.

    Pare gli sia stata contestata proprio la mancata partecipazione dei consorziati, perché non erano state più indette elezioni alle scadenze dei mandati.

    Quindi la regione si sostituisce nella gestione, con un commissariamento che dura fino ad oggi (ben diciassette anni).

    Nel 1997 il commissario vigente redige il piano di classifica della contribuenza (ripartizione delle spese tra gli associati), che è approvato senza alcuna opposizione.

    In effetti il piano sarebbe dovuto essere passato al vaglio della commissione regionale di controllo.

    Ma ciò non è mai avvenuto.

    Sicchè la Giunta Regionale, nel corpo della delibera, motiva la cosa come dipendente dal solo fatto che la commissione di controllo non si è mai riunita per lo specifico, e pertanto d’iniziativa dichiara esecutiva la delibera stessa.

    Questa delibera nasce quindi con un vizio procedurale di fondo, e, tra l’altro, non si preoccupa nemmeno di fornire alcuna informativa alla cittadinanza interessata, per consentirle di esercitare il diritto all’eventuale ricorso.

    Tranne che non si voglia considerare la pubblicazione sul BURC della regione Campania come sufficiente per informare il cittadino inconsapevole.

    Lo vedete voi un cittadino dell’agro Nocerino Sarnese, che la mattina, prendendo il caffè, sfoglia il BURC invece del giornale quotidiano? Non vorrei essere noiosa, ma la regione e il commissario chi avevano informato?.

    A qualcuno è mai arrivata a casa una comunicazione che lo informasse sull’attività del consorzio e sulla possibilità dei proprietari di intervenire?.

    Questo poi è il periodo in cui il consorzio comincia a diventare esoso, con una gestione che non apporta nessun miglioramento visibile sul territorio e una situazione debitoria notevole, come rileva la corte dei conti nel 2002, finché nel 2003 la regione Campania sembra che decida di mettere ordine in questa materia.

    A proposito di gestione e situazione debitoria, vale la pena di fermarsi un attimo per ricordare che subito dopo la costituzione, il consorzio si butta a capofitto nella progettazione di una “grande opera”: la centrale ortofrutticola di Nocera – Pagani.

    Qualcuno si chiederà: “che ‘cavolo’ centra con la sicurezza del territorio?”.

    Io non lo so! Bisognerebbe chiederlo a chi ha autorizzato i finanziamenti.

    Iniziata nel 1953 la struttura è costata circa 70miliardi delle vecchie lire nel corso di cinquanta anni.

    L’ ultimo finanziamento per il completamento, di cui siamo a conoscenza, è stato erogato dalla Regione Campania nel 2003, per la modica cifra di 149.000euro.

    Questa struttura, che nelle intenzioni iniziali avrebbe dovuto trainare lo sviluppo agricolo dell’agro sarnese, con l’obiettivo di riqualificare la zona e creare nuovi posti di lavoro, non ha mai funzionato un solo giorno.

    Poi nel 2005 una parte di essa è stata venduta per farne un’autorimessa e la restante è utilizzata per manifestazioni fieristiche.

    Per chi volesse verificare, è sita in via Atzori, Nocera Inferiore presso l’attuale sede consortile.

    Intanto il bacino idrografico del fiume Sarno è stato dichiarato area ad elevato rischio di crisi ambientale dal consiglio dei ministri con le delibere del 25 agosto 1992 e del 5 agosto 1994 Il 2003, l’anno della svolta (?)… Ad iniziare dal 2003 il Consiglio Regionale della Campania si è pronunciato varie volte in materia di Consorzi di bonifica, ad iniziare dalla legge n.

    4 del 25 febbraio 2003, per proseguire con vari emendamenti successivi, fino ad arrivare a quelli della finanziaria 2009.

    Ancora oggi è in corso di  approvazione un nuovo disegno di legge sul riordino dei consorzi di bonifica, presentato nel 2009 dall’On.

    Andrea Cozzolino.

    Tra le “grandi novità” introdotte da questa evoluzione normativa per il Consorzio di Bonifica dell’ Agro Nocerino Sarnese è che questo cambia per due volte sia il nome e sia la consistenza territoriale, mediante ulteriori accorpamenti di territori non omogenei.

    Infatti nel 2003 è stato chiamato “Comprensorio Sarno-Bacini del Sarno,Irno e Torrenti Vesuviani” ed è stato ampliato il perimetro ad altri 11 comuni.

    Così il territorio comprensoriale passa da  43.000ettari a 62.000 ettari.

    Poi, nel disegno di legge in corso di approvazione si dovrebbe chiamare “Nord Occidentale-Metropolitano-Sarno” e dovrebbe comprendere i bacini Regi Lagni, Lago Patria, Alveo Camaldoli, Bacini Flegrei e Volla, nonchè i bacini Sarno, Torrenti Vesuviani ed Irno.

    Il territorio comprensoriale con notevole ampliamento territoriale e relativi contribuenti.

    Pensate che nel 1951, l’allora Ministro dell’Agricoltura On.Antonio Segni manifestava i suoi dubbi sull’efficacia ed efficienza di un consorzio che aveva un perimetro troppo ampio e un territorio non omogeneo.

    Il consorzio invece fu poi istituito nel 1952!.

    Ma andiamo per gradi.

    La legge n.4 del 25/02/2003 prevede precisi adempienti per la normalizzazione della gestione del consorzio.

    Per effetto di questa legge, con il decreto del  presidente della giunta regionale n.440 del 13/09/2005 si sostituisce il vigente commissario, col nuovo commissario Gino Marotta, adducendo la motivazione: “per il tempo necessario al compimento delle procedure finalizzate alla convocazione dell’assemblea dei consorziati e fino all’insediamento dell’amministrazione eletta”.

    Tuttavia, ad oggi non è ancora successo nulla, a parte un intervento del commissario Marotta in una televisione privata, avvenuto qualche giorno addietro, nel quale si annunciano le elezioni consortili nel 2010.

    Intanto in detto periodo la giunta regionale ha approvato diversi atti con delibera commissariale del consorzio, quali i bilanci di previsione e i conti consuntivi, che seppure rivestono carattere di ordinarietà amministrativa, non sono affatto ordinari per contenuti ed obiettivi.

      Ad esempio, dal 2004 ad oggi i dipendenti del nostro consorzio sono passati da circa 90 agli attuali circa 170 (di cui 100 a tempo indeterminato, 70 stagionali ed un direttore amministrativo ad interim), tutti con assunzioni dirette, come da giusti poteri (?) del consorzio stesso.

    Il tutto con un deficit finanziario di “appena” 32 milioni di Euro.

    Inoltre, in evidente contrasto con la legge n.

    4 del 2003 e con la successiva delibera regionale 2936, sono stati resi esecutivi i ruoli per la riscossione della quota consortile dal 2002 al 2009.

    Riporto la motivazione solitamente addotta per i pagamento della quota: “… i consorzi di bonifica integrale sono previsti dalla legislatura nazionale e quindi intoccabili poiché con le loro attività garantiscono la sicurezza idraulica, determinando in questo modo un miglioramento complessivo della qualità della vita su di un territorio; quindi le migliori condizioni igienico-sanitarie e di sicurezza conseguite danno nuovi impulsi all’attività produttiva, e di conseguenza procurano un aumento di valore commerciale degli immobili posti all’interno del perimetro consortile.

    ”. Niente male come fantasia e capacità acrobatiche!.

    Nulla fanno!… però almeno, hanno fantasia, e, seppure amaramente, ci fanno però schiattare dalla risate!.

    La realtà vera del territorio relativo al bacino idrografico del fiume Sarno resta quella di elevato rischio ambientale già dichiarato nel 1992 e nel 1994.

    Inoltre la commissione d’inchiesta del Senato della Repubblica, presieduta dall’On.

    Carmine Cozzolino e conclusasi il 12 aprile 2006, sollecitava una maggiore attenzione e impegno delle autorità pubbliche per sottrarre i cittadini dalle pesante conseguenze di uno stato di degrado ambientale drammatico.

    Tutto ciò avviene in un contesto dove, da almeno quarant’anni, non si è fatto nulla di concreto per modificare la situazione, ma in compenso si fanno diagnosi, si progettano interventi, si erogano finanziamenti.

    Si ribadisce poi, che tutto ciò avviene in una realtà dove operano in sovrapposizione, ma senza la necessaria sinergia, i seguenti enti diversi: Genio Civile, Autorità di bacino, Provincie, Parco regionale bacino idrogeografico del fiume Sarno,  Arcadis (agenzia per la sicurezza del territorio), Commissariato straordinario per l’emergenza del Sarno (… e chi più ne ha, ne metta).

    Ma intanto cosa hanno fatto e cosa fanno i cittadini?… … Ovviamente si oppongono! Ma l’opposizione della gente alle assurde pretese del consorzio è tacciata  di inciviltà, è accusata di promuovere disastri ambientali e di mettere a rischio l’occupazione di 170 persone.

    “Solo la colpevole ignoranza della gente impedisce loro di capire il valore dell’attività prodotta dal consorzio!” (… ma c’è un’attività prodotta dal consorzio?… Chi l’ ha vista?…).

    I cittadini si oppongono a questo consorzio per i 56 anni di diritti violati relativamente alla mala gestione, ed alla sistematica prevaricazione contro l’autonomia e l’autogoverno.

    Infatti per la prima volta, nel 2008, impugnano davanti alla giunta regionale il nuovo piano di classifica (piano di ripartizione dei costi tra i consorziati) presentato dal consorzio.

    Stavolta il funzionario preposto è costretto a restituirlo col decreto dirigenziale n. 58 del 26/02/2008 e con la seguente motivazione: “… ai sensi dell’art.

    36 comma 5 della L.R. n. 4 del 25/02/2003 l’adeguamento al piano di classifica spetta agli organi elettivi e non al commissario straordinario”.

    Inoltre, nel corso del 2007, 12 amministrazioni locali del bacino del consorzio promuovono un referendum per esercitare il diritto dell’autodeterminazione e per liberarsi della bolletta consortile (mai balzello fu più inutile ed ingiustificato!).

    Attualmente l’iniziativa è bloccata al TAR della regione Campania, dove aspetta di essere discussa dalla sezione I civile, a seguito ricorso del commissario straordinario del consorzio.

    Da svariati anni sono molti i cittadini che ricorrono alla commissione tributaria provinciale contro la bolletta consortile, e circa nel 50% dei casi ne escono vincitori.

    Peccato che tali ricorsi sono “ad bollettam”, cioè possono solo essere relativi a singole bollette, e pertanto ogni anno bisognerebbe produrre il ricorso per quella specifica bolletta (… pensate voi!…).

    In effetti le difficoltà dei cittadini, che cercano attraverso le competenti istituzioni  di far rilevare le anomalie del consorzio e la le illegittimità delle sue richieste, sono elevate in termini economici e  tutte a suo danno, in un confronto impari con il consorzio, che invece gode di rilevanti franchigie.

    La percentuale alta dei ricorsi che non vanno a buon fine (circa il 50%) si può, probabilmente, spiegare nel seguente modo.

    Poiché il contenzioso è ritenuto dai più poco remunerativo, e quindi non conveniente (… si tratta del contenzioso su una bolletta di poche decine di euro …),  solo pochi professionisti, dotati di ammirevole senso civico, mettono  a disposizione le loro competenze per la collettività.

    Si rileva inoltre che, in genere, la commissione tributaria, per una sorta di convinzioni precostituite, tende spesso a registrare la doglianza del cittadino come sterile lamentela contro le bollette da pagare.

    Tornando al disegno di legge regionale in corso di approvazione del 2009, presentato dall’On.Andrea Cozzolino, si rileva che non basta sostituire una legge quando quella vigente è palesemente disattesa, ed è necessario una volta per tutte porre fine allo sconcio amministrativo, giuridico e politico qui denunciato.

    A tal fine un gruppo di Comuni, con capofila il Comune di Poggiomarino, ha elaborato un documento che richiede il ritiro del disegno di legge in discussione e l’attenta valutazione del disegno di legge promosso dall’On.

    Antonio Scala, nel quale si prevede che le competenze relative alla difesa del territorio, nella loro accezione più completa, tornino agli enti naturalmente adatti allo scopo, cioè gli enti pubblici locali competenti per il territorio stesso.

    In buona sostanza, i cittadini chiedono con forza che si faccia un atto di giustizia morale e amministrativa, con l’azzeramento del contenzioso che li penalizza, e con una verifica puntuale che faccia definitivamente chiarezza sull’attività del consorzio.

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