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  • 10/07/2006 Trent'anni fa la tragedia di Seveso (www.verdi.it)

    Ricerca personalizzata

    Nel ricordare il disastro, il ministro dell'Ambiente Pecoraro Scanio promette più controlli. Proposta di legge dell'Unione lombarda, tra i primi firmatari i Verdi

     

    “Trent’anni dopo Seveso abbiamo bisogno di più garanzie per la salute e la sicurezza di lavoratori e cittadini, e per l’ambiente”. Lo ha detto il ministro dell’Ambiente Alfonso Pecoraro Scanio in occasione dell’anniversario della tragedia. Il 10 luglio del 1976, infatti, dalla Icmesa di Seveso (Milano), fuoriuscì una nube tossica contenente, tra l’altro, diossina. Avvenimento che determinò la presa di coscienza, anche da parte dei sindacati, della sicurezza sul lavoro.

     

    “Seveso – ha ricordato Rino Ravanello, segretario nazionale dell’Associazione Ambiente Lavoro – ha rappresentato uno spartiacque, anche a livello europeo. Il Reach (il nuovo regolamento europeo per la valutazione dei preparati chimici, ndr), infatti, può rappresentare una straordinaria occasione anche di qualificata occupazione nei nuovi centri di controllo”. Il disastro di trent’anni fa evidenzia “la necessità – sottolinea Pecoraro Scanio – di realizzare piani di sicurezza di area, ossia delle zone dove insistono più impianti, e non semplicemente piani legati alle singole industrie. I piani di area ci permetterebbero di evitare l’effetto domino in caso di incidente”.

     

    In Italia oggi sono 1055 gli stabilimenti con le produzioni più pericolose, 467 dei quali a rischio di incidente più rilevante, ossia rientranti nell'articolo 8 del decreto legislativo 334 del 1999 che ha recepito in Italia la Direttiva Seveso II, la versione più aggiornata della normativa europea per quel che riguarda la prevenzione del rischio e la gestione delle emergenze.

     

    Dei 1055 impianti, ben 242 si trovano in Lombardia, la regione di gran lunga con la maggiore concentrazione di impianti, e 117 sono quelli a più alto rischio. I dati sono contenuti nell'Inventario nazionale delle attivita' industriali curato dal Ministero dell'Ambiente e resi noti in occasione del trentennale dell'incidente di Severo.

     

    Per quanto riguarda le tipologie di attività, nel nostro Paese - riferisce il ministero dell'Ambiente - spiccano gli stabilimenti chimici e petrolchimici (circa il 27%), seguiti dai depositi di gas liquefatti (24%) e dai depositi di olii minerali (17%).

     

    In Lombardia, gli stabilimenti chimici o petrolchimici a rischio rilevante sono quasi il 45% degli impianti soggetti al decreto 349. Infine sono 17 le raffinerie presenti nel territorio nazionale.

     

    “Ci siamo messi al lavoro – ha concluso Pecoraro Scanio – per innalzare i livelli di tutela. Abbiamo infatti chiesto l’inserimento nel disegno di legge comunitaria 2006 di un’apposita delega per l’aggiornamento normativo. In questo senso il ricordo di Seveso deve guidarci per impedire il ripetersi di tali incidenti e garantire più sicurezza ai cittadini”.

     

    Nel giorno del trentennale in Lombardia da segnalare la proposta di legge parlamentare, di iniziativa regionale, primi firmatari il capogruppo dei Verdi in Consiglio regionale Carlo Monguzzi e il consigliere regionale dei Ds Giuseppe Civati, per privilegiare sensibilmente i comuni che ospitano sul proprio territorio impianti a rischio nell’ottenimento dei finanziamenti pubblici per lo sviluppo sostenibile. La proposta al momento è stata sottoscritta da tutti i gruppi dell’Unione in Lombardia.

     

    Sempre affinché Seveso serva da monito, nella cittadina brianzola nascerà una nuova sede per il Centro studi e documentazione della Fondazione Lombardia per l’Ambiente, che ne ha affidato la realizzazione a un gruppo coordinato dall'architetto Giuseppe Marinon. La struttura, un vero e proprio luogo della memoria per ricordare il dramma di Seveso, sarà pronta nel luglio 2008.

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